Se qualcuno attendeva dichiarazioni esplosive dell’ex assessore Ciccio Barone, dopo la defenestrazione da assessore, operata ai suoi danni dal sindaco Cassì, sarà rimasto fortemente deluso.
C’è stato qualche piccolo acuto, ma tutte storie risapute che ruotano attorno al protagonismo smodato del primo cittadino e alle ambizioni e alle pretese degli assessori fedelissimi di Cassì. Nulla di nuovo e, soprattutto, cose risapute da mesi, che servono a Barone per vantare il suo indiscutibile lavoro e fare emergere la fondamentale caduta di stile del sindaco che ha affermato come sarebbe venuto meno il rapporto di fiducia.
Fermo restando che il sindaco è nella piena totale legittimità di scegliersi gli assessori e dì mandarli a casa quando vuole, avrebbe solo dovuto chiedere a Barone una smentita ufficiale sulle sue intenzioni di candidarsi a sindaco, addirittura su un fronte opposto a quello dell’attuale amministrazione, senza tirare in ballo, con malcelato fastidio, il fatto che Barone avesse fatto campagna elettorale per l’on.le Dipasquale, nulla di strano, come nulla di strano che il suo vicesindaco e altri componenti della giunta e della maggioranza avessero sostenuto l’on.le Assenza, senza dire che lo stesso primo cittadino portava a spasso il candidato senatore Sallemi, per campagna elettorale.
Lì tutto si sarebbe esaurito con Barone a tutti gli effetti organico nella giunta Cassì oppure dimissionario per intraprendere altre strade.
Invece, Cassì e Barone hanno concorso, ciascuno per le proprie prerogative e competenze, a creare l’ennesima pagina buia di questa amministrazione, troppo subordinata ai desiderata del sindaco e con una maggioranza incapace di fermarsi e chiedere una verifica del programma elettorale, totalmente dimenticato e disconosciuto.
Cassì, evidentemente innervosito dalle voci di candidature tutte costruite contro la sua, ha perso lucidità, non solo politica, ancorché di politica ha dimostrato di masticarne poco, e come lui stesso ha detto di aborrire.
Ha palesato alla città la sua debolezza dando tanta importanza ad una possibile candidatura di Barone, anche quest’ultimo ha esagerato nel brandire la spada della sua candidatura, con la presunta partecipazione a primarie di dubbia attuazione e per le quali sapeva di non aver l’apparato di elettori pronto per l’obiettivo da raggiungere.
Come sapevano tutti, da tempo Barone si era reso conto di essere ormai inviso, a torto o a ragione, al sindaco che, molto prima della fine dei 5 anni di governo, è arrivato alla conclusione di poter fare a meno del giovane Barone, anche dimenticando di essere una sua creatura, id essere stato portato con la manina e con determinate alleanze alla elezione.
Oggi, di tutti gli alleati portati da Barone, nessuno parla, nessuno ne prende le difese, nemmeno i superstiti della sua squadra di consiglieri eletti si sognano di dichiarare l’abbandono della maggioranza.
Cassì riesce ad esercitare potere su di loro sufficiente a spegnere ogni agitazione, è stato sempre così, con Barone fuori dalla giunta si ritrova una squadra di fedelissimi con i quali può fare il bello e il cattivo tempo, più di quanto non abbai fatto finora.
Barone ci doveva pensare prima, doveva valutare bene il sindaco, la sua persona, le sue strategie, la sua affidabilità politica. Per quanto ha detto in conferenza stampa, non ha denigrato il primo cittadino ma ha ammesso, implicitamente, di non averne azzeccata una.
Oggi, tutto quello che ha raccontato in conferenza stampa resta senza effetti: dimissioni molto anticipate, come molti gli hanno, da tempo, consigliato, avrebbero avuto un effetto deflagrante, Barone ha scelto la via della riservatezza, non ha voluto mettere in piazza le scelte che non condivideva, ha voluto restare assessore ad ogni costo, forse consapevole che, nel frattempo non aveva il numero di consiglieri adeguato per dare fastidio in consiglio, per quello che può essere il fastidio di una squadra di inconsapevoli attori.
I segnali c’erano tutti sulla natura di Cassì, dal posto di lavoro fisso ad uno dei suoi consiglieri al lavorio per portarsi dalla sua parte il Presidente del Consiglio, appena qualcuno mostrava di avvicinarsi a Barone, il sindaco provvedeva a un lavaggio del cervello e riconduceva in riga i dissidenti.
La correttezza del sindaco gli avrebbe dovuto impedire di sottrarre uomini al suo mentore politico, le sue intenzioni, le sue intenzioni di fare fuori Barone sono state chiare da tempo, Barone ha assistito a tutto questo e non ha reagito. Questi sono i risultati.
La rassegna dei rilievi e delle eccezioni sollevate da Ciccio Barone è lunga e non c’è nulla che non è comprovato o già percepito da tanti.
La butta anche sul sentimentale, come la mancata vicinanza in occasione di un suo stato di salute che lo preoccupava o per la riunione di maggioranza organizzata quando la mamma era vicinissima all’esito.
Ma la politica purtroppo non guarda a queste cose.
Cassì’ lamentava se qualche parola delle riunioni di maggioranza trapelava, andava su tutte le furie quando comprendeva che registravano tutto sotto il suo naso, non tollerava che qualche giornale parlasse bene dell’assessore e della sua attività in giunta, addirittura senza citare il primo cittadino per ogni iniziativa.
Secondo il sindaco, Barone avrebbe gestito male le sue deleghe, il turismo in particolare, non tollerava che i suoi costi per le opere pubbliche fossero fondamentalmente ridotti rispetto alle altre opere gestite dall’assessorato ai lavori pubblici, particolare che non doveva emergere, come non dovevano emergere, per esempio, i tanti incarichi fiduciari del settore, tutti con ribassi dell’1 %.
Colpe gravi di Barone non aver denunciato quanto, secondo lui, non andava, soprattutto in mancanza di opposizioni consiliari valide e con la sua squadra incomprensibilmente silente.
Cassì, e si suoi fedelissimi, non tolleravano gli articoli che parlavano bene di Barone, non tolleravano i suoi post, solo Nunzio Basile e l’assessore Eugenia Spata hanno avuto riservate parole di apprezzamento, come persone e per la loro funzione.
Cassì non avrebbe gradito l’appoggio a Nello Dipasquale, come non gradì a suo tempo l’iniziativa di Ciccio Barone per la costituzione del movimento civico provinciale Patto per Ragusa. Non si poteva parlare di urbanistica, argomento interdetto ai non addetti ai lavori.
Ciccio Barone ha tollerato tutto questo, ha poco da recriminare se ora si sente tradito, chi scrive lo aveva invitato a dimettersi da tempo, la situazione era fin troppo evidente.
Ha tollerato e non ha parlato, non ha informato l’opinione pubblica, non ha informato la stampa, nemmeno in maniera riservata, consentendo di far uscire determinate questioni: il sindaco parla di rapporto di fiducia incrinato, Barone è stato corretto oltremodo nel non lavare panni sporchi fuori dal palazzo, nonostante fossero panni della collettività.
Macchinazioni di bilancio per 256.000 euro da destinare a una rotatoria, modifiche alla ZTL non apportate quando lo suggeriva Barone ma solo quando sono insorti i cittadini, il tutto per un progetto del vicesindaco che ha dato adito ad ogni genere di critiche. Riserve di Barone per l’iter del PRG, ma anche su questo Barone non si sbilancia e non dice perché non lo avrebbe votato in giunta.
Ormai, il sindaco non tollerava la eccessiva visibilità del suo assessore, arriva a far pensare che Barone non abbia la coscienza pulita per qualche sua iniziativa, ma Barone lancia la sfida e invita la Procura a fare controlli per quello che dice il primo cittadino.
Ai limiti del surreale le accuse di aver fatto campagna elettorale per un candidato sindaco o quelle di aver stretto accordi con la sinistra.
Barone, in chiusura della sua conferenza ha vantato legittimamente il tempo dedicato al suo mandato, ininterrottamente, di notte e di giorno, cosa sotto gli occhi di tutti e per risultati di tutto rilievo.
A ben pensare, è il sindaco, con la sua mossa ad aver dato ulteriore visibilità al suo ex assessore, molta di più ne avrà Barone, nel prosieguo di questa campagna elettorale, quali che siano le sue scelte, inimmaginabile l’apporto che potrebbe dare a qualche candidato con possibilità di posti al sole.
Significativo il numero di messaggi ricevuto da Barone dopo i fatti avvenuti.
In chiusura, ci vogliamo soffermare su un aspetto attinente all’assessorato al turismo, solamente sfiorato dall’ex assessore: solo un cenno per fatti noti, l’arrembaggio di tanti assessori per le somme della tassa di soggiorno.
Barone ha accennato a 260.000 carpiti per la manutenzione delle strade, ai fondi dedicati per buona parte alla cultura per eventi e manifestazioni.
Speriamo che il sindaco contesti le affermazioni di Barone e, nell’occasione, ci fornisca un elenco analitico delle destinazioni delle somme della tassa di soggiorno, con la specifica, nel contempo, delle somme per l’estate iblea impegnate da Barone e dall’assessore Arezzo.
Non farlo significherebbe fare splendere il sole sulle affermazioni di Barone.
