Contemporanea uscita su facebook dell’on.le Giorgio Assenza e del senatore Salvo Sallemi con due post sul falso civismo. Potrebbe sembrare che si rivolgano al falso civismo di Peppe Cassì, ma non lo possiamo affermare.
Nell’occasione, però non ci possiamo esimere dal rilevare un passaggio delle ultime esternazioni del sindaco uscente, ricandidato alla carica di primo cittadino.
Ha detto Cassì: “Posso dirvi, senza timore di smentita, che in questi 5 anni mi sono confrontato efficacemente con tutti i nostri rappresentati in Regione e al Governo, senza preclusioni.
Solo nell’ultimo mese, a dire il vero, da alcuni di questi ho ricevuto attacchi pubblici anche molto duri, salvo poi ricevere in privato rassicurazioni che finita la campagna elettorale tutto tornerà come prima. Ne sono certo.”
Una affermazione, sotto certi versi, una accusa grave verso “rappresentanti politici” del territorio che gli avrebbero rivolto ‘attacchi pubblici molto duri’ ma che lo avrebbero rassicurato, in privato, che, terminata la campagna elettorale “tutto tornerà come prima”
Facilissimi da indentificare i personaggi che hanno rivolto ‘attacchi pubblici molto duri’, dai quali ci saremmo aspettati chiarimenti, che non arrivano, non solo su quanto enunciato da Cassì, ma su quello che potrebbe accadere alla fine della campagna elettorale.
Per esempio, dalle parole di Cassì si potrebbe intravedere un futuro dell’attuale primo cittadino, se riconfermato, nebuloso come amministratore per le difficoltà di mettere d’accordo una coalizione di governo cittadino troppo composita, con anime diverse, con rappresentanti di partiti e di uomini politici importanti, travestici da civici, costellata di tante, troppe, ambizioni personali da poter essere soddisfatte in una sola giunta di governo.
E allora, perché non pensare ad un Cassì che licenzia gli alleati troppo scomodi, ritorna a Fratelli d’Italia, partito di governo a Roma e a Palermo, accoglie i fratelli a Palazzo dell’Aquila, guadagnandosi, magari un salvacondotto, una vacanza premio a Palermo, a Roma o a Bruxelles: utto, in politica è possibile.
Ma finora nessuno parla, chiarisce o rettifica.
Al momento, come detto, si registrano solo questi due post che hanno, pur sempre, una sottile attinenza con quanto in oggetto.
Questo il post dell’on.le Assenza:
Cassì, la politica (“seriamente”) e il civismo (falso)
La lezione che riceviamo ormai da anni l’abbiamo imparato a memoria fino alla nausea: è quella della scelta delle liste-non liste, delle bandiere senza simboli, della destra e della sinistra che pari sono: in una parola è quella volta a magnificare la scelta cosiddetta “civica”.
Nulla di nuovo, dunque, se dietro la retorica del rifiuto dei partiti non ci fosse spesso l’inganno.
Se il civismo fosse inteso non come la negazione della politica e della sua massima espressione democratica – i partiti – ma un modo di partecipare ad essa, nulla da ridire.
Ma ci chiediamo: cosa c’è di civico in liste e candidati che vengono scelti dai partiti stessi (dalla Nuova DC di Cuffaro o da quello di Cateno De Luca) con l’intenzione di mettere la foglia di fico davanti alla vergogna e tentare maldestramente di allargare il consenso. Salvo sparire un attimo dopo la chiusura delle urne.
Indebolendo i partiti (che non sono certo alieni da colpe) si sono affievoliti i meccanismi di formazione e selezione della classe dirigente, si sono privilegiati dilettantismo e improvvisazione, si è creata nuova disaffezione verso la politica. Un cane che si morde la coda, tra astensionismo e disinteresse, soprattutto tra i giovani, disagio sociale e una deriva che indebolisce la partecipazione democratica e corrode le fondamenta della democrazia e della società civile.
Questo, invece, il post del senatore Sallemi:
A Ragusa c’è chi si schiera e scende in campo a viso aperto. Poi c’è chi professando civismo ha al suo interno pezzi di partiti, sostegni non celati ed esplicitati in pubbliche convention da parte di chi rappresenta partiti come DC o Sud Chiama Nord. Legittimo, ci mancherebbe.
Ma non si può fare professione di purezza, salvo poi esibire rimostranze quando vengono fatte notare alleanze.
I partiti sono motore di classe dirigente, di formazione, di aggregazione. Hanno subito un cambiamento necessario negli ultimi anni ma non possiamo e non dobbiamo allontanare i cittadini dai partiti, abbandonarli al malcontento o alla improvvisazione del primo tribuno che passa.
Partiti che devono cambiare per evitare il sempre più crescente astensionismo e per rappresentare le esigenze dei cittadini.
Per me i partiti sono strumenti al servizio delle idee e del territorio.
E chi ha goduto del sostegno dei partiti in passato, e vi ricorre ancora oggi, dovrebbe fare una riflessione molto più franca.
