Siamo sempre poco propensi a pubblicare il batti e ribatti fra pazienti e familiari di pazienti scontenti e vertici dell’Azienda Sanitaria che, giustamente, si preoccupano, prima di tutto, di tutelare i lavoratori dipendenti, personale medico e paramedico.
Dovrebbero essere, primariamente i sindacati, dei medici e degli infermieri, a cercare di riportare ordine nel settore e nella comunicazione di settore, sono loro, sotto le diverse sigle sindacali, a vivere ogni giorno la sanità, negli ospedali e nelle strutture periferiche, purtroppo parlano poco e, quando dicono qualcosa, chiedono l’anonimato.
Eccezionalmente, pubblichiamo una nota di chiarimento dell’ASP di Ragusa, inerente peraltro ad una notizia pubblicata, come viene sottolineato, da alcuni ordini di stampa, su un disservizio denunciato dai familiari di un paziente.
Siamo sempre grati per l’attenzione che ci viene riservata, ma chi non ha pubblicato, prima, note di protesta, andrebbe informato solo per conoscenza.
Fatte queste precisazioni, e auspicando che ci sia una rivolta civile verso i vertici della sanità regionale, e i loro partiti di appartenenza, veri responsabili di tutto quello che non va nella sanità, ospedaliera e non, diamo spazio, appresso alla nota di chiarimento dei vertici dell’ASP di Ragusa:
Paziente in attesa al Pronto Soccorso di Modica: il chiarimento dell’ASP di Ragusa
In riferimento alla notizia pubblicata da alcuni organi di stampa, che raccontavano della lunga attesa di una paziente (60 ore) al Pronto soccorso di Modica prima dell’assegnazione di un posto letto, e a seguito di una richiesta di chiarimento pervenuta dall’assessorato regionale alla Salute, la Direzione strategica dell’ASP di Ragusa, nelle persone del Commissario straordinario, dott. Gaetano Sirna, e del Direttore sanitario, dott. Raffaele Elia, ha condotto un’indagine interna e appurato quanto segue.
La paziente, residente a Ragusa, giungeva al Triage dell’ospedale di Modica la mattina di giovedì 17 novembre, alle ore 8.18, riferendo di accusare sindrome vertiginosa dal sabato precedente, trattata per cinque giorni con terapia domiciliare su prescrizione di uno specialista. Rilevati parametri vitali nella norma, e dopo un consulto con le figlie, la paziente veniva inviata dall’infermiere di Triage presso il reparto di Otorinolaringoiatria per una consulenza. Lo specialista otorino, dopo averla visitata, ha consigliato alla donna un approfondimento con visita ambulatoriale neurologica.
Prima che venisse eseguita la suddetta visita, il Dirigente medico in servizio al Pronto soccorso ha fatto correttamente eseguire un esame TAC dell’encefalo che metteva in evidenza una “grave vasculopatia cerebrale cronica possibile causa di vertigini di origine centrale” e nulla di acuto in atto. La successiva valutazione neurologica evidenziava vertigini soggettive e consigliava terapia infusionale ed ulteriori accertamenti diagnostici, che però non risultavano di pertinenza o eseguibili al Pronto soccorso se non per patologie tempo dipendenti o traumatiche midollari.
Eseguiti gli esami ematochimici e il tampone molecolare, si decideva, unitamente alla paziente e alle figlie, di proseguire l’iter in regime di ricovero ospedaliero, nonostante si trattasse di “codice verde”. Le stesse venivano rese edotte dell’assenza di posti letto in atto presso il Presidio Ospedaliero di Modica e, nonostante ciò, accettavano di attendere in Pronto soccorso.
Inoltre, il Dirigente medico del turno successivo, in considerazione che la paziente era di Ragusa e si era presentata al Pronto soccorso di Modica esclusivamente in quanto indirizzata dallo specialista otorino del Presidio, richiedeva un posto letto presso l’ospedale “Giovanni Paolo II” di Ragusa, con esito negativo per indisponibilità di posti.
Pertanto, la paziente rimaneva in Pronto soccorso, su letto barella con materasso antidecubito (e non su una semplice barella), in attesa che si liberasse il posto letto in Geriatria dove veniva ricoverata in data 19/11/2022 alle ore 16.32. Tanto si doveva per completezza d’informazione.
