Gli accadimenti degli ultimi giorni avallano le posizioni di quanti sono stanchi della politica e recriminano per aver eletto paladini del cambiamento che, alla resa dei conti, dopo essere stati eletti, non hanno cambiato nulla.
Si sta assistendo a spettacoli di tutti i tipi, in qualche caso provocati anche dal caos pandemia che sta mettendo a dura prova anche personaggi che si reputavano di altissime capacità.
Lo spettacolo meno decoroso è quello della Regione, lo schiaffo politico subito dal Presidente, relegato al terzo posto nella votazione per i rappresentanti che devono votare il Presidente della Repubblica, ha messo a nudo le debolezze e i riti della vecchia politica.
Trattative sottotraccia, per punire Musumeci, voti della maggioranza per le opposizioni e viceversa, un calderone per cuocere il Presidente, senza, però avere il coraggio, pur avendo i numeri, di estrometterlo dalla terna per la votazione.
La solita storia del cambiare tutto per non cambiare nulla, ma il nocciolo della questione è solo uno: chi ci mettiamo al posto di Musumeci? Questione aggravata dalle voci che vorrebbero Musumeci anche tollerato, il problema sarebbe l’entourage, a cominciare dall’assessore Razza, esplicitamente citato da Miccichè come origine di tutti i mali di Musumeci, e non ha tutti i torti, considerando la infelice gestione della emergenza pandemica in Sicilia.
Ma in un quadro desolante, il contributo per renderlo inguardabile lo ha dato lo stesso Musumeci: come se la sua posizione a precedere le opposizioni fosse scritta per decreto divino, il Presidente è andato su tutte le furie per lo schiaffo subito, senza nemmeno considerare che era stato graziato per non essere lasciato a casa.
E allora comincia la farsa, mi dimetto, azzero la giunta, convoco la giunta e non la azzero fino all’approvazione dell’esercizio provvisorio. In ogni caso, non sarà un azzeramento, i fedelissimi saranno salvati, sulla base delle valutazioni sui partiti e sulle correnti che gli hanno fatto lo scherzetto.
Roba da notte di Halloween.
Ma non è che in periferia si vada meglio, le nostre valutazioni che seguono non vogliono assolutamente esprimere giudizi di parte sui sindaci e sulle rispettive politiche, ma è inevitabile notare come si assista ad un carosello di eventi che lasciano, a dir poco, interdetti.
A Chiaramonte Gulfi, 8 consiglieri di opposizione si mettono assieme per sfiduciare il sindaco in carica, Gurrieri, ancorché si sia a pochi mesi dalle elezioni.
Una mossa politica, forse determinata dalla sensazione di una facile rielezione del primo cittadino, per metterlo in crisi, le contorsioni delle norme regionali che si intersecano con quelle nazionali, decretano, ma dopo la votazione in aula che ha sfiduciato il sindaco, che la maggioranza richiesta per la sfiducia non è dei 2/3 ma dei 4/5, in pratica non bastano 8 consiglieri, ne servono 10.
A questo punto, sorgono naturali degli interrogativi: chi ha studiato la strategia ha esaminato bene le norme, è in grado di ‘leggerle’, il manipolo di oppositori è ancora meritevole di fare politica o è meglio consegnarlo agli affetti familiari?
Anche il quadretto del Presidente del Consiglio Comunale che chiede parere al Segretario Generale, ma dopo la votazione, ha del surreale, perché il Segretario Comunale o lo stesso Presidente non hanno evitato che si perdesse tempo inutilmente? Quale gioco hanno condotto o avallato?
A Vittoria le cose non vanno meglio, vince un Sindaco, con largo margine, in possesso delle qualità per amministrare, senza entrare nel merito dell’appartenenza politica, un uomo di grande spessore politico e personale, con l’attività amministrativa, che aspetta da anni di andare a regime, bloccata sulla validità dell’elezione del Presidente del Consiglio.
Ancora, dopo settimane non si trova l’autorità superiore in grado di risolvere le controversie, come accade a Chiaramonte, l’opinione pubblica è spaesata di fronte al caos di molte amministrazioni.
In aggiunta, come se non bastasse, a Vittoria si mettono in discussione le prime mosse del sindaco, sul Mercato Ortofrutticolo, sul piano regolatore, come se tutto dovesse restare immutato, allora, perché eleggere un nuovo sindaco? Quale è l’autonomia di un Sindaco nelle scelte decisionali?
In ultimo, il carosello per il ritorno a scuola, la Regione tergiversa, prima sfrutta tre giorni del calendario scolastico, poi allenta la presa davanti ad un governo nazionale irremovibile, i sindaci continuano a fare il bello e il cattivo tempo.
Senza entrare nel merito delle singole scelte, chiusura assoluta, chiusura per disinfestazione, chiusura per sciopero annunciato la sera prima, se ci sono delle norme precise di organismi superiori che hanno l’ultima parola sulla apertura o sulla chiusura delle scuole, l’opinione pubblica si chiede: ma quali provvedimenti ci sono per chi viola le norme? Sembra nessun provvedimento né censura.
Il caos è totale.
