Quando era l’ex sindaco, Nello Dipasquale, a ‘regalare’ alla città le rotatorie, che, assieme ad alcune arterie strategiche, hanno snellito e fluidificato il traffico cittadino, qualcuno storceva il muso, anche agli attuali amministratori che si permettevano di sindacarne le spese relative come eccessive e superflue.
In una sorta di legge del taglione, sono ora i grilllini a dover sopportare ogni genere di critica, non per la creazione di una rotatoria ma per lo spostamento di quella esistente in piazza Libertà, che l’assessore Corallo, di concerto, ma non troppo, con la giunta, ha deciso di sistemare, unitamente ad altri accorgimenti per la viabilità, per motivi di sicurezza stradale.
In una città dove nessuno riesce a mettere a fuoco le problematiche, vere, emergenti, i reali bisogni della collettività, viene facile organizzare la protesta e, soprattutto, strumentalizzarla a fini politici.
Perché la pioggia di comunicati di protesta viene principalmente dalle forze politiche di opposizione all’amministrazione, il resto da parte di associazioni e posizioni che, come si vocifera in maniera assai palese, hanno qualcosa di ‘personale’ contro l’amministrazione e colgono l’occasione per scagliarsi contro, fomentando la protesta.
Perché il progetto, innanzitutto ridimensionato, dell’assessorato è stato studiato e analizzato con il Comando della Polizia Municipale, per meglio regolare i flussi di traffico, e, in tal senso ha ricevuto anche il parere favorevole della Soprintendenza.
Molti, erroneamente, hanno pensato che si tratti di spostare solo la rotatoria e, giustamente, in questo caso, hanno ritenuto che fosse eccessiva la spesa di 80.000 euro per il progetto.
Se andiamo però a considerare anche la ripavimentazione della piazza, l’eliminazione di quelle strisce pedonali in calcare sempre sfasciate, l’inserimento di necessari spartitraffico, si comprende che non c’è spreco di denaro.
Per primi abbiamo eccepito, proprio noi, su quale fosse il traffico da regolare, considerato che, salvo eccezioni assai limitate ad alcune ore della giornata, i flussi veicolari sono assai limitati.
Questo non elimina, però, la necessità di riqualificare la piazza in termini di pavimentazione, di segnaletica orizzontale, e di sistemazione della rotatoria con l’eliminazione di quel ridicolo albero che non ha mai attecchito nell’angusto spazio, peraltro bislacco tentativo di richiamare la ruralità del territorio portandola al centro della piazza che, una volta, si chiamava ‘Impero’.
Non è un tentativo di riqualificare il sito, non è la mossa per stravolgere architettonicamente e urbanisticamente la piazza, occorre anche dire che il progetto originario comprendeva l’allargamento dei marciapiedi antistanti la Casa del Combattente e la Camera di Commercio, ma sono prevalsi, in giunta, i provincialismi di paese finalizzati a conservare qualche stallo di sosta e gli interessi dei locali pubblici che, ormai, sono diventati prevalenti, in città, con l’amministrazione grillina.
E a proposito di locali pubblici, in riferimento allo scandalo provocato da questa sperimentazione che dovrebbe essere propedeutica ai lavori veri e propri, occorre dire come tutti, compresi architetti e urbanisti, nel preoccuparsi dell’immagine della piazza, nulla hanno eccepito per i due dehors che ‘abbelliscono’ la piazza, questi sì, vero stupro all’architettura della stessa, resi ancora più insopportabili, alla vista, da pannelli pubblicitari di dubbio gusto, non si sa se nemmeno autorizzati.
Ma questo, rientra, forse, nell’ ’occhio di riguardo’ riservato ai due locali che, pare, godano del rispetto dell’amministrazione, per quello che si vocifera in ambienti vicini alla stessa.
Terreno ideale, quindi per infierire sull’amministrazione e, in particolare sull’assessore Corallo che, notoriamente restio a replicare e a incardinare polemiche, non reagisce, accompagnato, in questo, dal cronico silenzio che avvolge il truppone del consiglio comunale che non prende posizione su una questione tanto importante, nemmeno dopo aver constatato il consenso di numerosi cittadini e di alcuni operatori commerciali che non si dicono contrari all’intervento in atto.
Ma si sa, il truppone, senza autorizzazione, nulla sa, nulla ha sentito e nulla dice.
Uno che la politica c’è l’ha nel DNA, e di quella buona, componente del tavolo sul centro storico, come residente, si chiede, sensatamente, sui social, come mai della questione non si appropri il consiglio comunale, l’unico elettivamente preposto ad esaminare una simile situazione.
Ma viviamo nell’epoca del comunicato gridato, che serve solo ad acquisire visibilità (dubbia) e consenso (ipotetico).
Così il Laboratorio Politico 2.0 parla di un’isola pedonale non valorizzata, e ci vuole coraggio, perché ricorda del perimetro Rotonda, via Roma, piazza Libertà, viale Ten.Lena, piazza del Popolo, piazza Cappuccini, ponte Vecchio, via Mariannina Coffa, piazza San Giovanni, che sarebbero dovuti diventare impero dei pedoni, forse per una definitiva e irreparabile desertificazione del centro, e invoca riqualificazioni e politiche di incentivazione invece di semplici rotatorie.
Territorio, in ossequio alle idee del suo creatore, Nello Dipasquale, insegue il sogno progettuale di una piazza senza parcheggi, scambiando la posa della rotatoria per una ipotesi progettuale di riqualificazione e invocando l’antico progetto buttato alle ortiche, che, secondo noi, servirebbe solo per un definitivo affossamento del centro storico.
Anche i renziani del PD, D’Asta e Chiavola, intervengono e interpretano l’intervento come tentativo, da parte dei grillini, di realizzare qualcosa prima delle prossime elezioni.
Quello dei due PD, come al solito, un comunicato affrettato, pervaso dalle solite inutili considerazioni sulle origini casmenee dell’assessore, errato nella valutazione sulla eliminazione dei parcheggi, superficiale nella valutazione dei pareri espressi sulla questione, scendendo nel patetico con le riflessioni sul periodo storico che produsse il patrimonio architettonico della nuova Ragusa, del quale la piazza risulta come espressione sontuosa dei fasti del ventennio, dimenticando anche le origini politiche dello stesso Chiavola che, un tempo, al cospetto di queste opere e dei fregi che ornavano, solitamente, le realizzazioni, forse, ma non è sicuro, si inchinava in segno di ossequio.
Hanno espresso la loro contrarietà all’intervento anche la CNA e l’ASCOM, tramite un comunicato congiunto, dove inoltrano l’esigenza di revocare la sperimentazione e ripristinare i vecchi flussi di traffico, non ritenuti oggetto di problematiche, nonché i parcheggi che, eventualmente, dovessero andare eliminati.
Salvo Ingallinera e Salvatore Bellina lamentano il mancato coinvolgimento delle associazioni al tavolo sul centro storico e auspicano il ritorno allo status quo.
La questione, ricordiamo, è stata sollevata da una nota congiunta di Ordine degli Architetti e Fondazione ARCH, non pervenuta a questo giornale, che avrebbe espresso riserve su una sistemazione puramente viabilistica della piazza, ancorché giustificata da considerazioni legate alla sicurezza stradale.
Gli architetti avrebbero sentenziato su grossi errori dei tecnici comunali progettisti dell’intervento e sulle responsabilità politiche dell’amministrazione, richiedendo il blocco dei lavori e la convocazione di un incontro con gli Ordini e le Associazioni, allargato al tavolo tecnico per il centro storico, in mancanza del quale sarebbe valutata la possibilità di tirarsi fuori da quest’ultimo.
