Il Partito Democratico in coma farmacologico

di Vilnius Nastavnic
In attesa di tempi migliori, perché, come ha scritto oggi il direttore di una autorevole testata, su facebook, poltrone ARS servanda sunt’


La Sicilia può aspettare, e, a cascata, anche i Comuni della Sicilia.
I rifiuti, le discariche, la formazione, i Liberi Consorzi, l’agricoltura, il turismo e i beni culturali, debbono attendere, almeno fino alla fine del mese di luglio, quando le forze politiche al governo della regione metteranno a punto un piano di rilancio dell’azione della Giunta Crocetta.
Il Presidente, per la prima volta, a conferma delle sue doti di politico intelligente, che nulla hanno a che fare con l’incapacità congenita di amministrare, quasi a mo’ di sfida, ha messo sul tavolo la disponibilità a farsi da parte, mettendo la palla nelle mani del Partito Democratico che era e sarà costretto ad impostare l’azione.
Le dimissioni di ben tre assessori, in pochi giorni, causerebbero la crisi di qualsiasi giunta. Se poi uno si dimette in plateale protesta per l’ingresso in giunta di tale Pistorio, già fedelissimo di Raffele Lombardo, navigatore esperto di vari partiti, e una dei dimissionari risponde al nome di Lucia Borsellino, impossibilitata a mantenere la sua presenza in giunta per l’ennesimo scandalo riguardante la sanità siciliana, in tempi normali, non ci sarebbero stati dubbi sul rompete le righe.
Invece, la perdurante crisi del Partito Democratico, le perenni divisioni interne, la mancanza di leadership e il basso livello della classe dirigente del partito consigliano, ancora una volta, di attendere tempi migliori, che, però, si aspettano da anni.
Determinante, per la scelta, il fiato sul collo del Movimento 5 Stelle che, in caso di elezioni, si candiderebbe a governare l’isola con buone possibilità di vittoria, sull’onda di una protesta dei siciliani, ormai stanchi delle solite manfrine e dei giochi di potere dei soliti noti, intenti solo a salvaguardare stipendi, privilegi e poltrone.
La situazione, che in tutte le descrizioni giornalistiche è disastrosa e rasenta il baratro, anche sulla scia di una condizione nazionale del partito in profonda crisi di consensi, ed è acclarata dalle parole del segretario regionale Raciti, a conclusione della direzione del PD siciliano, svoltasi a Palermo, all’Hotel delle Palme: pur avendo incassato l’approvazione della sua risoluzione, Raciti è sembrato rassegnato nelle dichiarazioni.
Ha detto che il suo intento era quello di capire se c’era la capacità di leggere il problema e la volontà di affrontarlo, ma dopo aver ascoltato gli interventi, in direzione, si dice molto preoccupato.
Se non è una resa questa…
Sibillino nell’auspicio che alle necessarie riflessioni serva il coinvolgimento del partito nazionale e delle altre forze politiche. Riguardo a queste ultime, non si comprende a chi si rivolge il segretario, considerando che, come entità, oltre ai 5 Stelle, restano solo un centro destra in disfacimento che cerca di rinnovarsi sui resti della destra e della Lega di Salvini, e una miriade di piccole formazioni residuali che, forse, tenendo in vita il governo per qualche sgabello, hanno provocato l’attuale situazione di profonda crisi della politica siciliana.
Significative anche le ulteriori dichiarazioni di Raciti che ha concluso dicendo: “Abbiamo trasmesso troppo spesso la sensazione di girare a vuoto e non possiamo più permetterci di restare fermi sul posto a parlare di cose che si devono fare ma non si sa perché non si riescono a fare.” 
Tutti sanno che nel breve volgere di venti giorni la situazione non potrà cambiare, né si potrà risolvere. Sono tutti concordi nel ritenere ineludibili le elezioni, ma nessuno ha il coraggio di assumersi la responsabilità di un passo che potrebbe portare ad una sconfitta epocale, nonostante il Partito Democratico, in Sicilia, sia abituato alle sconfitte.
Sconfitta epocale sarebbe anche quella di un nuovo successo di Crocetta, che relegherebbe il Pd isolano a ruolo di comparsa e i renziani di Sicilia candidati all’esilio, improbabile nelle previsioni ma di cui il Presidente si dice certo, in caso di ritorno alle urne.
L’orizzonte, in ogni caso resta assai fosco per la Sicilia, abituata allo splendore del sole. In tutte le province non si avverte una posizione di forza del Partito Democratico, le vecchie lobby di potere, sia di origine comunista che democristiana, sgomitano, sempre, in prima linea per  candidarsi ai posti di potere, contro ogni logica e ogni percezione di insoddisfazione della gente.
In ogni realtà locale, fatti salve le necessarie presenze, insostituibili per storia ed esperienza politica all’interno del partito, occorrono volti nuovi, professionalmente preparati, con capacità politiche non indifferenti per affrontare la difficile situazione esistente.
Continuare a cincischiare, con beghe di partito, rivalità personali e dissidi interni, senza adeguate leadership in grado di assolvere i ruoli con il minimo di dignità politica, significherà autoeliminarsi, per anni, dalla vita amministrativa regionale e, a cascata, anche locale. 

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