Fratelli d’affari – Lo diceva Musumeci: “La nostra è una Regione a turismo speciale”

Tanti si stupiscono ma era già tutto chiaro all’epoca della scelta degli assessori in quota Fratelli d’Italia, quando, quasi a forza, il partito sceglieva di imporre un Presidente dell’Assemblea voluto da La Russa, e due assessori imposti, uno dal cognato della Meloni, tale Lollobrigida, e da Musumeci che, non potendo sistemare il suo pupillo, ex assessore alla sanità, pretendeva che, come rimedio, fosse nominata assessore la di lui moglie, una ex grillina che aveva capito ben presto qual è la vera vita.
La vicenda era particolarmente seguita da noi ragusani, di tutta la provincia, perché in predicato per la carica di Presidente dell’Assemblea, prima, e per quella di assessore in quota al partito, poi, c’era Giorgio Assenza, il nostro onorevole con adeguato bagaglio di competenze, esperienza, signorilità e onestà per le quali non avrebbe dovuto avere rivali.
Ma alle prime avvisaglie delle pressioni spropositate si capiva che Assenza era troppo ‘pulito’, troppo ‘profumato’ per avere la meglio nell’immondizia che emergeva.
È bastato poco tempo per far venire a galla l’olezzo della vecchia politica per la quale molti conservatori speravano fosse indenne Fratelli d’Italia.
L’illustre sconosciuto, ampiamente tutelato dai vertici romani del partito, assurto al trono dell’assessorato al turismo, è protagonista di una delle prime imbarazzanti questioni del governo Schifani.
Nulla di cui preoccuparsi e di cui scandalizzarsi, siamo in linea con il meglio della politica italiana degli ultimi decenni, Schifani, vecchio lupo di Forza Italia, non potrò scandalizzarsi per quanto avviene, ancorché deve farsi vedere severo censore del malcostume e chiedere conto e ragione di quanto dovrebbe avvenire.
Di tutta evidenza che il nuovo assessore e solo una povera comparsa che si trova costretto a spendere 3,7 milioni, con un aumento di ben 1,7 milioni rispetto all’anno precedente, per la presenza e la pubblicità della Sicilia a Cannes, in occasione del Festival del cinema.
Si resta basiti non per l’entità dello scandalo reso noto dal quotidiano ‘La Sicilia’, quanto per il fatto che i due milioni stanziati precedentemente dall’architetto di questa iniziativa, l’assessore del governo Musumeci, Manlio Messina, non avevano fato impressione a nessuno.
Pare di tutta evidenza che il malcapitato assessore Scarpinato si muova sulla scia dell’eredità e delle carte lasciate al dipartimento di competenza dal suo predecessore, eredità dove si trova “la formula magica per assegnare, senza gara d’appalto, carrettate di soldi a una società fantasma con sede in un paradiso fiscale” come scrive l’autorevole ‘buttanissima Sicilia’.
Ancora l’anno scorso, nessuno si era impressionato per i 200 mila euro destinati per addetti stampa e comunicazione, salvo gridare allo scandalo per l’attuale raddoppio dello stanziamento: come dice un assessore nostrano, c’è la guerra, scarseggiano le materie prime e le forniture, la crisi incombe, come ci dovrebbe andare un giornalista a Cannes se non c’è la certezza dell’arrivo dei microchip per l’auto nuova?
Tanto da stanziare, per quest’anno, ben 511 mila euro.
Ma non sono solo questi gli aspetti indigesti dell’affare siculo lussemburghese, messo a punto proprio prima del congedo della vecchia giunta assieme ad altre urgenze dell’allora assessore Messina che, in quella occasione, autorizzava, per esempio, fatture per pubblicità sui media nazionali per circa 3 milioni e mezzo.
Allora, il titolare del turismo, secondo una prassi consolidata all’inverso per la nostra tassa di soggiorno, pescava nei fondi dell’assessorato all’agricoltura e in quello dei beni culturali.
Ora, pare, Schifani intenderebbe accentrare tutto sul suo tavolo, mettere la torta al centro per controllare le porzioni da erogare.
Vorrà capire il perché dell’aumento dello stanziamento, vorrà vederci chiaro nell’affidamento senza gara ad una società con sede in Lussemburgo, ma si tratterà solo di rimescolare la salsa fredda perché non siamo così ingenui da pensare che tutto non sia stato procedurato con le massime tutele.
Il problema è sempre e solo di opportunità politica, di opportunità di mantenere nella squadra e nei partiti personaggi spregiudicati, ancorché si muovano nei limiti della legalità ma, chiaramente, non secondo quanto predica il partito.
Si scopre anche che la società lussemburghese era di casa alla Regione, destinataria di altri finanziamenti nello scorcio temporale post-pandemico, per puntate al Festival di Venezia.
Il problema non sono solo le cifre, quanto la totale assenza di rilevazioni sui riscontri ottenuti.
Ma quando si parla di riscontri sono tutti resti ad ascoltare, perché nessuno sa rispondere.
Per quanto ci riguarda, nel nostro piccolo, ci piacerebbe ascoltare la voce, sulla faccenda, dei parlamentari e dei coordinatori iblei, su cosa ne pensano, delle persone coinvolte e dei contenuti dell’affare, quando, anche con fondi dei beni culturali, si spandono milioni di euro con nonchalance mentre, da noi, per restare solo ai fondi dei beni culturali, si piange per i lavori del nuovo Museo Archeologico, per quelli occorrenti a Kamarina, per quelli occorrenti per rendere decenti i cessi del Museo Archeologico di Ragusa dopo lavori di messa in sicurezza che sono durati anni.
Senza prendere in considerazione quanto spazio hanno avuto la nostra provincia e il nostro capoluogo in tutta questa pubblicità, rispetto alle altre porzioni del territorio siciliano.
Ma dimentichiamo che l’assessore Messina ci ha fatto passare il Giro di Sicilia e per l’evento ci hanno anche asfaltato qualche strada, naturalmente solo sulla corsia dove passavano i ciclisti.

Una nota dei vertici locali di Fratelli d’Italia sarebbe quanto mai gradita.

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