Il paese dei balocchi

di Cesare Pluchino
Sperimentazione dell’apertura al traffico veicolare della parte finale di via Roma e già partono le prime richieste di apertura totale della via, dal corso Italia

Lo avevamo previsto, sapevamo che, dopo la richiesta di apertura della via Salvatore, per transitare in via Roma e sul Ponte Nuovo, si sarebbe innalzato il livello delle pretese che, peraltro, consideriamo giustificate.
Dobbiamo ammettere che, in verità, pensavamo si proponesse l’apertura del tratto via Sant’Anna – piazza Libertà, invece nemmeno 12 ore di sperimentazione e un commerciante di via Roma, intervistato, ammette che la sperimentazione risulterà inutile, lo stretto corridoi obbligato per le vetture non consente la sosta e, quindi, tutto inutile, soldi spesi inutilmente se non sarà consentita la fermata alle autovetture.
Poi, se c’è da risolvere la questione ‘via Roma’, meglio sarebbe aprire tutta l’arteria, come una volta.
Ipotesi del commerciante di via Roma comprensibile, giustificabile e per certi versi condivisibile.
Che emozione sarebbe, soprattutto per chi scrive, tornare 40 anni addietro, rivivere le stesse sensazioni, anche senza gli obiettivi di una volta, rifare le ‘vasche’ motorizzate sul percorso via Roma, ponte Nuovo, piazza Libertà, viale Ten. Lena, piazza del popolo, viale Ten. Lena, piazza libertà, via Dott. Pennavaria, ponte San Vito, via San Vito, corso Italia, via Roma, riempire l’atmosfera delle serate ragusane con i fumi di scarico delle vetture, ancorché filtrati dalla moderne marmitte catalitiche.
Una vittoria dopo decenni su quanti si ostinavano a chiedere la chiusura al traffico della più importante arteria cittadina.
Una sconfitta netta per quanti, scienziati, pensavano di poter adattare la teoria dell’isola pedonale alla difficile urbanistica ragusana. Gli olandesi hanno già programmato di non usare autovetture con motori a scoppio dal 2025, noi siamo ancora all’epoca della fermata al bar con l’auto da portare fin davanti all’ingresso del locale, quasi dovesse gustare la granita o il latte di mandorla.
Tant’è che l’associazione di categoria propende per studiati comunicati nei quali si chiede l’apertura temporanea al traffico, nelle more della definizione dei lavori sul cantiere del fognolo di via Roma, per consentire che cosa?
Un più verace commerciante, che meriterebbe di essere accontentato per la sua schiettezza e la sua sincerità, ci dice che sono tutte parole a vuoto, la sperimentazione non risolve nulla, occorre riaprire la via per dare ossigeno, definitivamente, alle poche aziende che ancora resistono, ma giungono voci che altri negozi storici della via Roma stanno per abbandonare.
L’esito delle mirabolanti progettualità, peraltro affidate a tecnici di paese, forse nemmeno urbanisti riconosciuti, era ampiamente prevedibile.
Come sarebbe bella la via Roma con una serie di barriere jersey, coloratissime, che partono da corso Italia per arrivare a piazza Libertà, magari riempite di latte per una questione di identità territoriale, possibilmente illuminate internamente per sopperire alla scarsa illuminazione della via, roba da ulteriore patrimonio mondiale dell’umanità.
Naturalmente siamo nel paese dei balocchi, cantato il peccato non si cantano i peccatori, si trova solo qualcuno che addebita la crisi della via Roma ai grillini, fra poco, in città, non si troveranno persone che erano d’accordo per la trasformazione della via in isola pedonale.
Certo un brutto colpo per i produttori delle basole sottili da 10 centimetri che si proponevano come pavimentazione totale della città, compresi prati, campi da calcio e cortili privati.

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