L’Italia è davvero un paese particolare, ma particolari sono, soprattutto, molti italiani. Spesso quello che si legge fa desiderare di rinunciare alla bellezza dele paese, del suo patrimonio, per andare in terre dove c’è molta più gente seria.
A Bologna hanno pensato di modificare una antica ricetta che, una volta non era sancita da nessun documento se non le vecchie ricette della tradizione. Quella del ragù alla bolognese.
A pensarci una di quelle associazioni che si occupano di cucina, come tutte per mondanità e cene luculliane, possibilmente con gli immancabili contributi che i Italia non mancano mai.
Addirittura, un atto notarile – vorremmo conoscere questo notaio – per cambiare la ricetta del ragù alla bolognese, se ne arroga il compito l’Accademia italiana della cucina che ritiene la modifica necessaria per adeguarsi alle abitudini di consumo delle famiglie di oggi.
E i giornali che fanno da corte a questa buffonata riportano anche che una delle associate ammette che “Ci sono cose che faranno inorridire i tradizionalisti”.
In fondo, non hanno modificato una ricetta risalente a chissà quale anno ma quella che era stata depositata nel 1982, ma sempre dopo più di un secolo, o forse di più, che la ricetta esistesse.
Modifiche perché un taglio di carne previsto dalla ricetta originale, la ‘cartella’, non si trova più nei supermercati, ma si concede anche l’uso del dado perché oggi non si può perdere tempo a bollire la carne per ottenere il brodo.
Quindi le ricette si cambiano perché sono mutati i gusti e le abitudini degli italiani.
Addirittura il Presidente della Camera di Commercio ( e noi pensavamo che come Presidente dell’ente camerale avessimo avuto il non plus ultra ) divce che viene “consacrata ai figli un pezzo della cultura che hanno lasciato a noi i nostri genitori, i nostri nonni, che è la cultura di quell’odore della domenica mattina del battuto cipolla sedano e carota e la storia dello spaghetto alla bolognese, che dobbiamo togliere dalle teste dei nostri visitatori e sostituirlo con la realtà del vero ragù alla bolognese”.
Che disgrazia, per noi ragusani, avessimo avuto un tale Presidente della Camera di Commercio, non avremmo perso la stessa Camera e l’aeroporto!
