Nonostante le ambizioni dei programmi per il centro storico, la crisi non accenna a placarsi, anzi si acuisce per la mancanza di revisione, da parte dell’amministrazione, di idee, programmi e persone.
È di tutta evidenza che chi ha avuto la presunzione di occuparsi di centro storico ha fallito in pieno, ora la crisi travolge tutti, assessore ai centri storici, all’urbanistica, allo sviluppo economico, nessuno esce indenne da un fallimento della programmazione, anche i movimenti politici e le associazioni hanno le loro colpe, sono stati poco propositivi e, soprattutto, nonostante il gran parlare non hanno alzato la voce per destare il sindaco e farlo recedere dalle sue scelte sbagliate.
Flop totale per Carmine Putie, per il City, per la vallata Santa Domenica, per gli Orti urbani, per via Roma, per le vie adiacenti, per l’ecomuseo, per la riqualificazione di tutto le vecchie abitazioni, con il Museo Archeologico chiuso, e le attività commerciali che continuano a chiudere.
Dopo 40 mesi su 60 di amministrazione, non si salva nessuno, ma tutto resta immobile.
Significative alcune riflessioni del Presidente di ‘Ragusa in Movimento’:
“Ancora altre due attività operanti in centro storico hanno consegnato la licenza, nelle ultime settimane, rinunciando ad andare avanti. In questa zona di Ragusa, dove il rilancio è solo un’utopia, la condizione di degrado avanza sempre di più.
Rispetto a tutti i ragionamenti che possiamo fare e a tutte le idee che si possono formulare, la realtà, purtroppo, è soltanto una.
E cioè, sempre più locali sfitti, sempre meno attività commerciali e residenti di fatto pressoché inesistenti in alcune aree di queste zone”.
Lo dice il presidente di Ragusa in Movimento, Mario Chiavola, dopo avere effettuato un sopralluogo, in queste ultime serate, nella zona in questione, in particolare nel quadrilatero compreso tra via Roma, via Gian Battista Hodierna, via Sant’Anna e via Enrico Elia. Una porzione di centro storico alquanto estesa, con numerose abitazioni.
“Il 50 per cento delle quali, però – continua Chiavola – risulta vuota. In più, la parte restante è abitata per almeno il trenta per cento da etnie varie. Quindi, non solo ragusani ma romeni, albanesi e anche qualche famiglia di tunisini. Insomma, il tessuto sociale della nostra città, almeno nel centro storico, è profondamente cambiato negli ultimi trent’anni.
Ce ne siamo accorti tutti però nessuno ha mai avuto il coraggio di prendere il toro per le corna.
La questione non è, infatti, secondo noi, la riqualificazione del centro storico ma in che modo l’integrazione possibile può favorire la rinascita di questa parte della città.
Stiamo parlando di comunità chiuse che spesso non solo non interagiscono tra di loro ma neppure con quella ragusana. E’ come se vivessero in un mondo a parte.
Non è solo, quindi, una problematica legata al recupero e al ripristino delle abitazioni esistenti.
E necessario, piuttosto, creare occasioni di aggregazione, di confronto, capire in modo le varie etnie esistenti possano interagire, ammesso che lo vogliano, con i ragusani.
Certo, è una problematica niente affatto semplice che si va a innescare sull’altro grande problema riguardante la desertificazione commerciale. Nessuno ha la bacchetta magica.
Intanto, una riflessione su questi temi, dopo anni, bisognerebbe cominciare a farla.
Nessun rappresentante delle istituzioni locali, a quel che io ricordi, si è mai posto una questione del genere. La sostenibilità dell’integrazione deve essere il percorso da seguire per cercare di verificare, sul campo, quale possa essere il reale futuro del centro storico di Ragusa”.
