Inopportuna e intempestiva uscita dell’ex coordinatore regionale di Forza Italia, il catanese Gibiino, che, a poche ore dal tracollo nazionale di Forza Italia, nonostante il più che decente risultato siciliano, pensa bene di rilasciare una intervista ad una televisione locale ragusana, sulla situazione del partito nella regione.
Senza ricorrere a giri di parole, è un incomprensibile e assurdo attacco frontale al Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè, che è anche il coordinatore regione di Forza Italia, diretta e unica emanazione di Berlusconi in Sicilia.
Che l’attacco provenga dal predecessore può sembrare naturale, ma Gibiino, notabile catanese, autorevole professionista, è l’ultima persona dalla quale si poteva aspettare un simile atteggiamento, assolutamente non in linea con il suo consueto signorile aplomb.
Sono volati gli stracci, soprattutto quando si è cercato di riportare a galla questioni di fatto superate, chiuse, dimenticate, quali i contrasti politico-elettorali del passato, fra Miccichè e l’attuale Presidente della Regione, Musumeci.
Ma, al di là dei contenuti, che non vogliamo nemmeno sfiorare, colpisce l’intervento intempestivo in una fase politica delicata della vita politica siciliana e nazionale, che denota solo disinteresse per la politica con la P maiuscola e voglia di curare interessi politici di bassa caratura.
Gibiino, coadiuvato da una giornalista troppo appiattita sulle sue posizioni, ha ammesso che il risultato delle politiche ha offerto uno scenario imprevedibile soprattutto nelle proporzioni, ma ha trovato il modo di sottolineare come un dato assodato e da tutti condiviso, come quello del 61 a 0 ascrivibile a Miccichè, sia in effetti merito delle segreterie del partito.
Lì si è capito che tutta l’intervista era mirata ad un solo scopo, togliersi qualche sassolino dalla scarpa, rivalersi sull’avversario interno, considerato, forse, la causa della sua marginalità nel partito.
Dopo vaghe considerazioni sulla legge elettorale e sulle possibili alleanze per formare un governo, l’intervistato ha sciorinato una serie di panni sporchi del partito, sulle candidature di Catania, sulla mancanza di rappresentanza della città in parlamento, sulle strategie che vorrebbero una decrescita felice del partito volutamente allontanato dai territori, tutte cause che avrebbero determinato gli esiti delle votazioni.
Un disconoscimento di un fenomeno, quello del trionfo dei grillini che, oltre ad essere per nulla prevedibile ha una connotazione nazionale tale da non poter essere ascritta alle deficienze del partito in Sicilia.
Casomai, Gibiino avrebbe dovuto avere il coraggio di contestare la politica, le scelte e le strategie di Berlusconi, direttamente, e in maniera riservata, a casa del Cavaliere, ove ammesso.
Evidentemente, però, non è di tutti la capacità di mostrare gli attributi, come, ci pare, abbia fatto in passato, Miccichè appunto con Berlusconi.
Quanto mai inopportune le considerazioni nell’attuale fase politica, un inutile diluvio di critiche, peraltro con poco rispetto istituzionale, per il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, che, si scopre per bocca di Gibiino, non lavora bene, è lontano dai territori, manifesta incapacità nella gestione del partito e nell’organizzazione nelle province, assente sui grandi temi, crisi, turismo, cultura, infrastrutture, Europa.
Mancherebbe la linea politica e organizzativa, o Miccichè non ci saprebbe fare o ha delegato persone inadeguate.
Tirate fuori le questioni di candidature del passato, per arrivare a quelle recenti, Gibiino pervaso da un sacro furore, è arrivato, addirittura, a dire che il prof. Armao non avrebbe avuto le physique du role per vincere in Sicilia.
Quando abbiamo ascoltato questo, tanto ci è bastato per considerare in una certa maniera il resto della intervista che ha assunto connotati di scarsa valenza, sorvolando sui temi delle candidature, delle difficoltà iniziale del governo Musumeci, di diventerà bellissima, con altre amenità di vario genere.
Per quello che ci riguarda, considerando la vicinanza di Gibiino a piccoli politicanti locali, già di Forza Italia, vista l’intervista in terra iblea, non vorremmo che tra le finalità dell’apparizione pubblica ci fosse anche quella del tentativo di sostegno per qualche candidatura iblea da spingere all’interno di Forza Italia.
L’intervista è sembrata come gli esperimenti missilistici nucleari della Corea del Nord, e pensiamo di aver detto tutto
