L’incapacità del governo nazionale, forse anche scientificamente voluta, ha portato ad una opinabile rimodulazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, come è noto, è finanziato dall’Unione Europea con 68,9 miliardi a fondo perduto e 122,6 miliardi di euro di prestiti che devono essere restituiti all’Unione Europea con gli “interessi”.
A questo si aggiungono altri 13 miliardi del React Eu e il Fondo complementare di 30,62 miliardi con fondi del bilancio nazionale. In totale 235,12 miliardi di euro per realizzare 63 riforme.
Questo mastodontico apparato di finanziamento, nato sulle macerie del covid, sembra essersi arenato, per questioni non del tutto chiare.
Si tratta di una problematica nazionale che troverà, comunque le sue soluzioni, con riflessi diretti sulle periferie destinatarie dei fondi, per le quali le soluzioni non sono tanto sicure.
Ma veniamo ai fatti: il Governo decide di riprogrammare parte dei finanziamenti del piano nazionale di ripresa e resilienza.
Come dall’inizio della storia mancano chiarezza e trasparenza: nessuno ha mai capito quali sono state le proposte per accedere ai finanziamenti, quali i progetti, chi li doveva verificare e approvare, quali quelli approvati, non c’è mai stato un elenco preciso di proposte e di progetti ammessi a finanziamento.
Parimenti, ora che, forse, il giocattolo si è rotto, non c’è chiarezza: non si comprende quali sarebbero i progetti e le proposte eliminate nella riprogrammazione che, comunque, dovrebbe passare al vaglio della commissione europea.
Assodato che diversi progetti sono in discussione, si vorrebbe capire la sorte di quelli i cui lavori sono stati già aggiudicati e, in qualche caso, avviati: cosa accadrà? Si bloccheranno? andranno avanti? sono desinati ad attendere altre fonti di finanziamento, come annunciato dal Governo?
Le certezze che ci sono state propinate, fino all’ultima campagna elettorale, non si contano, quasi tutte oggetto di comunicati dell’Ufficio Stampa del Comune, quindi tutti dotati della massima affidabilità, o così si pensava.
Alla fine dello scorso mese di marzo era il Gruppo Peppe Cassì Sindaco a fare il punto sulle opere in città che sono o saranno finanziate con i fondi del PNRR
Nel vantare le capacità di Palazzo dell’Aquila di gestire la partecipazione ai bandi, si sottolineava come a 46 milioni di euro arrivassero finanziamenti intercettati dal Comune per 23 differenti progetti di opere pubbliche, tutti già avviati rispettando gli iter e le stringenti scadenze imposte dall’Europa.
Secondo quanto asserito, le opportunità del Pnrr si stavano già trasformando in nuovi asili e scuole, in mense scolastiche, in strutture sportive indoor, in complessi sportivi e monumentali riqualificati, per fare della Vallata un parco Urbano e del Foro Boario un autentico polo per ogni genere di eventi.
Nel dettaglio, c’era la mappa degli interventi con i relativi importi, mappa che sarebbe opportuno fosse dal sindaco confermata o ridimensionata.
Ma non solo questo: di uno sprazzo di trasparenza parlava una nota dello scorso 7 luglio, con la quale il sindaco annunciava che una sezione del sito istituzionale del Comune sarebbe stata dedicata alle opportunità fornite dal PNRR, con la possibilità di seguire l’andamento dei lavori.
Cassì affermava: “la città ha colto tutte le occasioni di finanziamento possibili e oggi sta cambiando con interventi strutturali di grande rilievo”. “Ragusa ha intercettato oltre 46 milioni di euro di finanziamenti rispettando gli iter e le stringenti scadenze imposte dall’Europa: neanche un euro verrà perso o dovrà essere restituito”.
Gli faceva eco l’assessore Giuffrida che confermava come i finanziamenti si stessero trasformando in nuovi asili e scuole, in mense scolastiche, in strutture sportive indoor, in complessi sportivi e monumentali. Come prima specificato.
Oggi, il primo cittadino lancia l’allarme: con un linguaggio burocratico che non aiuta a capire, scrive che gli “Interventi per la resilienza, la valorizzazione del territorio e l’efficienza energetica dei Comuni” (6 miliardi), “Investimenti in progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale” (3,3 miliardi) e i “Piani urbani integrati” (2,5 miliardi) saranno rimodulati togliendo le relative risorse del Pnrr già assegnate ai Comuni, che hanno progetti avviati e opere in corso.”
Scrive anche che ci sarebbe l’impegno del Governo di recuperare tutte le somme da altre fonti di finanziamento, ma non ci sono provvedimenti conseguenziali, si pensa che saranno utilizzati i fondi di coesione, già destinati agli enti locali, facendo mancare ai comuni, comunque, risorse di cui sarebbero stati destinatari
La rimodulazione del Pnrr presentata in cabina di regia dal Governo italiano investe infatti 144 dei 349 obiettivi che scandiscono il programma fino al 2026: non è roba da poco.
Per le opere che riguardano Ragusa, secondo quanto scrive il sindaco Cassì, la revisione riguarda gli interventi alla Vallata Santa Domenica, al Foro Boario, a Villa Moltisanti. Quelli da 7 milioni di euro cadauno.
Non spiega cosa accadrà per i lavori già aggiudicati per la vallata Santa Domenica, sempre come riferito da comunicato stampa del Comune. Si potrebbe presumere che per le opere di edilizia scolastica e per le altre non citate dal sindaco non ci dovrebbero essere problemi, come non ci dovrebbero essere problemi per le opere in campo sanitario.
Alleghiamo, comunque l’elenco completo delle opere che era stato diramato.
La nota del sindaco Cassì è finalizzata a sollecitare tutte le forze politiche, la classe politica locale e l’intera comunità, a riservare grande attenzione, a prescindere da ideologie e partiti.
La sollecitazione appare surreale alla luce dell’atteggiamento che, sempre, Cassì ha avuto nei confronti delle forze politiche e della classe politica locali, i famosi gusci vuoti ai quali chiede ora condivisione nella protesta contro eventuali tagli.
Una richiesta strana, per usare un eufemismo, alla luce anche della totale indifferenza del dibattito politico locale sulla materia, citato specificatamente da Cassì.
Cosa spera di ottenere Cassì dalle forze politiche della città che, con l’ultima sconfitta elettorale, hanno acclarato la loro inadeguatezza e la totale mancanza di capacità politiche?
In città, e in consiglio comunale, si pensa alla scerbatura, alle buche sulle strade, a impossibili richieste per le contrade e le periferie, le vere grandi problematiche non sono state mai affrontate, come non sono mai state affrontate in campagna elettorale gestita con strategie farneticanti.
Basti pensare che Cassì ha incentrato la sua campagna sul grosso volume di opera finanziate, corpo del programma elettorale che ora verrebbe a mancare, senza che nessuno sollevasse rilievi ed eccezioni di nessun tipo.
Surreale appare l’appello di Cassì alle altre forze politiche, ma, subito, dal partito in fondo creato da un comico, viene fuori il primo riscontro: il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Firrincieli, non nuovo a esternazioni di disponibilità alla collaborazione, a nome della sua forza politica, si mette a disposizione per mantenere in vita i canali di finanziamento, ad attivare tutti i canali possibili e immaginabili affinché non un solo centesimo, tra quelli assegnati alla nostra città, vada perduto.
Con quale peso politico il movimento di Firrincilei potrebbe incidere sulle scelte del governo nazionale, non è dato sapere, né lo stesso lo spiega.
Naturalmente non mancano le amenità, nella nota di disponibilità di Firrincieli, la richiesta dell’immancabile tavolo di confronto, irrinunciabile passerella, oltre alla proposta di una azione legale da intentare allo Stato italiano e, in particolare al governo di centro destra.
Ma, né il sindaco, né Firrincieli, si rivolgono direttamente agli esponenti politici di centro destra, locali, regionali e nazionali, affrontando in maniera decisa la questione e mettendo in risalto l’immobilismo della classe politica locale di maggioranza. Come dire, ‘vogliamoci sempre bene’.
