di Vilnius Nastavnic
E’ venuta l’ora di mostrare carattere e accontentare quelli che volevano il cambiamento.
Per alcuni sarà un segnale poco significativo, ma per chi conosce le lordure di un settore dove imprenditori, anche improvvisati, sono vissuti nel totale abusivismo con l’innegabile connivenza di politici che hanno stoppato ogni iniziativa tendente a riportare la legalità, è l’alba di un nuovo giorno.
Il provvedimento di coprire con fogli bianchi gli spazi pubblicitari di impianti che, secondo gli accertamenti degli uffici preposti, risulterebbero privi delle necessarie autorizzazioni, costituisce la mossa che distingue quest’amministrazione da tutte le precedenti che si sono limitate a proclami, buoni propositi e qualche fotografia di prammatica.
Ma non basta, occorre fare qualcosa di ‘grillino’, di rivoluzionario, non necessariamente scontentando gli avversari politici, anzi.
Federico Piccitto e i suoi assessori hanno l’opportunità di imboccare la strada del cambiamento, auspicata dal 70% dei votanti al ballottaggio, e sono opportunità ‘ghiotte’ che non può lasciarsi sfuggire chi vuole fare politica in una certa maniera.
Ci sono, sul tappeto, due faccende scottanti, difficili da gestire, che, inevitabilmente, sono o saranno presto al centro dell’attenzione.
L’ex Cinema Marino e il parcheggio di Piazza del Popolo possono diventare il sacrario o l’altare della Giunta Piccitto, e, di conseguenza, del Movimento 5 Stelle sul territorio.
Quello che alcuni vorrebbero diventasse il Teatro della Concordia è oggetto di una lunga controversia d’opinioni: la giunta ritiene dispendioso il progetto esistente per un teatro che presenterebbe, comunque grossi limiti e parecchie criticità, una fetta della società civile considera ineludibile la realizzazione del progetto di recupero e riuso per conservare la memoria dell’antico teatro della città e per rivitalizzare, con una qualificata presenza il centro storico superiore.
Da un lato un’amministrazione ferma sulle proprie convinzioni, ma che non ha saputo far intravedere quali possano essere le alternative per uno spazio, comunque acquisito al patrimonio comunale, che attende un’inevitabile opera di ripristino.
Dall’altro un comitato d’intellettuali e semplici cittadini che spingono per la realizzazione del progetto già definitivo.
In mezzo un bailamme di numeri e cifre di fondi accantonati, o che così dovrebbero essere, di finanziamenti ministeriali, di parcelle da pagare, e di necessarie integrazioni.
L’occasione ghiotta sarebbe quella di mettere in chiaro cifre e numeri, dare contezza dei fondi disponibili e di quelli da reperire, rendere consapevoli i cittadini delle spese che si vanno ad affrontare e dei benefici che se ne ricavano, per poi indire uno dei tanto celebrati referendum popolari, una consultazione dei cittadini per capire chi vuole il Teatro della Concordia, chi vuole un semplice cinema, chi, invece, propende per il progetto che avrebbe in mente l’amministrazione e di cui l’Assessore alla Cultura e allo Spettacolo Stefania Campo ha fatto intravedere qualche ipotesi in una recente conferenza stampa.
Con buona pace di tutti, o si dà credito alla posizione dell’amministrazione o si procede con il progetto esistente, secondo la volontà della maggioranza dei cittadini: in entrambi i casi Piccitto ne esce vincitore, o per aver visto trionfare la posizione sin qui difesa o per aver ossequiato la volontà popolare.
Anche per i parcheggi emerge una situazione assai critica che vede la società costruttrice del parcheggio di Piazza Poste protagonista di una levata di scudi per la mancata consegna in gestione del parcheggio di Piazza del Popolo, nel quadro degli accordi di compensazione per il credito vantato per la costruzione del parcheggio di Piazza Poste. Una situazione complicata che vede la Società catanese impegnata in una richiesta risarcitoria, per i mancati adempimenti del Comune, non condivisa dall’amministrazione Piccitto che la ritiene esosa e pretestuosa.
Un braccio di ferro, a base di proposte transattive, che va avanti ormai da un anno e che blocca l’apertura, ancorché parziale, del nuovo parcheggio.
Da indiscrezioni sembra che l’amministrazione abbia anche valutato l’ipotesi di andare a contenzioso, giudicando eccessive le richieste e le pretese della società che basa i suoi diritti su un piano economico finanziario inattaccabile ma che avrebbe esagerato nelle richieste risarcitorie e compensative sintetizzate nel documento ‘’Ipotesi di nuove condizioni gestionali per il riequilibrio della concessione’’.
Ci si muove fra lo stuolo dei legali e dei consulenti catanesi, di cui fa impressione già la sola carta intestata, e le semplici missive dell’avvocatura comunale che tentano di indorare la pillola d’improbabili proposte transattive.
Anche in questo caso, l’amministrazione Piccitto si ritrova nella rete di questioni non definite, ereditate da passate gestioni e che si complicano inaspettatamente.
Cosa fare? Mandare a casa lo straniero, rifondendolo di ogni danno economico sofferto, o subire lo strapotere di un’imprenditoria catanese d’élite che si trastulla con i parcheggi di una piccola città di provincia?
Anche in questo caso sarebbe opportuno mettere le carte in tavola, rendere edotta la città del peso economico a cui deve sottostare per gli accordi preesistenti e per quelli che si andranno a sottoscrivere per eventuali risarcimenti e consultare i cittadini per quale soluzione definitiva optare.
Una soluzione partecipata, condivisa, fra l’altro in linea con quanto promesso in campagna elettorale.
