Il contributo di Giovanni Iacono alla nota della Presidente della Consulta Femminile, Giuseppina Pavone, sul ‘femminicidio, strage senza fine, problema degli uomini.’
Il contributo, espresso come commento al post sulla pagina facebook dell’autrice, dalla stessa è stato apprezzato come grande contributo, per gli spunti che offre, per i riferimenti alla Comunità e al senso di Comunità, prezioso per successive riflessioni sullo stesso argomento imposte dalle notizie di cronaca, senza soluzione di continuità, che riportano altri gravissimi episodi di atroci violenze contro le donne.
Questo il contributo di Giovanni Iacono:
Grazie cara Pina per questa analisi drammatica, puntuale e veritiera.
Chiami in causa la ‘comunità’, gli agenti di socializzazione primaria e secondaria, gli uomini che sprigionano la violenza derivante dalla loro ‘debolezza’, uccidendo! Morti e violenze quotidiane, in ogni parte del paese, che non possono certo essere considerate fatti ‘privati’, episodi di famiglie ‘disagiate’, violenze isolate.
Tutti i delitti hanno una stessa matrice ed è una matrice culturale. Miti e archetipi, narrazioni, simbolismi e rituali subculturali hanno trasmesso un concetto di ‘supremazia maschile’ che riconosce alla violenza il mezzo per ristabilirla. Basti pensare che nel nostro paese il delitto d’onore e il matrimonio riparatore sono stati abrogati solo nel 1981.
I delitti, paradossalmente, sono aumentati in maniera vertiginosa in maniera direttamente proporzionale alla trasformazione della famiglia. Alla maggiore libertà di scelta sui propri legami, sulla propria emancipazione, sulla libertà di sciogliere un ‘vincolo’ matrimoniale si contrappongono i retaggi culturali di sempre, il dominio, il controllo, l’ossessione del possesso dell’uomo sulla donna.
Per questo delitto che ci ha toccati ancora più da vicino, qualora fossero confermate le accuse, leggiamo di un uomo che malgrado fosse separato ‘pretendeva’ che l’ex moglie lo servisse ogni giorno preparando il cibo e provvedendo alla pulizia del vestiario e che fosse anche dipendente nella spesa dei soldi.
Alla donna non è consentito fare ‘scelte’. Il nodo di sempre. Lei ha il suo ‘posto’ la ‘dipendenza’, è la ‘costola’, la ‘parte’ ma non il ‘tutto’. Il ‘tutto’ presuppone l’autonomia.
L’emancipazione, la realizzazione anche lavorativa delle donne ha cambiato il rapporto di genere ma ancora i fattori culturali e sub-culturali che si esplicitano anche attraverso gli stupri e la violenza sessuale nascono della stessa origine.
Il maschio è debole per natura perché gli uomini non sarebbero mai in grado di generare figli. Gli uomini non siamo abituati a sopportare ‘dolore’ e quindi figuriamoci fare figli. La debolezza di fondo, la debolezza che porta a sentirsi smarriti rispetto alle scelte di ‘pari dignità’ della donna, la debolezza che si sfoga con la violenza ed è in questa perdita o affievolimento dell’identità maschile e del ‘potere’ connesso che scaturisce la debolezza vigliacca della violenza.
La comunità, certo, la comunità deve trasmettere e veicolare testimonianza culturale opposta. A problemi comuni si devono dare risposte collettive. Nessuna si deve sentire sola e nessuna deve tenersi dentro le violenze anche psicologiche che subisce perché deve esserci una comunità che ‘protegge’ che ‘vigila’ e che ‘punisce’ “culturalmente” e repressivamente, attraverso gli organi preposti, ogni forma di violenza.
Chiunque, in questo mondo, deve avere la possibilità di scegliere la propria vita, senza padroni siano essi ‘mariti’, ‘fidanzati’, ‘compagni’ o ‘ex’ e dobbiamo fare diventare questo ‘patrimonio’ di comunità … e prima dobbiamo riuscire ad essere ‘comunità’.
