Il Centro Servizi Culturali non è morto, lo hanno fatto morire

Pasquale Spadola depone le armi e certifica che il Centro Servizi Culturali è moro. Con tutto il rispetto per la persona e per quello che rappresenta, culturalmente e non solo, per Ragusa, non c’era bisogno del grido di allarme di Pasquale Spadola per capire che il Centro Servizi Culturali era ormai di peso per l’intellighentia ragusana, come lo è stato sempre per una certa parte della ‘cultura’ locale.
Una situazione negativa per il Centro che si sviluppata negli ultimi anni, che con questa amministrazione ha avuto il sigillo di un disinteressamento totale nei confronti della struttura e delle sue componenti di gestione.
Scrive, ancora, in suo post, Pasquale Spadola: “Una Amministrazione che non ha capito, direi piuttosto che non ha voluto capire, l’effervescenza delle istanze culturali di una collettività che tanto ha dimostrato di produrre durante la vita del Centro, ha vinto la sua battaglia contro la cultura ragusana.
Nessuno ha alzato un dito! Ora anch’io, stanco Don Chisciotte contro mulini a vento, anch’io butto la spugna, ma sempre con la testa alta chiusa ad ogni compromesso”.
Condivisibile, ma tardiva la posizione dell’uomo di cultura, peraltro, Presidente del Centro Servizi Culturali, per di più in un periodo in cui anche nell’aprire una bustina di zucchero si intravedono mosse elettorali.
Come spesso accade, colpe da entrambe le parti in causa: il Direttivo del Centro che non lanciato da tempo l’allarme sul disinteresse dell’amministrazione, l’amministrazione che, come spesso accade con l’attuale non parla a chiave lettere delle sue strategie, dei suoi progetti, anche delle su ‘simpatie’ e ‘antipatie’.
Ma è la vita di goni giorno, sono i tempi, solo sussurri, bisbigli dietro la porta, commenti a microfoni spenti, nessuno dice apertamente come stanno le cose, facendo nomi e cognomi.

Sulla questione interviene anche l’avv. Umberto Calvanese, Vicecoordinatore Fratelli d’Italia Ragusa, che, in riferimento alle parole di Pasquale Spadola, lancia un appello per un chiarimento sulla sorte del Centro Servizi Culturali:, con la seguente nota:

In seguito alla pubblicazione di un post su Facebook da parte di Pasquale Spadola, Presidente del Centro Servizi Culturali Emanuele Schembari, che ha dichiarato senza mezzi termini “morto” il CSC, interviene Umberto Calvanese, Presidente dell’Associazione Culturale Vesta e Vicecoordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Ragusa, per chiedere lumi sulla questione.
“Apprendiamo con amarezza”, dichiara Calvanese, “che l’amministrazione avrebbe abbandonato a se stessa una struttura che ha 30 anni di vita e che raccoglie più di 50 associazioni culturali ragusane, negli anni sempre più depotenziata e ridotta, di fatto, all’impossibilità di potere operare efficacemente; il tutto mentre, dall’altra parte, si sono investiti ingenti fondi nella creazione del Centro Commerciale Culturale, creato peraltro in locali che non sono di proprietà del Comune e per il mantenimento dei quali l’Ente sostiene ulteriori spese.
Piuttosto che puntare, quindi, su una realtà già avviata e consolidata nell’ambiente culturale ragusano, il Comune ha preferito investire altrove energie e risorse fino al punto che di recente, a quanto pare, avrebbe negato al Centro Servizi Culturali persino il finanziamento necessario per lo svolgimento delle sue attività, condannandolo così a morte, per usare le parole del suo Presidente.”
“Anche in questo caso,” prosegue, “vien da chiedersi quale sia la strategia generale che il Comune sta perseguendo e il perché di certe scelte che, agli occhi di molti cittadini e addetti ai lavori, appaiono incomprensibili.
L’Amministrazione, a nostro modo di vedere, dovrebbe ripensare e rilanciare i poli della cultura partendo dall’esistente ed evitando che un patrimonio di esperienze, di aggregazione, di tradizione e di identità vengano dispersi da un’azione priva di visione unitaria e con interventi a macchia di leopardo.
Sotto questo profilo, ad esempio, ci chiediamo perché, a fronte della mancata aggiudicazione della gestione del Centro Commerciale Culturale, non si sia pensato finora di affidare tale servizio direttamente allo stesso CSC, così riunendo in un unico centro decisionale la gestione dei due poli.”
“Il Centro Servizi Culturali” conclude Calvanese, “è un pezzo della storia di Ragusa che non possiamo permetterci di perdere e che necessita, anche da parte di chi amministra la città, della stessa cura e dello stesso amore che coloro che lo hanno pensato e tenuto in piedi per tutti questi anni vi hanno profuso con la loro fatica e il loro impegno; a loro devono andare il giusto riconoscimento e il ringraziamento da parte di tutti i cittadini ragusani, non solo con le belle parole ma con i fatti concreti”.

Ultimi Articoli