Sono molto lieto di occuparmi dell’artista Michele Digrandi che opera a Ragusa, perché sono stato tempo fa in quella città.
Ragusa è un paese stupendo in mezzo alle montagne, a pochi chilometri dal mare. Sono rimasto colpito dai muretti che delimitano le proprietà: si accavallano e si stendono tipo la muraglia cinese per centinaia di chilometri; visti dall’alto arrivando in aereo, sembrano un mosaico singolare, proprio una mappa veramente fantastica della zona.
L’artista, osservando la sua ultima produzione, si può collocare tra le correnti del realismo sociale e del simbolismo.
Simbolismo, perché‚ egli inserisce in queste sue vedute, in cui c’è un rapporto diretto con la realtà, i luoghi natii, i momenti lirici meravigliosi e indimenticabili.
La farfalla, la lucertola, l’agave, gli alberi contorti di ulivo e in particolare di carrubo, la mela (di cui poi spiegheremo il significato specifico) e tutte le altre entità che egli introduce, sono elementi che l’artista vuole elevare a simbolo. Ogni oggetto, persona, animale o insetto inclusi nei suoi quadri, determinano un innesto che tende a mettere in risalto un “particolare”.
Ritengo che, in realtà, l’esistenza dell’artista sia proprio una “summa” di particolari, perché‚ riesce a raccogliere vari componenti della vita di tutti i giorni.
È come un lungo diario di viaggio. Per comprendere l’itinerario creativo di Digrandi, bisogna immaginare di leggere attraverso i suoi quadri, un diario sentimentale in cui l’artista apre ogni pagina (che è un quadro).
Egli così ci narra la propria esistenza, diciamo giorno per giorno. Ricorrenti appaiono le nubi, che sono ampie e rapide perché‚ cambia sempre il vento, i macigni ultrasecolari ancora superiori all’avvento dei Fenici, della Magna Grecia e dei Romani.
Questi sono “motivi” in cui viene coinvolta tutta la Sicilia di oggi e la vecchia Sicilia pastorale arcadica.
In fondo è la riscoperta della civiltà contadina. Come noi sappiamo, all’inizio dell’800 Napoleone, con una saggezza lungimirante, ordinò un censimento di tutte le tradizioni delle genti Italiche.
Ebbene, egli riuscì a far emergere un patrimonio che non deve andare perduto, perché‚ la raccolta degli usi e dei costumi, anche delle leggende, dei proverbi, del dialetto, fa parte del bagaglio storico della nostra Italia. Digrandi ha saputo rilevare tutti questi particolari, anche scavando e incidendo il terreno e la pietra.
Nel dettaglio, sono molto interessanti le fessure sconnesse, i massi sovrapposti l’uno all’altro, come quelli degli Incas, in cui c’è l’adesione ad incastro. Accanto ai massi troviamo la flora, la fauna, ma soprattutto notiamo le piante, gli alberi che simboleggiano la nostra vita.
Infatti, fissando lo sguardo sugli alberi così contorti, essi riescono a trasmetterci una serie di messaggi e di emozioni, anche se non possono comunicare con noi, perché‚ vivono in un’altra esistenza, in un altro mondo, in un’altra condizione.
Ho chiesto all’artista che significato assume la mela, così ricorrente nei suoi quadri visto che nel Sud ci sono poche piante di questo tipo. Digrandi ha indicato nella mela il simbolo della tentazione e del peccato.
Ci si accorge che il rapporto dimensionale è sempre diretto, opulento, gigante, in modo da coinvolgere l’osservatore e soprattutto per attirare l’attenzione al centro del quadro, come afferma Boccioni, in modo da “catturare” lo spettatore, il fruitore.
Le mele, dunque, e in qualche caso dei pomodori, sorpassano anche la sommità delle piante; perché‚ rappresentano un’allegoria in cui c’è una forzatura voluta da parte dell’artista, per mettere in risalto alcune caratteristiche.
In realtà è il peccato che travolge e influenza la società umana. Ritengo però piuttosto interessante la mentalità degli artisti del Sud che sono presenti, vivi, in azione più di taluni pittori che invece subiscono parecchio i condizionamenti della grande metropoli, come ad esempio Milano.
Quando ho visitato Ragusa, ho notato che ci sono diversi circoli culturali dove si riuniscono poeti, musicisti, pittori e scultori molto bravi. Al Sud esiste una “selva” quasi inesplorata che merita di essere scoperta e di essere conosciuta anche al Nord. E tra questi, certamente l’artista Michele Digrandi.
Milano, 20/12/ ‘92
Antonino De Bono
Risveglio 2000 – sabato 7 ottobre 1995 pag. 14 – Ravenna
