Un intervento del sindaco Cassì, su un comunicato dell’organizzazione, non sui canali della comunicazione ufficiale di palazzo, per sostenere l’evento della prossima Fiera Agricola organizzata dalla Camera di Commercio del Sudest che fa capo, forse ancora per poco, a Catania.
Una fiera dalle grandi e decennali tradizioni, un tempo adeguata alla valorizzazione dell’importante comparto agricolo zootecnico locale, fiore all’occhiello di tutta la Sicilia, che ha visto allentare, nel tempo, la sua importanza e l’autorevolezza nel settore, non solo in ambito locale ma anche regionale.
I tentativi di rilancio, perenni nel tempo, non hanno trovato adeguata guida per una organizzazione al passo con i tempi, con canoni espositivi d’avanguardia e con una adeguata promozione, elemento essenziale per la crescita della manifestazione.
Anche il coinvolgimento dell’agroalimentare, scelto per attirare il pubblico che scemava di anno in anno, ha fatto perdere alla Fiera le caratteristiche di fiera di settore altamente specializzata, con qualificate partecipazioni di livello professionale alto, per scadere nella consueta festa di paese, fra salsicce, formaggi, ricotta, biscotti e degustazioni varie che ha attirato, sì, frotte di pubblico ma ha fatto scendere l’importanza dell’evento in campo agricolo zootecnico.
Oggi si cerca di sfruttare l’evento in chiave ripartenza, di rilancio dell’economia, ma si deve dire che la camera di commercio del Sudest non si è distinta, nell’emergenza, per interventi a favore delle categorie che dovrebbe tutelare e non può spacciare questo evento come chiave della sua azione, peraltro in un momento nel quale la stessa aggregazione delle camere di Catania, Siracusa e Ragusa è messa fortemente in discussione, anzi ci si chiede se non fosse stato opportuno, in termini politici, soprassedere all’organizzazione, in attesa di chiarire come saranno organizzate le Camere in Sicilia.
Invece, forse, come si percepisce da qualche dichiarazione, si vuole sfruttare l’occasione come momento di pressione per far restare tutto come prima, una sorta di tentativo di rivincita contro i politici che hanno optato per scelte diverse.
In questo quadro, alquanto confuso, il sindaco Cassì interviene, senza entrare nel merito delle questioni citate: “La Fiera agroalimentare è un appuntamento che fa parte, ormai a pieno titolo, e da qualche decennio, della nostra tradizione a cui tengono moltissimo i rappresentanti del mondo degli allevatori e dell’agroalimentare in genere. Dopo un anno di sospensione forzata, a causa dell’emergenza sanitaria, torna una manifestazione simbolo che celebra i comparti che ci permettono di essere conosciuti, come territorio, un po’ dappertutto. Ritengo che questo appuntamento, poi, in tale particolare periodo storico, assurga a simbolo vero e proprio della ripartenza dell’economia territoriale.
Il Comune di Ragusa crede da sempre in questa manifestazione, ancora di più quest’anno proprio per la speciale identità di cui la stessa sarà ammantata.
Oltre a un cospicuo contributo, mettiamo a disposizione il foro Boario e tutta una serie di servizi perché pensiamo che, in qualche modo, la Fam si identifichi con la nostra città.
Ci attendiamo, dunque, che possa essere un evento speciale in grado, davvero, di segnare la fase di avvio alla ripartenza”.
Non era certo questa l’occasione per parlare di altro, ma sarà compito precipuo del primo cittadino di Ragusa, considerata anche la conclamata scarsa efficienza dell’assessore al ramo, preoccuparsi del rilancio della manifestazione, cercando di imporre scelte innovative e soprattutto in grado di dare riscontri certi per far tornare la Fiera Agricola, un tempo vanto e orgoglio del comparto produttivo locale, un evento che riporti Ragusa alla ribalta regionale e nazionale per un appuntamento di livello che deve esaltare questa nostra eccellenza, purtroppo preda, in diversi settori, vedi quello lattiero caseario, di professionalità non all’altezza della grande tradizione ragusana
