Se dopo la Segreteria cittadina, organizzata per far sapere alla stampa degli esiti dell’accesso agli atti per la questione del PSPP, fosse calato il silenzio sugli esiti della vicenda, la gente avrebbe dimenticato nel giro di pochi giorni.
Il Sindaco come sua abitudine nota deve invece, come si suol dire, piantare un chiodo dove vede un foro, ritiene che la sua comunicazione sia essenziale per fare perdere peso a rilievi, eccezioni, denunce e critiche.
Secondo noi, in questo caso, non fa altro che alimentare polemiche e lasciare in evidenza una questione che sin dal suo inizio ha creato non poche perplessità sulla corretta gestione di un PSPP che si intravedeva da subito, anche per la presenza di professionisti della politica di prima repubblica, come una sorta di magheggio amministrativo per concedere a privati l’uso di un bene della comunità per ipotetici vantaggi dell’ente
Soprattutto ora che la questione sarebbe chiusa, con il blocco della procedura e la rinuncia al progetto, sarebbe quanto mai opportuno il silenzio per far dimenticare presto una delle pagine più negative delle amministrazioni Cassì
La replica del sindaco consente al Segretario cittadino del Partito democratico di reiterare accuse, illazioni e
Ipotesi concreti sul caso di mala politica.
Così replica l’avv. Schininà:
“Cosa avremmo dovuto comunicare? Che la procedura andava avanti sotto una lente di ingrandimento ancora più scrupolosa?
Questo chiede il sindaco Peppe Cassì nel comunicato stampa che è stato costretto a far diffondere ieri in fretta e furia, subito dopo la nostra iniziativa a Donnafugata.
Una domanda retorica che ha una sola risposta possibile: SÌ.
Avrebbe dovuto comunicare alla cittadinanza che sulla procedura di partenariato pubblico-privato per il Castello è in corso un’indagine della Procura, tanto più se egli stesso, come dichiara, la considera “utile perché controlla punto per punto ogni passaggio svolto a tutela di tutti i soggetti coinvolti”.
Cos’ha fatto invece il sindaco? Ha omesso di dare questa informazione, pur riconoscendo l’utilità dell’azione della Procura.
Le affermazioni del sindaco sono paradossali e preoccupanti.
O pensa che l’indagine avviata dalla Procura sia di interesse pubblico, e allora perché non darne notizia, oppure pensa che sia irrilevante, uno scrupolo inutile della magistratura di cui la cittadinanza non deve essere informata.
Ma c’è un aspetto ancora più grave nelle dichiarazioni di Cassì: distorce la cronologia dei fatti quando dice che l’iter del PSPP è proseguito regolarmente nonostante gli accessi della Guardia di Finanza.
Perché i due ultimi accessi, del 24 novembre e del 10 dicembre 2025, sono concomitanti con la decisione del Comune di interrompere la procedura, assunta esattamente tra l’uno e l’altro, e cioè il 5 dicembre.
Una coincidenza che fa sorgere delle domande legittime alle quali il sindaco sceglie di non dare risposta, preferendo invece una comunicazione tortuosa e accusatoria.
Come Partito Democratico abbiamo sentito il dovere di informare la città su fatti oggettivi e comprovati emersi grazie all’accesso agli atti del nostro gruppo consiliare, senza alcuna reticenza e nel rispetto del patto di fiducia su cui si basa il rapporto tra rappresentanti e rappresentati”.
