I grillini di tutti i livelli erano arrivati ad un punto di godimento vicino all’orgasmo politico, l’abolizione dei voucher, da parte del governo Gentiloni-Renzi, costitutiva una ammissione di paura di fronte all’incubo di un nuovo referendum dagli esiti scontati, una ammissione di sconfitta sul fronte interno capeggiata dal sindacato della sinistra, tutte cose che aggravano la già pesante situazione del Partito Democratico, caratterizzata da scissioni e contestazioni della minoranza che hanno trasformato Renzi in una sorta di punchball della sinistra.
Nello stesso momento arrivano i riflessi, anch’essi pesantissimi per l’avversario politico, dello scampato pericolo per la mozione di sfiducia al ministro Lotti, evitata grazie ai voti di Forza Italia e di Verdini, al quale viene collegata la mancata decadenza da senatore del giornalista Augusto Minzolini, grazie al sostegno di diversi senatori democratici.
La legge, per la quale quelli del Partito Democratico sostenevano che non c’era possibilità di discrezionalità per l’applicazione, è stata disattesa per quello che Di Maio, protagonista della protesta dei 5 Stelle, ha definito, senza mezzi termini, ‘voto di scambio’.
Il Parlamento che diventa ‘quarto grado di giudizio’ della giustizia italiana, uno scivolone forse obbligato per i democratici intenti solo a salvare Lotti, forse il più vicino a Renzi del giglio magico fiorentino.
Una serie di accadimenti che fanno volare il borsino dei pentastellati, sempre più proiettati verso il governo del paese, con i sondaggi in costante aumento che li collocano come primo partito in Italia.
Per tutti gli iscritti, e gli attivisti, uno scenario da paradiso terrestre, in grado, anche, di far dimenticare, se non mettere da parte del tutto, incomprensioni interne nelle varie realtà locali, dissidi, contrasti, dissidenze.
Inevitabile giudicare il momento come estremamente favorevole per i grillini, in grado di condizionare il dibattito politico e le scelte importanti per la quali la politica è chiamata a pronunciarsi, a breve termine.
All’apice del godimento, la doccia fredda che, per alcuni, gli ortodossi del Movimento, i cosiddetti ‘talebani’, è particolarmente ghiacciata.
Con un post sul blog, Beppe Grillo annulla il risultato delle comunarie di Genova e annuncia che la vincitrice, Marika Cassimatis non sarà la candidata.
Una decisione che provoca grande imbarazzo, a tutti i livelli, nel Movimento, dai parlamentari ai semplici attivisti, giudicata tardiva ancorché giustificata o, addirittura necessaria, per il bene del Movimento stesso.
Una scelta che rischia di provocare una perdita di credibilità, difficilmente giustificabile agli occhi degli attivisti più ortodossi, secondo il parere di autorevoli esponenti 5 Stelle.
La Cassimatis sarebbe stata esclusa perché colpevole di aver danneggiato l’immagine del Movimento, ma per la tanto ostentata trasparenza che serve solo per fare propaganda, a Genova, a Roma, a Ragusa, non è dato sapere cosa e quando abbia detto qualcosa di sconveniente.
Si sa solo che ci sarebbe un problema di iscritti al blog, per la Cassimatis avrebbero votato ex attivisti, non più grillini, andati via per dare vita ad un’altra sigla politica, questo secondo spiegazioni dell’altro candidato Pirondini, pupillo di Grillo, che ora, da secondo, unico candidato superstite, si gode la vittoria e l’investitura già ottenuta con una seconda votazione già conclusa.
Una situazione assai complicata per il Movimento che sulla consultazione della base vorrebbe fondare i suoi principi inalienabili.
Chi scrive considera la consultazione incontrollata della base, come avviene per le primarie, una follia della nuova politica, si può dare credito solo a consultazioni dove sia garantita l’identità dei votanti che devono essere iscritti al partito o al movimento, non si può rischiare di vedere falsate le consultazioni per l’infiltrazione di dissidenti, di nemici del Movimento, quando addirittura, come avviene per le primarie, votano estranei al partito stesso.
Ma una volta che ammetti la consultazione e fino all’ultimo accetti un candidato, non puoi invalidare tutto quando ti accorgi di avere perso.
Nel post con cui annuncia l’annullamento delle primarie, Grillo specifica che l’esito delle votazioni degli iscritti non sono vincolanti e che l’ultima parola sulla scelta dei candidati spetta in ogni caso a lui stesso.
“Il Garante del MoVimento 5 Stelle si riserva il diritto di escludere dalla candidatura, in ogni momento e fino alla presentazione della lista presso gli uffici del Comune di Genova, soggetti che non siano ritenuti in grado di rappresentare i valori del MoVimento 5 Stelle.”
Grillo giustifica così la sua decisione: “Se qualcuno non capirà questa scelta, vi chiedo di fidarvi di me. Non ho nessun interesse, se non il bene del MoVimento 5 Stelle. Siamo la forza politica su cui i cittadini ripongono le proprie speranze per un’Italia migliore, per una Genova migliore. Non possiamo permetterci nessuna sbavatura. Non possiamo permetterci di candidare persone su cui non siamo sicuri al 100%.
Vi garantisco che non accadrà, né a questa tornata delle comunali, né alle politiche. Le nostre selezioni rispetteranno il voto online, ma saranno rigorose.
Il post si conclude con un aforisma di Gianroberto Casaleggio: «Al minimo dubbio nessun dubbio».
Come in altre occasioni, l’imbarazzo sarà temporaneo, andrà a finire come ai tempi di Berlusconi, quando ogni embrione di protesta si spegneva sull’altare dell’autorità politica ma, soprattutto, economica del leader, l’onda del consenso è tale che qualche perdita sarà comunque irrilevante.
Piuttosto l’occasione potrebbe essere di insegnamento per definire situazioni poco chiare in altre realtà, come accade a Ragusa dove la consigliera dissidente, considerata ufficialmente fuori dalla maggioranza pentastellata, è, al momento, sospesa, mentre sui dissidenti di contorno non è stata dettata alcuna posizione ufficiale in merito al totale e necessario disconoscimento che, alla luce di quanto espresso, in più occasioni, all’indirizzo degli eletti, si pone come condizione ineluttabile per conservare autorevolezza e dignità politica al Movimento 5 Stelle di Ragusa.
