Capita, talvolta, che qualcuno ti scriva per perché non ha condiviso qualche articolo e qualche riferimento sulla sua persona, capita che qualcuno non ha gradito di essere stato citato. Non mi è mai capitato che qualcuno voglia rilevare di non essere stato citato, a meno che non si tratti di un elenco degli eletti al consiglio comunale, cosa che costituirebbe solo una mera dimenticanza.
E si deve osservare che, in questa fase post-elettorale, ho ricevuto non uno ma due rilievi, estremamente garbati, entrambi di giovani, il che mi ha colpito perché conferma come ci sia una attenzione nuova dei giovani verso la politica e come, forse, la politica non assegna particolare peso alle istanze di partecipazione dei giovani alla politica.
Il primo a recriminare sulla mancata citazione, in uno dei miei articoli riguardante i risultati elettorali, è stato Simone Di Quattro, responsabile di Gioventù Nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia, e Presidente della Consulta Giovanile comunale di Ragusa, che mi ha voluto sottolineare come fosse stato il secondo e il primo dei non eletti nella lista di Fratelli d’Italia che ha ottenuto solo un consigliere, senza che io lo avessi citato.
Molto semplicemente, ho risposto che l’articolo era riferito solo ai perdenti, se non fosse per qualcuno a cui porto rispetto, li avrei definiti trombati invece di non eletti.
Fra i non eletti ci sono stati personaggi autori di post epici, di cambi di casacca epocali, che non sono serviti a nulla, di ingenui che non hanno capito che vento tirava, in tutte le squadre.
Diquattro non è stato citato perché arrivare secondo, dopo il dr. Bitetti, in uno scenario disastroso per il partito, lo pone come vincitore, non come trombato, inevitabilmente un protagonista di quello che dovrà essere il necessario cambio, anche generazionale, ai vertici della maggiore forza politica del momento.
L’atro rilievo non viene direttamente dal personaggio che non avrei considerato, che, peraltro, non ho il piacere di conoscere, ma da alcuni suoi sostenitori, un gruppo di giovani secondo i quali sarei stato assai poco “libero” per non aver citato, fra i papabili assessori, come pure come possibile Presidente del Consiglio, il dr Federico Bennardo, terzo degli eletti nella lista di Peppe Cassì Sindaco e in assoluto fra tutti gli eletti al Consiglio comunale, con il considerevole bottino di 655 voti.
Ho chiarito subito, al garbato rilievo, come anche lo spirito delle considerazioni sulle manovre per la nomina degli assessori e la scelta di maggioranza per l’indicazione del Presidente del Consiglio, fosse stato mal interpretato: tutti i citati facevano parte di un crogiolo di gente diversissima, di presunti prescelti per volontà divina, per appartenenze politiche e per relative ‘protezioni’ , per scelte obbligate per far posto a qualcuno dei non eletti, per soddisfare ambizioni non celate.
In pratica, i citati non erano espressione delle scelte indipendenti e basate esclusivamente sulla meritocrazia, sulle qualità giuste per amministrare la città, ma frutto di diversi compromessi politici, del tutto legittimi, con i quali Cassì ha avuto sempre abbastanza dimestichezza, come dimostrato nell’ultima parte della precedente esperienza amministrativa e come dovrà imparare, ancora meglio, nella sua nuova avventura.
Del resto, si è notato che, nella prima fase, le indicazioni assessoriali non sono state presentate sulla base dei curriculum di ognuno dei prescelti, ma solo sulla base delle indicazioni dei movimenti e delle liste civiche, dove i rispettivi leader si sono autoindicati, eccezion fatta per la rappresentante della lista Cassì.
Ora viene il bello, reso ancor più bello dalle notizie trapelate, ieri, in prima battuta.
Scontata sarebbe la scelta di Giuffrida, altrettanto scontata per continuità di azione quella qualificata di Simone Digrandi, senza spiegazioni le altre indicazioni, perché Presidente e non assessore Ilardo? perché D’Asta assessore? perché l’indicazione della settima degli eletti che ha preceduto due giovani, più votati? Quali sono i motivi di questa scelta?
E su queste scelte si incentrano le valutazioni negative, di poca ‘libertà’ anche nei confronti di questo giornale, perché sarebbe stato poco considerato, da noi taciuto, il successo dei un giovane, con 655 voti, terzo degli eletti di tutto il civico consesso, successo non personale ma che andrebbe considerato come il risultato del sostegno di un gruppo, nutrito, di giovani, moltissimi dei quali rientrati, apposta, con non poche difficoltà e relativo peso economico, per votare e sostenere il progetto.
In pratica, questi giovani, senza dubbio ancora molto ingenui per la politica, e per i suoi metodi che Cassì aborre ma utilizza, vedono nel proprio candidato, dopo il risultato di 655 voti, un prescelto naturale.
Ma non è così, i numeri si considerano quando conviene, se non conviene hanno poco peso.
Al centro del programma di questo consigliere, e del suo gruppo che lo ha sostenuto, i giovani, diritto a rientrare o rimanere, ‘Voto dove vivo’ tra i temi a cuore, quest’ultima l’iniziativa che Federico Bennardo portò a Ragusa illustrare i disegni di legge che erano stati presentati a Palermo e a Roma per favorire il voto dei residenti fuori Ragusa, per studio o lavoro.
Federico Bennardo, in effetti, risulta il primo degli eletti non proveniente da precedenti cariche all’interno della passata amministrazione.
Un curriculum di sommo rispetto, medico, ginecologo che si occupa anche di management dell’azienda sanitaria, con esperienza di assistente parlamentare, che si è fatto paladino delle aspettative di giovani, soprattutto di quelli che vogliono una città anche a misura di giovani che nella loro città vogliono vivere e studiare.
L’obiettivo di creare opportunità lavorative è quello primario, più in generale quello di cambiare volto alla politica che, fino ad ora, è stata incapace di dare spazio ai giovani e di risolvere le loro esigenze.
Un consigliere di maggioranza che parla, cosa, finora, quasi mai avvenuta, che ha grandi progetti, non sogni, avendone contezza, come quello di riportare a Ragusa la Facoltà di Medicina.
Questi giovani hanno fatto della vittoria del loro progetto l’emblema del disagio imperante fra i giovani e si attenderebbero risposte puntuali che, forse, tarderanno ad arrivare.
C’è, comunque, un altro segnale forte, dopo quello dato dai giovani alla Camera di Commercio, per non essere stati coinvolti nella stesura del Piano Regolatore, considerata la positiva esperienza di Simone Digrandi alle politiche giovanili, forse non sarebbe male integrare con ulteriori valide risorse una formazione giovane su cui puntare per il futuro della città.
