I peripatetici della politica sempre in cammino

Si parla, troppo spesso, inutilmente, della disaffezione alla politica, si parla sempre di necessario cambiamento, di strategie e di uomini, ma l’attaccamento alle poltrone e ai posti di comando è più forte di ogni minima dignità politica.
Cosa risaputa da mesi, si è avuta, nelle scorse settimane, l’ufficializzazione del passaggio dell’on.le Minardo alla Lega di Salvini.
Non è che non abbia fatto impressione l’abbandono di Forza Italia da parte del parlamentare modicano che, fino alle ultime elezioni, era stato tutelato da Berlusconi con la candidatura in quel di Catania, per non rischiare nell’area iblea dove, al tempo, spadroneggiavano i 5 Stelle.
Ma Minardo costituisce quasi un unicum per quello che rappresenta, non solo come politico, può permettersi mosse anche azzardate, senza dire che è sotto gli occhi di tutti che il passaggio avviene con il consenso di Gianfranco Miccichè che, alla caduta definitiva di Forza Italia, migrerà in qualche altra formazione politica.
Di Minardo, almeno a Ragusa, si tema sempre il malcelato tentativo di egemonia assoluta sul territorio, non a caso lo si indica come leader regionale della Lega in tutta la Sicilia.
Ma, a Ragusa, non si dimenticano i contrasti epocali con Giovanni Mauro, con Innocenzo Leontini, per la leadership locale, contrasti che hanno portato solo alla fine del partito in tutta la provincia, prima che negli altri territori.
Per il futuro della Lega, a Ragusa, non si intravedono tempi migliori, in tutta la provincia sono stati nominati i responsabili, i coordinatori, i commissari, chiamateli come volete, guarda caso, nel capoluogo, non si fanno nomi, e la cosa appare come il malcelato tentivo di non riconoscere a Massimo Iannucci e a Grazia DiGiacomo i meriti per aver tenuto in vita il partito nella difficile fase di avvio.
Iannucci che, ricordiamo, vale quanto Forza Italia nel capoluogo, con un suo uomo fatto eleggere in consiglio comunale così come riuscì a fare Forza Italia, con Orazio Ragusa, tramite, però, il sostegno fondamentale di Ciccio Barone.
È sotto gli occhi di tutti che su Ragusa città, ma quindi su tutto il territorio, si addensano gli stessi venti di guerra del passato.
Senza dire che la Lega di Salvini, come partito, se non fosse per il seguito creato da Iannucci e dalla DiGiacomo, non è che goda di eccessivo consenso, come del resto eccessivo consenso non ha mai avuto, a Ragusa, l’on.le Minardo.
Ma, ripetiamo, Minardo può fare il bello e il cattivo tempo, in politica, si sa.
Come sta facendo a livello siciliano, dove si sta imponendo come leader della Lega, e dove, di concerto con il commissario regionale Sen. Stefano Candiani, è l’ispiratore del passaggio di quattro deputati regionali al partito, con la costituzione del primo gruppo leghista all’Assemblea Regionale Siciliana.
Orazio Ragusa, Giovanni Bulla, Marianna Caronia e Antonio Catalfamo, quest’ultimo sarà il capogruppo, da ieri, 7 gennaio 2020, sono diventati leghisti.
L’obiettivo è nobile, quello di rafforzare il centrodestra per il rilancio dell’azione del Governo Regionale.
Legittima la soddisfazione di Nino Minardo che parla “del risultato di un percorso fattivo e sinergico che ho avuto il piacere di portare avanti in raccordo con i vertici del partito”.
Naturalmente, non mancano i buoni intendimenti per tutte quelle cose che Minardo non ha potuto concretizzare con i governi di centro destra e di centro sinistra che ha sostenuto, programmi che saranno illustrati nel corso di una prossima assise regionale del partito alla presenza del leader Matteo Salvini.

Non poteva mancare l’intervento di Orazio Ragusa, parlamentare regionale che, dopo la lunga militanza nell’UDC di Casini, dopo aver appoggiato anche il governo di centro sinistra di Crocetta, trovò rifugio in Forza Italia quando l’UDC cominciò a liquefarsi.
Non ci sarebbe da scandalizzarsi, si è sempre saputo che Ragusa è stato in Forza Italia al traino di Minardo, logico il suo passaggio per favorire le strategie del leader.
Naturalmente, Orazio Ragusa ci tiene a precisare che tutto nasce per un rinforzamento della coalizione di centro destra, quasi a smentire le possibili illazioni di vantaggi personali per l’ottenimento di un seggio alle elezioni del futuro, ma questo non lo ha pensato nessuno.
“La priorità indiscutibile resta sempre quella di dare risposte alla nostra isola e ai territori da cui proveniamo”
Queste le parole di Ragusa nel commentare il suo passaggio, con tanto di celebrazione dell’amico Minardo e con l’esaltazione delle doti politiche di Gianfranco Miccichè che ha saputo interpretare questi passaggi, con il dovuto acume e con notevole generosità, destinati, addirittura, a rendere più forte Forza Italia in Sicilia, in attesa degli atti federativi tra i partiti e con l’obiettivo di trainarla nel resto del paese”
Quindi, in definitiva. un’opera di bene per Forza Italia e per Berlusconi, chi poteva pensare che si trattasse del solito salto della quaglia, si è sbagliato, non capisce nulla di politica.
Poi Orazio Ragusa, da politico furbo e con la necessaria esperienza fatta da quando Peppe Drago lo introdusse nell’élite della politica regionale, inizia subito con al dovuta propaganda e ci parla di una scelta di rottura, una adesione ad una Lega che “liberatasi dalle incrostazioni antimeridionaliste, intende fornire al nazionalismo un senso più pregnante e guarda al federalismo, anche attraverso il supporto di movimenti civici, come a un antidoto per risolvere i mali che attanagliano pure la nostra regione”.
L’on.le Ragusa auspica che vengano applicati anche alla Sicilia gli stessi modelli riguardanti l’agricoltura, le infrastrutture, la Sanità per evitare viaggi della speranza, la burocrazia, che hanno rappresentato e rappresentano i punti di forza delle regioni governate dalla Lega.
Il know how politico di quelle realtà si è rivelato vincente. Perché non scommetterci lungo questa direzione anche dalle nostre parti? – si chiede.
Ora si tratta di sostenere il governo regionale, in eterna difficoltà, il tentativo sarà quello di entrare nella compagine di governo e il fatto che Ragusa non sia capogruppo, nonostante la vicinanza all’architetto di questi passaggi, fa trapelare il malcelato tentativo di accaparrarsi un assessorato, in un eventuale rimpasto determinato dal nuovo peso che intende porre la Lega sulle sorti di Musumeci e della sua coalizione.
Su Ragusa città, i riflessi saranno tutti da verificare, anche perché, come dicevamo, dopo la stretta vicinanza con Ciccio Barone, oggi alquanto diluita, il duo Minardo-Ragusa non vanta elementi in grado di trascinare l’elettorato, ci sono solo, prevalentemente, elementi della vecchia politica che hanno fatto il loro tempo.
Certo, un assessorato regionale vestirebbe Ragusa e la Lega di nuova luce e, fedeli ai principi incrollabili dei peripatetici, numerosi sarebbero i nuovi leghisti.

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