di Cesare Pluchino
C’è stato, finalmente, un cambiamento, le dimissioni di Stefania Campo aprono, necessariamente, un periodo di profondo rinnovamento della vita politica e amministrativa a Ragusa. Se non cambierà nulla, si è trattato, invece, solo di una elementare macchinazione
La vicenda dell’assessore Campo apre una finestra su un mondo nuovo, inevitabili le conseguenze per tanti.
Il video diffuso dalla Campo per tutelare la sua persona, la discutibilissima raccolta di firme riservata, per buona parte, agli operatori culturali beneficiati dall’assessorato alla cultura, sono passati già nel dimenticatoio per la fragilità di un apparato comunicazionale da torneo di calcetto.
Le riunioni della Commissione Trasparenza, al di là dei compiti arrogati, fuori da quanto scritto nel regolamento, hanno fatto emergere un quadro nebuloso che gravita sugli appalti per i servizi al Comune e, in particolare, su quello della lettura dei contatori idrici.
In molti si fa strada l’opinione che le dimissioni (obbligate) della Campo siano state premature alla luce dei fatti venuti fuori in Commissione, che non fanno emergere nessuna sua partecipazione alle vicende incriminate.
Unanime il giudizio della stampa, con la sola eccezione della testata che ha sollevato lo scandalo che rilancia e si preoccupa, quasi a scongiurare il pericolo di fatti che non trovassero riscontro nelle ipotesi accusatorie se si rivelassero insussistenti, di trovare autorizzazioni indebite dell’assessore su determine dirigenziali e forte ritardo nella restituzione del telefonino aziendale, tutto sfornato già dopo la raccolta e la presentazione delle firme degli operatori culturali.
L’audizione, in Commissione, del presidente di una cooperativa e dei letturisti ha spostato decisamente la messa a fuoco degli eventi e delle possibili responsabilità su altri soggetti della macchina comunale, rendendo sempre più sfocata, sulla scena dei misfatti, la figura di Stefania Campo che diventa evanescente e problema di quanti hanno frettolosamente invocato, preteso e accettato le dimissioni.
Pur non condividendo, come altri, la vena accusatoria che sembra non voler lasciare spazio ad alcuna ipotesi di mancate dirette responsabilità, ove anche queste fossero dimostrate, né ad attenuanti ancorché stabilite dai codici, resta un giudizio assai positivo sull’inchiesta portata avanti che ha scoperchiato un mondo fatto di passaggi spesso poco chiari, di qualche irregolarità e di assoluto mancato controllo degli organi direttivi e amministrativi che, del resto, da tempo, conoscevano i termini della questione, anche non intravedendone elementi contrari alla opportunità politica e alle disposizioni di legge.
Se lasciamo a casa la Campo, a maggior ragione se lo facciamo in nome dell’ideologia grillina, l’inchiesta e le sedute della commissione trasparenza, come acclarato dalle conclusioni del consigliere Tumino, hanno fatto venire fuori particolari che richiedono massima attenzione, se non l’inoltro delle carte alla Procura della Repubblica, come del resto chiede la giornalista autrice dell’articolo.
Chi scrive è più sensibile ai richiami della destra, del berlusconismo e del qualunquismo citati negli articoli sull’argomento, quindi sorride se ci si allarma vedendo la nota autorizzativa di un assessore su una determina, perché sa che mai nessun dirigente ha definito una determina senza il preventivo assenso dell’assessore competente, del resto chi, per esempio, inoltrando istanza per la sponsorizzazione di una trasmissione o di uno speciale, ha chiesto al dirigente e non all’assessore, o direttamente al Sindaco?
Avete mai visto in circolazione mai una istanza indirizzata al dirigente di settore o al funzionario? Si chiede, si tratta, si rivolge insistente preghiera all’assessore, ma, come per incanto, le determine sono solo dirigenziali!
Bassanini docet!
Più pressante diventa l’esigenza di mandare le carte in procura quando la giornalista, con consueta puntualità, rileva criticità importanti per il mancato controllo sulle procedure e sul procedimento dell’appalto, facendo emergere i “comportamenti poco consoni a una pubblica amministrazione che deve salvaguardare gli interessi collettivi… nel gran casino delle cooperative sociali”
La giornalista solleva questioni non di poco conto, tralascia, quasi, il reato per soffermarsi sugli usi e i costumi degli apparati burocratici.
Se gli articoli sono stati buoni per allontanare e tenere lontana la Campo, perché non tenerne conto per scardinare “la mentalità che impera tra i dirigenti comunali”, “per far capire agli stessi che è ora di rigenerarsi”, per cambiare un “apparato restio al cambiamento e prigioniero di un patto di rispetto con le forme del vecchio potere con cui fra l’altro mantiene e coltiva rapporti.”
Se questa è la battaglia che deve vincere Piccitto e il Movimento 5 Stelle, ci troverà vicini nel sostenerlo incondizionatamente, a patto che non si guardino in faccia dirigenti, funzionari, impiegati e assessori, impegnati nel conservare la consolidata ‘normalità’.
Se l’articolo era buono solo per allontanare la Campo, allora è lecito parlare di macchinazione.
Ben più rilevanti sono i risvolti del caso Campo sul gruppo consiliare dei pentastellati, oggetto e bersaglio di una feroce contestazione, che va ben oltre le responsabilità eccepite alla Campo.
Non dimentichiamo che il gruppo consiliare, senza ricevere risposta, ha espressamente chiesto al primo cittadino di congelare le dimissioni della Campo, ribadendo la posizione nell’incontro con l’on.le Cancelleri.
Se la giornalista ha parlato di “vera incompatibilità e incoerenza rispetto al bagaglio valoriale del movimento”, ne sono direttamente coinvolti, e maggiormente responsabili, i rappresentanti del popolo.
Il gruppo consiliare, che sgomita per essere più considerato dalla Giunta e assumere un ruolo di protagonista nella vita cittadina, ha subito l’affronto maggiore e rischia, per una serie di episodi, di essere fortemente delegittimato.
Ancorché lontana dal Palazzo, Stefania Campo vede già rivalutata, se mai fosse stata inficiata, la sua persona, difficilmente, se non tutelati ufficialmente dal Sindaco e dagli assessori, i consiglieri potranno scrollarsi dalle spalle il fardello di parole come:
“truppone poco colto e persino rozzo, insomma una divisione di legionari agguerriti che hanno travasato il furore giacobino in un garantismo che non sta né in cielo né in terra essendo, l’oggetto dello scandalo, – ossia la storia dell’assunzione – un episodio classico di sfruttamento delle occasioni e dei privilegi che lo stare in politica offre, una caduta che ha sconquassato gli animi, destabilizzandoli, di coloro che sentono la missione della diversità e che hanno sofferto della vicenda con un tormento sfociato in un rifiuto della realtà.”
Ancora sugli articoli di accusa si legge:
“la densità politica raramente è dote naturale e i consiglieri cinquestelle, soprattutto i membri della commissione risanamento che stiamo vedendo all’opera, rappresentano il fior fiore della improvvisazione al governo che, non sembri contradditorio, è una delle vere qualità del movimento. L’improvvisazione però è genio, intuito, fantasia, coraggio e non la visione di questi consiglieri che, come gladiatori stanchi dalla costrizione alla lotta, ogni tanto si riscuotono dal loro sopore, danno un colpo a casaccio, si guardano fra di loro smarriti e ripiombano in un torpore pieno di certezze in cui si erge, ma per stupefacente bellezza, il consigliere Salvatore Dipasquale.”
“dovrebbero essere loro a incalzare, a ricollegare, a rivoltare il pantano, rinnovando all’elettorato la promessa di cambiamento.
Non capiscono questa esigenza politica, vedono solo la punta del loro naso, non riuscendo ad approfittare della grande opportunità che gli si è offerta ossia quella di formarsi e temprarsi come classe dirigente. Hanno scelto di ripararsi dalla accusa dello scandalo, rinnegandolo con un infantile “non è vero”, che non porta da nessuna parte.
Ne usciranno malissimo nell’opinione pubblica ragusana, e il sostegno e il negazionismo dei loro i amici che scrivono a vanvera – chi per interesse, chi per ottusità – peggiorerà la loro condizione di astrattezza e scarsa densità politica.”
Per non peggiorare la loro situazione ci asteniamo dal sostegno al gruppo poco colto e persino rozzo, evitando anche ulteriori commenti.
