L’emergenza pandemica ha messo a nudo i limiti della politica in maniera plateale, anche il “dio” Draghi si mostra in affanno e i risultati si vedono soprattutto in relazione alle misure per prevenire gli effetti nefasti del covid e delle sue varianti.
Sullo sfondo di una tutela a tutti i costi del sistema economico e di una manina corta nel disporre ristori e agevolazioni per le categorie più colpite, il grande economista che si è fatto coinvolgere dalla politica, avrebbe bisogno di un periodo di isolamento da Palazzo Chigi, dove è evidentemente distratto dalla possibilità di andare al Quirinale e dalla tensione per riuscire, ad ogni costo, a mantenere gli impegni con l’Europa per fare arrivare, senza problemi, i fondi del PNRR.
A queste difficoltà, si aggiunge l’incapacità di non riuscire a domare le intemperanze e le contraddizioni dei partiti, primi fra tutti Lega e 5 Stelle.
Tutto ciò ha provocato una certa delusione nei suoi più accaniti sostenitori, che non lo vedono più come il santo taumaturgo in grado di tirare fuori l’Italia dal baratro.
Una questione che, più di ogni altra, ha messo a nudo i limiti di Draghi è la questione scuola e, in particolare, quella della riapertura dopo le vacanze natalizie, nel pieno dell’esplosione dei contagi. Per nulla aiutato dalla presenza, a viale Trastevere, di un Ministro perfettamente in linea con l’incapacità che ha contraddistinto, da sempre, i vertici del Ministero alla Pubblica Istruzione.
Venivamo dai banchi a rotelle e dal totale immobilismo nel settore dei trasporti, della agibilità delle aule e, più in generale, degli edifici scolastici, immobilismo sommo anche per le difficoltà di distanziamento e incapacità di controllare la destinazione degli ingenti fondi arrivati alle scuole.
Oggi, si dibatte di mascherine FFp2 che dovrebbero essere a quintali nelle scuole e non ci sono, sistemi di condizionamento e aereazione nelle classi inesistenti, difficoltà per il gran numero di personale che risulta positivo e non può garantire la sua presenza a scuola.
In questo contesto, massima fermezza per mantenere l’apertura delle classi, nonostante le forti proteste della politica, dei presidi, dei sindacati, delle famiglie, dei medici e, oggi, in particolare dei pediatri, in un paese dove l’alto numero di contagiati ha messo in crisi le USCA e i sistemi di tracciamento.
In molti chiedono a gran voce di spostare l’apertura delle classi a fine gennaio, ritenendo il riavvio delle lezioni un possibile elemento scatenante di un peggioramento per il numero di contagiati.
A cascata, la situazione ricade sulle realtà locali: in Campania il governatore, il presidente della regione, il colorito De Luca, dispone il rinvio delle lezioni e il governo minaccia di impugnare la decisione.
A Messina fa lo stesso il Sindaco, anche lui De Luca, in tutta la Sicilia 200 sindaci si aggiungono ai già citati fautori del rinvio delle lezioni, isolatamente, qualche primo cittadino, come quelli di Modica o di Ispica trovano l’escamotage per un rinvio.
Ma l’escamotage sommo è quello del Presidente della Regione Siciliana, Musumeci, che, di concerto con la task force appositamente costituita, in una condizione di estrema criticità delle strutture sanitarie dell’isola, che a gran voce, chiedono di non aprire le scuole, per non mettersi in contrasto con il governo nazionale, non ha trovato di meglio che usufruire dei giorni ancora disponibili del calendario scolastico per fare ‘vacanza prolungata’: usati i primi tre giorni, la pressione esterna pare stia consigliando di usarne almeno altri due per arrivare a venerdì e giocarsi la settimana. In attesa di vedere come si evolve la situazione, sperando di una revisione delle scelte da parte del Ministro, cosa improbabile, e tenendo conto che le ultime normative non consentono autonomia decisionale, in periferia, nemmeno in zona arancione.
Una sorta di “acqua calda e stiamo a vedere”.
E veniamo a Ragusa, al nostro Sindaco Cassì, sul quale aleggiano nubi di delusione dei molti estimatori, di quelli che lo avevano votato e di quelli che avevano scelto di apprezzarlo dopo il voto, non per semplice salita sul carro del vincitore.
Cassì si è infastidito anche solo per la mosse di qualche collega, che definisce “decisioni “di pancia” o, peggio, “per assecondare “gli umori” della gente”.
Preso in contropiede, prima dall’appello di Musumeci al governo nazionale e poi dalle decisioni della task force, Cassì è rimasto praticamente isolato.
Nel contesto di un avviato processo comunicazionale volto ad accrescere il consenso, in vista della ricandidatura a sindaco, sono ormai innumerevoli i post e i comunicati dove non c’è solo comunicazione dell’attività ma, piuttosto, l’elogio della sua buona e sana amministrazione, di saper intercettare fondi regionali, nazionali ed europei, in questo periodo retaggio di tutti, dell’agire virtuoso dell’amministrazione.
Una normale comunicazione di propaganda se non fosse che, con un post chilometrico, che trascende ogni possibile attinenza con un social, il sindaco, nonostante le istanze di rinvio, unanimi, e il relativo ascolto comunque dedicato, si vede isolato e pretende di dare lezione sulla materia con divagazioni sul comportamento dei colleghi che definisce protagonisti di decisioni “di pancia”, di pretesti, o, peggio, per assecondare “gli umori” della gente. Una ricerca del consenso “che poco avrebbe a che fare con la politica “responsabile” “.
Se la campagna elettorale comincia con questi toni siamo messi molto male.
Tutto il post, che si spera sia il solito frutto di qualche incompetente di politica chiamato a collaborarlo, è farcito di opinabili, per usare un eufemismo, valutazioni sull’altrui comportamento.
Portare ad esempio le scelte di qualche altro sindaco è solo frettolosa valutazione, occorreva rispettare le scelte del governo nazionale, senza fiatare, anche l’escamotage di Musumeci non è considerato soluzione, pur lasciando a casa i ragazzi, forse per una settimana, sarebbe solo l’opportunità per organizzare meglio il rientro.
Ma cosa hanno fatto, allora gli organi comunali preposti e i dirigenti durante il lungo periodo di vacanza?
Legittima del tutto la sua condivisione della posizione del governo nazionale, estrema la considerazione che le scuole andrebbero chiuse solo dopo che “è sospesa e chiusa ogni altra attività”.
Ma è troppo tollerare la ramanzina per altre legittime posizioni, peraltro avanzate da medici e pediatri, per citare solo alcuni.
Secondo Cassì, e la sua opinione è legittima, la privazione delle occasioni di socializzazione che solo la scuola può dare, produrrà, secondo gli esperti, danni psicologici e ritardi nella formazione, ad oggi nemmeno calcolabili, giusto guardare alle attività pomeridiane di svago e di formazione, che naturalmente dovrebbero essere precluse, ardito dire che “privare i ragazzi di ogni forma di socialità vorrebbe dire attuare una sorta di lockdown solo per loro, facendo gravare su un’unica generazione il peso di comportamenti non sempre opportuni adottati da molti, indistintamente dall’età.”
Non esiste nel mondo – si mette al sicuro Cassì – l’amministrazione perfetta, immune da errori, perché non esiste un “manuale di comportamento in caso di pandemia”, auspica un po’ più di salutare e serena obiettività.
Conclude riportando all’attenzione che occorre applicare esclusivamente le disposizioni del Governo, sconosce, evidentemente la protesta civile, lo sciopero bianco, l’ostruzionismo, l’ascolto degli elettori, la piazza, attende l’esito del ricorso contro il governatore della Campania, non gli bastano i numeri dei positivi in città per definire emergenza sanitaria esclusivamente locale, vuole puntare l’ossequio al governo nazionale contro il banco di un possibile aumento dei contagi, amministrare non è un tavolo di chemin de fer.
Una sperticata difesa, la sua, delle prerogative di imposizione del governo centrale, dovrebbe, allora, uscire dall’ANCI che ha assunto un chiaro atteggiamento non in sintonia con i suoi comandamenti.
Quello che dice Cassì potrebbe essere accettato se non fosse posto ina maniera professorale, da aspirante statista, peraltro poi si butta in alcune ammissioni che depongono malissimo per il governo nazionale e per quello regionale: mancano mascherine FFP2 per tutta la popolazione scolastica, ma un generale non aveva detto che sarebbero arrivate?
“Mancano dati specifici relativi al mondo della scuola: quanti sono i contagiati? Quanti i non vaccinati?”
Ma chi dovrebbe raccogliere i dati? Perché pare “oggettivamente impossibile fare uno screening preventivo di tutti gli studenti” ?
Attendere che si possano garantire standard di piena sicurezza prima di riaprire le scuole è velleitario e sarebbe, a suo avviso, un errore, più corretto sarebbe, invece, imparare a convivere con il rischio del contagio, dato che ormai sappiamo come ridurlo: vaccinazione a tappeto, ovviamente, ma anche uso delle mascherine e distanziamento, misure che nelle scuole vengono rispettate molto più che altrove.
“Ricordiamocelo prima di invocare DAD o chiusure generalizzate.” conclude.
Ma se ha detto che le mascherine non ci sono, non significa convivere con il rischio del contagio, significa sfidarlo. Ecco, perché, come Draghi, ha deluso, ma c’è di buono, per lui, che Draghi potrebbe diventare Presidente.
