Fabrizio Corona: da spaccamondo alla cruda realta’ del carcere!

di Emanuele Cavallo

Accese discussioni pro e contro e polemiche, anche  nei luoghi più comuni.

Ricordiamo tutti le interviste televisive attraverso le quali Fabrizio Corona ha dato un’immagine di se imperniata sulla libertà di fare, strafare, sulla strafottenza, sulla spavalderia, sul disprezzo delle istituzioni tutte, oltraggiando anche magistrati in udienza come riportato dai media nazionali. 
Atteggiamenti, questi, che possono essere sintetizzati  utilizzando l’aggettivo “spocchioso”. 
La personalità era notoriamente sostenuta dall’impero economico che aveva abilmente costruito mettendo su una delle più importanti agenzie fotografiche. Le istituzioni gli toglievano la patente e lui andava in giro con la Ferrari, simbolo di opulenza. Ma soprattutto era la palese convinzione che nulla poteva contro di lui, che nulla gli faceva paura, a cominciare l’opinione pubblica.
Ma così non è stato, anche lui è arrivato al capolinea e quando si è reso conto che stava diventando comune mortale e che lo aspettava una parentesi della propria vita poco felice, ha tentato anche la fuga, durata poco tempo, piegandosi alle  istituzioni e alla giustizia  che in maniera repentina lo hanno condotto nella realtà terrena.
E una volta rinchiuso, seppur nell’immaginario collettivo in Italia la detenzione somigli più ad una vacanza, Fabrizio Corona ha conosciuto la cruda realtà del carcere, una vita che si svolge in piccole stanze con altri detenuti con cui deve dividere ogni  minuto della giornata, i servizi e anche l’aria che respira. 
Lui, sì proprio lui, abituato agli agi e ad avere tutto quello che voleva. Di sicuro questa nuova situazione lo avrà costretto a portare indietro la pellicola della propria vita e a profonde riflessioni.
Ma è questo lo scopo della pena nell’ordinamento giuridico italiano, quello di portare ad un cambiamento della personalità del reo. La pena come funzione rieducativa e l’ordinamento giudiziario di conseguenza è improntato su questo principio di portata costituzionale.
Ma che cosa succede da un po’ di tempo  questa parte? Succede che alle stesse istituzioni a cui si rivolgeva con poco rispetto, viene ora chiesta clemenza nei confronti di questo ragazzo che dicono versi in cattive condizioni di salute, e a schierarsi sono personalità del mondo  dello spettacolo ma soprattutto la madre, che sta frequentando diverse trasmissioni di intrattenimento che le hanno dato un ampio spazio,  tentando di amplificare la questione con lo scopo di coinvolgere l’opinione pubblica, gli intellettuali, i politici, nella richiesta corale della grazia per il proprio figlio, detenuto per vari reati.
L’accorato appello, di cui se ne discute in ogni luogo dando vita a contrapposizioni tra i pro e i contro, si fonda più sul sentimento di madre che su elementi oggettivi , anche se a favore del noto personaggio gioca l’esemplarità della pena, considerato che la giurisdizione italiana consente ai giudici di infliggere pene poco superiori per reati contro la persona molto più gravi, quali, ad esempio, l’omicidio volontario.
La cosa che fa più di ogni altra riflettere sulla questione è la presunzione, sicuramente in buona fede visto che è la madre a parlare, di licenziare tutta una serie di comportamenti posti in essere da Corona come azioni commesse senza la consapevolezza che le stesse fossero degli illeciti penali, giustificandoli come “regolare prassi professionale” e come atti di favore nei confronti dei personaggi pubblici malcapitati.
Qual è il favore? Io anziché dare le foto alle riviste specializzate e metterti nei casini con la tua famiglia e con il mondo intero te li vendo a te e non passi i guai! Questa azione è stata più volte  commessa senza capirne la gravità? Ignoranza della legge? Una cosa è darle, in qualità di agenzia, alla rivista  che non svelerà mai il nome del paparazzo e al  massimo il direttore si becca una querela dall’interessato per interferenza nella vita privata, un’altra è la situazione se si chiede in maniera diretta un compenso in cambio del proprio silenzio. Ed è proprio questo aspetto che non viene tenuto in considerazione dalla madre e dallo stesso Fabrizio, cioè il fatto che la figura professionale del paparazzo o l’agente non può trattare con queste modalità con la persona fotografata.
Non c’è nessuna differenza tra questa ipotesi e quella in cui si estorce denaro ad una persona qualsiasi  per ottenere il proprio silenzio su situazioni che procurerebbero un danno alla  vittima del ricatto.
Corona è stato condannato a più anni di carcere per la sommatoria di pene inflittegli per più reati, ma la battaglia della madre è finalizzata ad ottenere la grazia solo per la condanna afferente il reato di estorsione aggravata, in quanto questa è di ostacolo alla concessione di misure alternative alla detenzione in carcere, quali la detenzione domiciliare o in istituti riabilitativi. Come si diceva sopra, la Grazia dovrebbe essere concessa, per dirla con qualche giornalista di fama, per riparare quello che sarebbe un eccesso della pena inflittagli rispetto ad altri analoghi casi e rispetto alle modalità con cui è  stato commesso il reato di estorsione (è andato a chiedere i soldi in cambio del servizio fotografico accompagnato dall’autista che, secondo i sostenitori della grazia, non può essere considerato uno spalleggiatore e quindi mancherebbero gli atteggiamenti intimidatori nei confronti della vittima). Non ci sarebbe stata, in definitiva,  la consapevolezza e la volontà di commettere un reato così grave e per una somma (ingiusto vantaggio) ritenuta di scarsa entità e non in linea con i prezzi di mercato del servizio.
Ma la questione non può essere trattata in questo modo! Il reato di rapina, per esempio, si configura a prescindere dal valore del bene che viene sottratto, un euro vale quanto un milione di euro: è il comportamento che viene preso in considerazione. Così è per l’estorsione: o si configura o non si configura a prescindere dell’importanza del vantaggio perseguito.
Attenzione, Fabrizio Corona per la legge è un recidivo perché ha commesso diversi reati anche se meno gravi dell’estorsione.
Troppa leggerezza!
 

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