di redazione
Luci ed ombre, al mare e in città
Ferragosto 2015 va in archivio e, rifacendosi all’antica tradizione ragusana, può dirsi conclusa la stagione estiva per la città di Ragusa e la sua frazione marinara.
Nel corso di questa settimana, quasi tutti torneranno al lavoro, ci si prepara per i solenni festeggiamenti in onore del Santo Patrono, complice l’inizio dell’anno scolastico resteranno pochi scampoli d’estate.
A Marina di Ragusa la stagione è andata avanti senza infamia e senza lode, i servizi essenziali sono stati assicurati, poche, quasi inesistenti, le lamentele e le critiche nei confronti dell’amministrazione, salvo quelle di routine, strumentali e, spesso, prive di contenuti, di talune opposizioni che non sono riuscite ad andare in ferie.
La novità del 2015 è stata la pista ciclabile, sperimentata sul tratto Punta di Mola – Scalo Trapanese, fortemente voluta dai Cinque Stelle e dall’assessore Corallo in particolare, che ha trascinato, dietro di sé, le lamentele di residenti e dell’esiguo numero di commercianti della zona, irrisorie di fronte al consenso diffuso per una iniziativa che, in ogni caso, ha contribuito al benessere ambientale per la forte riduzione di traffico e di inquinamento acustico e ambientale.
Per il resto poche novità, le docce regalate dai cinque stelle con la riduzione delle indennità e la Rotonda resuscitata dalla magica serata della notte di San Lorenzo.
A mare, più luci che ombre, con la notte di Ferragosto che ha visto l’invasione delle spiagge, pur sempre indomabile e incontrollabile, ma contenuta rispetto ad altri siti della costa stuprati e vandalizzati all’eccesso.
Ombre determinate solo dal dilagare di ubriachi nelle ore serali che arrivano, addirittura, a insolentire le Forze dell’Ordine in servizio, mentre proliferano le risse come quella che nella notte di Ferragosto ha animato la spiaggia di un noto chalet.
In città solo ombre, week-end di ferragosto animato esclusivamente da una lite fra pregiudicati, sfociata in un tentato omicidio, per il resto assoluto silenzio con la quasi totalità degli esercizi pubblici chiusi: meritano di essere citati il Bar Sicilia e, fuori dal centro, il bar Gelatilandia, in via Archimede, il Barbecue, in via Fanfulla da Lodi, e il bar Savini sulla strada per Marina, per aver costituito le uniche oasi per i ragusani e i turisti desiderosi di una consumazione decente.
Ma Ragusa era simbolicamente caratterizzata dalla chiusura dell’ufficio turistico di piazza San Giovanni che ha avuto l’accortezza, forse per esigenze di bilancio, di tenere spente, a sera, anche le vetrine, dove è esposto materiale turistico informativo, per uniformarle alla desolante animazione della piazza.
Ma, a pensarci bene, a Ragusa, ci sono più luci che ombre, forse è meglio non lamentarsi eccessivamente, altri sono nella merda, materiale e figurata. Non ci saranno le Chiese e i Musei aperti fino a tarda ora, i negozi abbassano solerti le saracinesche per giorni interi, ma non scoppiano le condutture delle fogne, i depuratori non sono sotto sequestro, né il Comune è sciolto per mafia.
Del resto, occorre rendersi conto che Ragusa vive di una luce del tutto particolare: prendiamo, per esempio, i centri commerciali. Sì frequentati, ma con giudizio, nel giorno post Ferragosto, se non sono chiusi.
Nei centri commerciali di Ragusa punti di ristorazione numericamente e qualitativamente limitati, anche perché, solitamente poco frequentati, molti negozi in attesa di aperture annunciate ma sempre rimandate, supermercati che, invece di allargarsi, si rimpiccioliscono e, talora, cambiano spesso gestione, solo una decina di negozi a fare da traino.
Vai nella vicina Siracusa, e nemmeno in città, a Città Giardino, al centro commerciale Auchan, e vedi che è stracolmo di gente, con i carrelli pieni e mariti claudicanti per il peso dei sacchetti affidati loro dalle mogli, con i punti ristoro – almeno 4 bar, un self service, una gelateria Algida e McDonald’s – dove si deve fare la fila anche per un caffè o una bottiglietta di minerale.
Ti rendi conto, allora, che non hanno tutti i torti a chiudere l’ufficio turistico, i bar, i negozi, le chiese e i musei.
C’è qualcosa che non riusciamo a comprendere noi stessi ragusani, come non trovare rustici o focacce nelle ore serali o essere respinti al ristorante, alle ore 11 della sera, a Ragusa Ibla, perché la cucina è già chiusa.
Città non è solo essere capoluogo come turismo non è solo UNESCO o riserve naturali.
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