Il Comitato di Ibla contro la città dei contenitori

Dicevamo ieri della strategia del bastone e della carota del comitato di residenti di Ibla nei confronti dell’amministrazione comunale, per le problematiche riguardanti il quartiere di Ragusa inferiore.
Ieri plauso peri collegamenti tramite bus, oggi le bacchettate per l’anormale invasione di contenitori per i rifiuti differenziati che invadono Ibla, come del resto anche la città.
E se ieri non abbiamo condiviso del tutto la linea del comitato, oggi dobbiamo forzatamente sostenere questa battaglia per un sistema di raccolta dei rifiuti differenziati che risulta del tutto inadeguata alle esigenze della città, problematica, peraltro spesso da noi sollevata in ordine a quella che definiamo “la città dei contenitori”
Se, infatti, il sistema prevede i mastelli per le utenze domestiche, per quelle condominiali e gli esercizi commerciali sono previsti contenitori enormi che, in mancanza di aree private interne, dei condomini o delle attività commerciali, devono stare sulla pubblica via.
Così ci ritroviamo marciapiedi ingombri di una fila di contenitori con il coperchio di diverso colore, fuori dai condomini e dalle attività commerciali, spesso accanto ai portoni dei condomini e all’ingresso delle attività commerciali non c’è nemmeno lo spazio ove collocare i contenitori, così che vengono sistemati nelle vicinanze, se non addirittura, volutamente, lontano dagli ingressi, così da evitare lo sconcio per condomini o gli avventori, trasferendolo sotto casa d’altri.
Facile immaginare cosa accade quando sono due o tre le attività commerciali che debbono esporre i contenitori, a tutto si aggiunge l’altra grave criticità, dell’incapienza dei contenitori, inadeguati alla bisogna, sui quali, peraltro, vengono accatastati altri sacchetti di rifiuti lasciati dalla gente che, per convenienza, scambiano la zona dei contenitori e i contenitori stessi come sito dove conferire i propri rifiuti, spesso nemmeno differenziati.
È una situazione di certo difficile da risolvere, perché, restando a Ibla, molte attività non avrebbero come tenere dentro nemmeno un singolo contenitore, a stento, forse, i mastelli.
Unica soluzione logica sarebbe di concedere le autorizzazioni per gli esercizi pubblici solo a quelle attività che hanno spazi per conservare all’interno i contenitori, ma resta il problema per gli esercizi in attività e per i condomini, per i quali il sistema non ha previsto la realtà della situazione.

E veniamo alla situazione di Ibla e alla nota che sarebbe sta inviata dai residenti al sindaco e al Presidente del Consiglio comunale, con riserva di portarla a conoscenza dell’ASP: “numerosi cassonetti della raccolta differenziata dei rifiuti, assegnati agli esercizi pubblici di Ibla, sono stati spostati e dislocati in siti, lontani dalle attività che li producono e, adesso, risultano utilizzati da chiunque. Ciò provoca inconvenienti igienici, esalazioni maleodoranti, nocumento e disturbo della quiete pubblica, proliferazione di insetti e roditori aggravati dall’assoluta mancanza di lavaggio e sanificazione”.
Anche questa è una grave lacuna del sistema, quella della sanificazione dei contenitori per i quali non è previsto, in contratto, il lavaggio, questo per favorire l’intervento di privati che lo avrebbero svolto a pagamento. Magie di chi ideato il piano di raccolta e ora pontifica su discariche e inceneritori.
“Gli esempi più eclatanti sono i cassonetti concentrati sotto le finestre dell’asilo G.B. Marini di corso 25 Aprile, angolo via Montereo, e quelli posti in via San Domenico sottostanti i balconi dell’istituto scolastico Giovanni Pascoli.”
La nota sottolinea ancora come il singolare sistema adottato dal Comune sia in contrasto con “le norme: igienico sanitarie che regolano l’attività degli esercizi pubblici, D.P. 327/80, regolamento CE 852/2004, ordinanza Ministero della Salute del 3/4/2002, circolare dell’Assessorato regionale alla Sanità. 7/1/1997, N.907 e al Regolamento Comunale d’Igiene; ambientali che regolano l’attività di conferimento dei rifiuti porta a porta, decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 Codice dell’Ambiente, decreto legislativo 3/12/2010, n.205 di modifica del Codice dell’Ambiente, ordinanza del Comune di Ragusa n. 275 del 06/02/2012 sulla raccolta differenziata e Deliberazione del Comune di Ragusa n. 386 del 19/7/2016 – Regolamento per la raccolta differenziata; del Codice della Strada con marciapiedi ostruiti e interdetti al transito dei pedoni e dei diversamente abili”.
C’è pure il problema, non perseguito, di molte strutture ricettive non registrate, senza mastelli e senza contenitori, oltre a quello degli studenti che, quando ritornano a casa, non possono lasciare l’immondizia a marcire nella residenza, per giorni, e se ne disfanno lasciandola fra i primi contenitori che incontrano.
I rimedi richiesti, va detto senza mezzi termini, vanno a nocumento delle attività commerciali e di ristorazione, emerge, quindi, sempre il conflitto di fondo fra residenti e ristoratori ai quali, va detto, i residenti affittano i locali.
Ma ci sono cose che si dovrebbero fare, occorre verificare se gli amministratori vorranno mettersi contro gli operatori commerciali o vorranno comunque tutelarli.

Così conclude la nota:
“Servirebbe la vigilanza sul rispetto delle norme che regolano l’attività di produzione e detenzione dei rifiuti degli esercizi pubblici da parte dell’Asp a cui è demandato tale compito a tutela dell’igiene degli alimenti, atteso che i cassonetti oltre a non essere conformi alle norme sanitarie per la mancanza di comando non manuale di apertura, non vengono periodicamente sanificati con conseguente pregiudizio per la salute pubblica causate dalle esalazioni nauseanti, proliferazione di insetti e roditori;

servirebbe l’immediata rimozione dei cassonetti della raccolta differenziata degli esercizi pubblici posti lontano dalle attività di assegnazione allocandoli, al pari dei comuni cittadini, dinanzi agli esercizi di produzione nel rispetto delle norme che regolano la raccolta differenziata porta a porta che, oltre a consentire un più efficace controllo, porrebbe fine all’improprio utilizzo degli stessi da parte di soggetti estranei alle attività;

servirebbe la periodica pulizia, lavaggio e sanificazione dei sudici e maleodoranti contenitori, del suolo pubblico circostante particolarmente insudiciato e dei mezzi utilizzati per la raccolta differenziata che dovrebbero presentarsi sanificati ed idonei dal punto di vista igienico-sanitario all’inizio di ogni giornata;

servirebbe la verifica della conformità dell’allocazione dei contenitori dei rifiuti alle norme del Codice della Strada al fine di garantire in sicurezza il passaggio di pedoni e diversamente abili.

Servirebbe, infine, risolvere il problema del conferimento dei rifiuti sollevato dai cittadini in caso di improvvise partenze non programmabili e degli studenti universitari fuori sede, e della verifica della regolarità amministrativa di tutte le strutture ricettive.”

Tutte richieste ineccepibili, inevitabile osservare che l’adempimento di questi obblighi metterebbe in cri molte attività. Chi la spunterà?

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