Il caso ‘Bitume’ per dimenticare quello che non va in città

Sindaco e opposizioni politiche hanno trovato un’arma di distrazione di massa: una città ferma per i centri storici, ferma per le contrade, la scandalosa vicenda del Convento dei Frati Minori Riformati, la farsa del parcheggio pluripiano, le tante opere pubbliche che restano al palo, il destino della casa protetta, i fantasmagorici progetti per le agevolazioni alla residenzialità in centro storico, le questioni indirettamente legate all’amministrazione, di Iblea Acque e della sanità, sono solo la punta dell’iceberg dell’immagine di una amministrazione, di un ciclo che ha completato la sua accelerazione e procede per inerzia, destinata a fermarsi.
Nulla di più utile che trovare il caso ‘Bitume’, che un caso non è, come non lo è quello del Mulino Curiale, quest’ultimo al netto dell’equazione che vorrebbe far passare l’assessorato ai lavori pubblici per cui un tot numero di negozi di vicinato vale un altro supermercato, o meglio due.
Un caso per attirare discussioni e dibattiti su altri argomenti.
Prima si è tentato di spacciare un rudere vuoto come reperto di archeologia industriale, nemmeno vincolato, in un contesto nel quale il privato legittimamente si è mosso, dopo che il sito era stato abbandonato e chiuso da anni, senza che nessuno se ne fosse preoccupato.
Poi la comparsa di alcune macchine movimento terra all’interno dell’area degli ex stabilimenti ANCIONE ha fatto emergere la realtà della nuova proprietà che risale, addirittura al 2024.
Ora tutti si preoccupano della sorte degli stabilimenti che hanno anche fatto la storia di Ragusa, per anni nessuno ci ha pensato, ora scompariranno le opere di street art che volevano proseguire il prestigioso filone di Festiwall, uno dei pochissimi eventi culturali degli ultimi decenni, in maniera azzardata confinate all’interno di una proprietà privata in vendita, nemmeno visitabile per motivi di sicurezza.
Gli organizzatori hanno scommesso e hanno perso e un buon giocatore, quando perde, non si scompone, resta impassibile e incassa la sconfitta.
Ora si affastellano le dichiarazioni del sindaco, della proprietà, gli allarmi tardivi della politica, se ne discuterà ancora per giorni, poi ci sarà chi proporrà la conferenza di servizi, il tavolo di confronto, per stabilire cosa fare dell’immobile storico, ex ABCD, che si trova all’interno dell’area e che la proprietà vorrebbe donare al Comune.
Da dove nasce questa generosità, se ci sono obiettivi reconditi, sarà tutto da scoprire.
Intanto, tutto sfuma fra i polveroni delle demolizioni.

Il sindaco smentisce le accuse di inerzia, assicura che ‘L’edificio dei primi del ‘900 sarà restaurato. Sono ceduti gratuitamente all’Ente 10.000 mq di area identitaria, era stato valutato l’acquisto pubblico ma il costo sarebbe stato proibitivo.
La solita propaganda di regime : nessuno ne ha saputo nulla, saranno state discussioni al bar o in piazza a marina di Ragusa con i fedelissimi, la famosa vantata progettualità non è quella del lungomare e degli edifici scolastici, per un progetto di riconversione e valorizzazione dell’area degli stabilimenti Ancione non bastavano, naturalmente politici, amministratori, esperti e tecnici locali.
Un progetto di tale grandezza esigeva esperienze internazionali, competenze di alto livello, rapporti a livello internazionale, contatti con imprenditoria e finanza di altissimo livello.
Altrimenti la fine è quella di cui già si parla, tutto si ridurrà all’ennesimo supermercato, nemmeno di marchi leader.

Ma cosa ci racconta Cassì:
“Abbiamo appreso che la riqualificazione dell’area ex Ancione ad opera del privato che l’ha legittimamente acquistata da altri privati, implica la distruzione delle opere di Bitume. Decisamente una brutta notizia, che credo però debba essere riportata sul giusto piano.
Per prima cosa, intendo rassicurare tutti sulla preservazione della memoria storica del sito.
Diversamente dall’ex Mulino Curiale, dove la Sovrintendenza ha verificato l’assenza di parti storiche o identitarie, prevedendo comunque che la palazzina verrà ricostruita uguale a quella preesistente, l’area ex Ancione ha ancora al suo interno delle parti di rilevanza storica.
Come ha già dichiarato pubblicamente il nuovo proprietario, queste parti, incluso il fabbricato principale e un’area di pertinenza di circa 10.000 mq dove sono ancora presenti i forni che anticamente producevano le mattonelle d’asfalto, saranno cedute al Comune a titolo gratuito. Non era scontato.
L’edificio originale che ospitava la fabbrica ex ABCD, risalente ai primi del ‘900, sarà riqualificato ed inserito nel progetto di restauro complessivo.
Chi ora per politica afferma che “siti storici saranno rasi al suolo nel silenzio e nell’inerzia” perdendo “memoria storica e un altro pezzo della nostra identità cittadina” è disinformato.
La vera perdita riguarda purtroppo le opere di Bitume, segretamente create da street artist durante le varie edizioni di Festiwall e poco note ai più.
Solo pochi ragusani hanno infatti potuto ammirarle e la causa è proprio nella mancanza di condizioni, innanzitutto di sicurezza, che consentissero ai precedenti proprietari di aprire l’area al pubblico.
Personalmente ho avuto il piacere di ammirare queste stupefacenti opere insieme a Vincenzo Cascone, curatore della rassegna, il quale è sempre stato ben cosciente della situazione e con cui più di una volta mi sono confrontato sulla loro salvaguardia.
Non posso entrare più di tanto nella vicenda perché, come detto, riguarda un’area privata ceduta a un privato – un sindaco non è un re, che fa a disfà come vuole su tutto – ma comprendo tanto il dispiacere di chi ha visto nascere quelle opere quanto le responsabilità del nuovo proprietario, legittimato a mettere in sicurezza l’area che ha acquisito per utilizzarla come ritiene.
Posso aggiungere che sono a conoscenza del fatto che il nuovo proprietario ha espresso il desiderio di incontrare il curatore di Bitume per comprendere come sostenere altre iniziative di street art.
Come Amministrazione diamo la nostra disponibilità a partecipare all’incontro per capire come dare il nostro contributo.
Cosa avrebbe potuto fare il Comune?
Come detto, è un tema che abbiamo analizzato più volte ma i costi per l’acquisizione dell’area e per la conseguente messa in sicurezza sono sempre stati proibitivi.
Probabilmente chi oggi ne approfitta per attaccare l’Amministrazione ci avrebbe accusati di sprecare denaro pubblico se avessimo investito i milioni necessari per acquistare il sito.
Anche la deputazione regionale si è interessata al tema, convenendo sul fatto che sarebbe stata un’azione troppo onerosa per un singolo Comune.
Ricordo inoltre che non sarebbe stato possibile nemmeno utilizzare i fondi Pnrr, sia perché vincolati a specifici obiettivi e sia perché permettevano acquisizioni da parte di Enti pubblici fino al 10% del progetto: per intenderci, per ottenere 2 milioni per l’acquisto poi ne avremmo dovuti spendere altri 18.
Chi oggi si dimostra improvvisamente interessato a Bitume, ne scarica qualche foto da Facebook e le usa per fare politica, dovrebbe saperlo.
Concludo ringraziando tutti gli artisti che in questi anni hanno donato alla nostra città le loro opere, anche quelle rimaste segrete dentro l’ex Ancione, e assumendo l’impegno a valorizzare l’area storica che sarà ceduta al Comune, memoria della nostra identità che, per essere preservata dovrà, finalmente, poter essere fruita”.

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