Il Consiglio comunale di Ispica ha approvato la mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco, Innocenzo Leontini sarebbe decaduto dalla sua carica alla quale era stato eletto anche con il contributo di qualcuno che, ora, gli ha votato contro.
Questo aspetto, assieme a quello di una mozione di sfiducia a sei mesi dalle elezioni, fa parte del teatrino della politica siciliana e della nostra provincia in particolare, dove tutto è sfuggito dai canoni delle più elementari regole della buona amministrazione.
Non vogliamo entrare nel merito delle scelte operate peraltro da un manipolo di consiglieri molti dei quali dalle appartenenze sfumate, non ci interessa capire chi ha fatto bene e chi ha fatto male alla luce delle imminenti consultazioni che daranno alla città un altro sindaco e un altro consiglio comunale, non si sa se migliori o peggiori di quelli attuali.
Ci interessa capire chi comanda, quali sono le autorità preposte, quali sono le gerarchie in questo circo equestre della politica che, itinerante da Palermo alla provincia di Ragusa.
A leggere le cronache della seduta del Consiglio comunale di Ispica, pare che i competenti uffici regionali, dell’Assessorato agli Enti Locali, abbiano espresso parere circa l’inammissibilità della mozione di sfiducia, perché presentata fuori tempo massimo. Parere negativo è stato espresso anche dal Segretario Generale della Prefettura, anche il Segretario comunale di Ispica, in apertura di seduta aveva avvertito che la mozione era da considerarsi “giuridicamente illegittima”, appunto per i suindicati pareri.
Pareri che, alla luce degli eventi, sono solo consultivi, evidentemente, perché il consiglio comunale ha ritenuto di poter andare avanti.
Per questo le nostre domande che sin affastellano con altre domande: se come è stato annunciato, ci saranno dei ricorsi, innanzitutto da parte del sindaco sfiduciato, c’è qualcuno che pagherà per gli errori?
Se i pareri fossero contrastanti con la legge, con le regole, occorrerebbe verificare le competenze di chi li ha espresso, a tutti i livelli, se avessero torto quelli che sono andati avanti nonostante il parere contrario di autorità superiori, come minimo dovrebbero essere interdetti a vita dal fare politica e dal rivestire cariche pubbliche.
Altrimenti, se finità tarallucci e vino, in un senso o in un altro, se varrà la sfiducia ritenendo i pareri sbagliati oppure se il sindaco tornerà in carica, sarà acclarata l’immagine di un paese di Paperino, dove i pareri sull’ammissibilità di un Amministratore Unico dirigente regionale in quiescenza per un a società partecipata saranno carta straccia, dove i termini per la presentazione delle relazioni annuali dei sindaci sono solo indicativi, dove i comuni in dissesto possono vivere tranquilli al pari di quelli con i conti in ordine, dove le condanne della Corte dei Conti hanno valore come le carte di un gioco di ruolo.
