Sei partite, solo due successi, di cui uno fuori casa, quattro sconfitte che non dovrebbero bruciare più di tanto perché subite da squadre potenzialmente di alta classifica, come Trapani, Vibonese e Akragas, squadre che se non mirano direttamente al primo posto, giocano per stare ai vertici del campionato.
Un bilancio per il Ragusa Calcio, al suo secondo campionato di serie D, che provoca malcontento negli sportivi.
Il turno infrasettimanale vedeva lo scontro con il Canicattì, squadra di mezza classifica che, senza strafare, ha portato i tre punti a casa. Un gol per tempo, favoriti dalle sbavature della difesa ragusana che si aggiungono alle ormai note carenze in attacco.
E lo stesso comunicato della società parla di “lacune emerse rispetto alle quali lo staff tecnico è chiamato a correre ai ripari in men che non si dica”, anche considerando che il prossimo avversario sarà ostico, un’altra big come il Locri che sarà affrontato, per di più, in trasferta.
Trattandosi di comunicato ufficiale della società, non di un articolo di cronaca sportiva, trapela quasi un ultimatum all’allenatore, quel “correre ai ripari” suona male e, se aggiunto al silenzio stampa indetto dalla società, lascia intendere come ci sia sufficiente agitazione nell’ambiente.
Agitazione della società che legittima i commenti degli sportivi, anche di quelli che di pallone ne capiscono poco e che, possibilmente, non vanno nemmeno a vedere le partite, in tempi normali.
Ancora il comunicato della società rilascia particolari non incoraggianti, il portiere che “non ha saputo deviare…”, “… le sbavature della retroguardia iblea”, “gioco di una certa intensità che, però, non ha impensierito l’estremo difensore avversario”, “Ragusa troppo morbido sulle gambe”.
Con queste enunciazioni, del tutto legittimi i rilievi su un attacco che non esiste, un portiere senza la necessaria esperienza, una rosa farcita di molti under, senza nomi altisonanti, su un allenatore, come succede spesso, forse troppo presto messo in discussione, dalla stessa società.
Processo comunicazionale, compreso il silenzio stampa, del tutto inadeguato per mantenere la calma nell’ambiente e difendere, comunque, le scelte fatte in avvio di campionato.
Si dovrebbe forse badare al sodo ed evitare bus bardato come per una squadra di serie A, con una schiera di direttori, generali, di area marketing, dell’area tecnica, di settore giovanile che risultano, finora, solo fumo che galvanizza inutilmente l’ambiente.
Da parte di chi scrive c’è il massimo rispetto per una dirigenza che ci ha messo la faccia e continua a impegnarsi per la causa, ma, forse, è la stessa dirigenza che ha alimentato entusiasmi oltre il prevedibile.
Le ambizioni del Ragusa Calcio, al momento attuale, non possono andare al di là di una salvezza che si può solo sperare sia tranquilla. Che la formazione non fosse uno squadrone lo si capiva anche dal fatto che fino al giorno prima dell’avvio del campionato sono arrivati nuovi giocatori.
Se poi ci metti che, senza eccessiva comunicazione in merito, sono andati via personaggi come Raciti, come Strano, giocatori come Manfrè, è normale dover guardare ad un ciclo sempre nuovo.
Peraltro, gli elementi con competenze del territorio, che hanno anche fatto la storia del calcio ragusano, non sono per nulla coinvolti. Potrebbe servire, se non altro, per avvicinare sempre più ampie porzioni della città e degli sportivi alla squadra.
La società fa poco o nulla in termini di marketing, pubblicità inesistente al campo, almeno l’anno scorso, non c’è una locandina che avvisi delle partite, non c’è pubblicità sui giornali per gli appuntamenti casalinghi.
A questo quadro che, per certi aspetti, si può definire desolante, di positivo si può accostare solo l’encomiabile attaccamento del gruppo di ultras che segue la squadra, con grandi sacrifici anche in trasferta.
Per il resto la situazione è fortemente aggravata, anche da un punto di vista psicologico, dall’indisponibilità del campo di gioco del Selvaggio: è incontestabile che i lavori necessari andavano eseguiti, non è detto che se i lavori fossero iniziati il giorno dopo la fine dello scorso campionato sarebbero stati ultimati per l’avvio della nuova stagione, nemmeno si può sindacare la necessaria disponibilità del finanziamento necessario.
Piuttosto ci sarebbe da discutere sulla esistenza, in un capoluogo, di un solo campo adeguato per la sere D, sul campo di Marina di Ragusa, dove già la squadra locale non poteva più giocare, si è solo ‘giocato’ e si continua ‘a giocare’ da parte degli amministratori, ci sarebbe da capire se in provincia non esistono campi per giocare partite di serie D, a chiedere impianti sportivi adeguati si deve pensare ora, non quando le impellenze incombono.
