Il tavolo dei Sindaci alla Provincia non apporta nessuna proposta per alleviare l’emergenza economica e sociale

Ancora un confronto tra i Sindaci della provincia per individuare una linea strategica comune per contrastare la crisi economica delle imprese iblee.
Si apprende da una nota del Sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, che definisce il tavolo di confronto “strumento necessario per individuare modalità concrete e omogenee di contrasto alla crisi economica che si è abbattuta su una larga fascia di lavoratori ed imprese anche del territorio ibleo.”
Non sappiamo se tutti i Comuni erano rappresentati, sappiamo che fra gli undici sindaci della provincia, in ogni caso, non ci sono primi cittadini combattivi come il collega di Messina, Cateno De Luca, da quanto riferisce Cassì, non sono emerse posizioni decise né proposte concrete da mettere in campo.
Potremmo parlare di atmosfera da ‘thè alle cinque’, un salotto in attesa degli eventi nazionali e, soprattutto, regionali.
Si parla di serrata interlocuzione con la Regione che ha stanziato una prima tranche, pari a 30 milioni, dei 100 destinati alla solidarietà alimentare e all’acquisto di farmaci e beni di prima necessità.
Riguardo all’erogazione parziale dell’aiuto ai comuni dell’isola e soprattutto riguardo alle complicate modalità di inserimento delle somme attribuite nelle contabilità di ciascun Ente e sui criteri di corretta erogazione e rendicontazione, nonostante le polemiche che montano sull’argomento e le previsioni di un enorme ritardo nell’arrivo dei fondi, nessun cenno se non quello che si attendono opportuni chiarimenti.
Si parla già di fase due, che in Sicilia potrebbe vedere la luce in anticipo rispetto al nord, si rischia di vedere arrivare questi fondi con madornale ritardo.
Ci si conforta con il fatto che l’azione di sostegno alimentare dei Comuni alle fasce bisognose prosegue a pieno regime, sia attingendo da risorse dei propri bilanci, sia utilizzando i contributi erogati dallo Stato.
Nella riunione si sarebbe parlato anche di autonome condivise iniziative di sostegno, in particolare alle piccole e medie imprese, titolari di partita IVA e liberi professionisti, attraverso misure complementari a quelle definite ed in via di definizione del Governo nazionale, più che altro un supporto consulenziale a imprese e lavoratori in collaborazione con la associazione dei commercialisti, per aiutare a districarsi nel quadro di interventi annunciati dal Presidente del Consiglio e di quelli già oggetto del recente decreto Cura Italia.
Anche nel caso degli aiuti nazionali, attesa per risorse ben maggiori rispetto a quelle stanziate fino ad oggi.
Nessun cenno al fatto che entrambe le misure già definite da Conte siano solo anticipazioni, di maggio e di ottobre del FSC, mentre l’immissione di liquidità, a giudizio unanime proprio dei commercialisti, non è altro che un invito ad avviarsi sula via dell’indebitamento, con risvolti tutti da verificare.
Ma, alla riunione, non c’era Cateno De Luca a dire la sua !

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