Da argomento di tendenza buono per i consiglieri di opposizione in cerca di visibilità e di passerelle, si è voluto creare un caso Ibla dove si è detto di tutto e di più.
Da un semplice questionario, assurto, inspiegabilmente, a rilevazione statistica senza nessuna forma di controllo e di affidabilità, una iniziativa che era stata lanciata come prima azione di un anonimo destination manager ingaggiato dal sindaco e poi, inspiegabilmente, diventata iniziativa dell’associazione CCN Antica Ibla, il Centro Commerciale Naturale.
Tralasciando le note dei consiglieri di minoranza, a tratti farneticanti, si conferma la condizione, ormai insostenibile che troppi sono, ormai, i cuochi in cucina a cercare di dominare questa maionese, impazzita per nulla, del quartiere barocco.
Dopo venti anni di totale disinteresse per la promozione e la valorizzazione del riconoscimento Unesco, l’unica nota distintiva di Ibla sono diventate le strutture ricettive, molte delle quali semplici ma costosi B&B, anche abusivi, e una esplosione di esercizi di ristorazione e di somministrazione, non tutti di elevato livello.
Dappertutto paninerie, friggitorie, locali di non precisa identificazione, bar che fanno pranzo e cena, con nocumento per i pochi ristoranti che meritano questo nome.
Una pletora di attività commerciali che, per buona parte, ha usufruito dei contributi della Legge 61/81, della quale ci dobbiamo preoccupare non appena si avverte un minimo calo di fatturato che, con estrema leggerezza, si addebita ad un ipotetico calo di presenze.
Pochi fanno notare che la prima quindicina di luglio non è il periodo migliore per alloggiare e frequentare Ibla, le presenze massicce a Marina di Ragusa fanno propendere per una naturale preferenza per il mare, per la movida, per una più naturale vacanza estiva.
Si vorrebbe imporre, senza riserve, Ibla, senza tenere conto di limitazioni al traffico e al parcheggio, di costi della ristorazione e della somministrazione lievitati in maniera abnorme.
Piangere per la stagione 2022 è tardivo, per bene che vada si potrebbe programmare per il prossimo anno, parlano tutti, comitati di residenti, associazioni di categoria, consiglieri comunali, ma nessuno ha mai cercato di capire qualcosa sulla destinazione della tassa di soggiorno, sulle operazioni di promozione e di marketing turistico, sulla mancata partecipazione della città a fiere e borse del turismo.
Oggi, se qualcuno preferisce recarsi a Marina di Ragusa, piuttosto che a Ibla, al netto della crisi economica imperante, è un sacrilegio.
Un intervento sulla materia del cuoco stellato e imprenditore della ristorazione, Ciccio Sultano, mette a fuoco, in maniera abbastanza esaustiva, le criticità di Ibla: la ZTL, voluta da residenti e dal CCN, per quanto cosa buona, ma ci vogliono i parcheggi, è stata avviata in maniera del tutto intempestiva, nel pieno della stagione turistica.
Per Sultano, disgustoso ritardo del cartellone estivo, senza scendere nel particolare delle singole iniziative, sciocco attendere i dati di luglio e agosto per stilare un bilancio della stagione, che arriverà quando molte aziende saranno morte.
Poi una entrata a gamba tesa, esagerata e irrispettosa, nei confronti del primo cittadino che, testuali parole, “non fa ridere i polli…molto di più”.
L’imprenditore si preoccupa per il destino dei lavoratori e di quello di molte delle loro famiglie, tira fuori il solito ritornello della gente che preferisce recarsi a Scicli o a Modica, ma da esperto del settore non valuta se è più soddisfacente e più economico cenare in queste località, come accade per chi vuole mangiare pesce che preferisce Scoglitti o Pozzallo a Marina di Ragusa, e a ragion veduta.
Se abito a Catania, se voglio mangiare funghi vado a Nicolosi, se voglio pesce vado ad Acitrezza o a Capomulini, nessuno si strappa le vesti.
Poi, sia pure con un malcelato disprezzo, parla di Ibla come di un ‘borghetto’ che si visita in meno di due ore, ma non spiega perché nel borghetto ha aperto non una ma due attività.
Sacrosanto l’auspicio per una promozione turistica efficace, poi torna, ostinatamente, sul sindaco che si sarebbe gasato con la vicenda della lettera dei sindaci a Draghi.
Da ultimo altra sacrosanta considerazione, sui taxi che non ci sono e sulle tariffe che si vogliono calmierare.
Tutto contro il sindaco, come se non esistessero un assessore al turismo, uno alla mobilità per la ZTL e allo sviluppo economico per le attività e per i taxi.
Nella cucina di Ibla non poteva mancare il Sindaco, sempre in prima fila, per pontificare su tutto senza risolvere mai nulla.
Ostinato, ormai, il suo presenzialismo, il suo annullare gli assessori, alcuni ridotti, come la Licitra, a statuine di cartapesta, la Licitra che si è occupata, con il CCN, del Piano Strategico del turismo e della ZTL e che ora tace anche sulle difficoltà delle attività commerciali.
Ormai Cassì pontifica a ruota libera, con il suo atteggiamento che non ammette e critiche e vuole far passare tutto quello che fa l’amministrazione per il meglio in assoluto.
Parla di crisi di governo, di parco, di crisi idrica, di Ibla, di turismo, di statistiche, un tuttologo che il mondo dovrebbe invidiarci.
E questa sua smania di protagonismo lo porta ad entrare in ogni argomento, con risultati non sempre felici. Almeno ci ha fatto ricredere sulle doti del comunicatore, ormai evidentemente svincolato dalla strategia comunicativa del primo cittadino, ridotto ad un condizionatore di cui si fa muovere solo la ventola, come ventilatore, senza avviare il motore.
Cosa ci dice Cassì per rintuzzare critiche e rilievi?
Ci dice che a Ibla c’è una situazione surreale, e ci piace che adotta un termine a noi caro, più volte utilizzato parlando dei farneticanti interventi di minoranze e comitati appunto sulla questione Ibla.
Al centro i dati diffusi dal CNN, che vanno interpretati e abbondantemente corretti, che non dice essere iniziativa del destinazioni manager da lui ingaggiato e profumatamente pagato con soldi pubblici.
Grazie ai buoni uffici dell’assessore Licitra, il CCN dovrebbe aver percepito fondi per il Piano Strategico del Turismo, consegnato, pare, secondo quanto asserisce il CCN, a maggio 2020.
Il Piano non ha risolto nulla né, a quanto pare funziona da solo, tanto da dover ingaggiare come destination manager che si occupato della sua redazione, per mettere in atto le strategie.
Da ultimo preoccupanti notizie trapelano dagli uffici, si parla della richiesta di un collaboratore per il collaboratore del sindaco, per il destinazioni manager, un altro incarico, in pratica, verosimilmente scelto dal destination manager, e della richiesta dei fondi per la creazione di un sito web, con cifre che si possono definire solamente irreali, si parla di 100.000 euro per un sito che oggi, fatto da aziende multinazionali del settore, con professionalità di elevato livello per la grafica, i testi, le foto e gli accorgimenti tecnici, può costare, al massimo, da 10 a 20.000 euro.
Volteggiando come un trapezista al circo, Cassì smonta rimonta i dati dell’indagine del CCN come se fossero dati ISTAT, tiene a precisare che ZTL e navette hanno impresso una svolta positiva nelle abitudini di ragusani e turisti e nella fruizione comoda del borgo, che borgo non è ma questa denominazione fa ormai chic.
Ha giustamente evidenziato che oggi a Ibla ci sono 500 stalli di sosta, e non sono pochi.
Poi Cassì, fra le righe del suo comunicato, scrive: “Il CCN ha invitato l’amministrazione a proseguire nella realizzazione di un piano strategico del turismo del quale la stessa associazione è stata promotrice sin dal 2020.”, cioè il CCN ha invitato l’amministrazione a rinnovargli l’incarico di occuparsi del PST.
Veramente surreale.
Ancora il sindaco si sofferma sui farneticanti interventi di alcuni consiglieri comunali, dando importanza a vere e proprie boutade comunicative, con puntuali difese della ZTL, che non può influire, immediatamente, sul calo delle presenze, dei parcheggi a pagamento.
Da ultimo alcune condivisibili considerazioni, sul fatto che ci sono titolari di attività commerciai che non lamentano un calo del fatturato, rispetto agli stessi periodi del passato, luglio non è mai stato un mese di punta, e questo dovrebbe indurre alla verifica di credibilità e affidabilità di ogni intervento su dati e numeri, quasi mai aderenti alla realtà e, spesso di ignota provenienza.
Da ultimo, vengono fuori alcune considerazioni che potrebbero essere la base per smontare ogni critica e ogni esibizione comunicativa: occorre guardare al complicato contesto geopolitico, al caro vita che ha inevitabilmente ridotto la capacità di spesa, alla riduzione della permanenza sull’isola di chi sceglie la Sicilia che quindi visita meno città, serve guardare anche a noi, alle nostre strategie promozionali, alla fine dell’effetto Montalbano, a una concorrenza che si fa ogni anno più agguerrita, alla nostra politica di prezzi, alla qualità dei servizi, ad una programmazione ed una comunicazione più efficaci.
Ma quando si lavorerà su queste cose? Suggerimenti per il prossimo sindaco?
