Il terremoto politico per la sconfitta del SÌ potrebbe avvantaggiare la terra iblea

8È di tutta evidenza che il voto per il referendum ha avuto una connotazione squisitamente politica, solo una contrapposizione fra due blocchi opposti, un voto che ha avuto scarsa attinenza con il merito delle questioni poste, un voto che ha voluto porre un argine allo strapotere non tanto del centro destra quanto del Presidente del Consiglio che, purtuttavia, come pare dagli ultimi rilevamenti, continua a detenere un consistente consenso.
Non siamo fra quelli che approvano a occhi chiusi l’azione di governo che peraltro manca di molte cose promesse in campagna elettorale, è inevitabile che il consenso sarà scalfito dall’esito del referendum, prima o poi, e, soprattutto, molto dipenderà da come le opposizioni sapranno sfruttare il momento favorevole che da solo non potrà provocare una netta inversione di tendenza.
Peraltro, forze di opposizione dove, a livello nazionale, mancano le figure con la caratura necessaria per una leadership solida, gli attuali leader sembrano imbambolati di fronte all’inaspettato successo – il SI era vanti anche di venti punti e il centro destra è riuscito a perdere – tanto che nessuno ha avuto il coraggio di chiedere le dimissioni della Meloni, consapevoli che, all’indomani, non saprebbero cosa fare e con chi al comando.
Che il consenso della Meloni sia destinato a calare è certificato dalle strategie post referendum: l’inconsulto e incontrollato gesto di chiedere le dimissioni del sottosegretario alla giustizia e del capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, hanno del surreale, per non dire altro.
Se dimissioni dovevano essere, dovevano essere chieste prima delle votazioni, chiederle dopo fa sorgere il fondato dubbio che, in caso di vittoria, si sarebbe soprasseduto alle questioni.
Aggiungere la richiesta per le dimissioni della Santanchè aggiunge una nota di comicità, dopo che la stessa sarebbe stata tollerata, non si sa per quali motivi, per anni, nella sua situazione imbarazzante.
Situazioni che non impressionano chi scrive perché, in un contesto dove ci sono state dichiarazioni imbarazzanti di magistrati sulla natura di chi votava SI’, cori di sinistra a base di Bella Ciao dentro i tribunali, e alla luce della famosa presunzione di innocenza, a cui ci riferiremo anche dopo, ci può stare tutto.
Ma tenuti prima, si dovevano tenere anche dopo, evitando anche la teatrale platealità della richiesta pubblica.
Si convocavano tutti al Palazzo Chigi e si comunicava che erano diventati non graditi e imbarazzanti per la causa.
Non ci convince, da siciliani, la mossa della Meloni perché possiamo approvare che voglia fare pulizia nelle sue file, ma, in questo caso, deve subito richiedere le dimissioni del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana e dell’assessore al Turismo sempre della Regione Siciliana, senza attendere, come per Del mastro o per la Santanchè, il terzo grado di giudizio.
Altrimenti ci spieghi quale è il suo metro di azione, perché non si comprende.

In questo contesto chi ne potrebbe uscire bene è la terra iblea: fra i nomi dei possibili successori della Santanchè circola anche quello del nostro senatore Salvo Sallemi, fra i più quotati pur nel contesto di altre autorevoli ipotesi, ma di certo il più autorevole per appartenenza di partito e come figura ineccepibile svincolata da condizionamenti di vario tipo, come potrebbero risultare altre scelte.
Quella del senatore Sallemi sarebbe una mossa indirizzata a dare un segnale importante al sud, nel quadro delle politiche generali della Meloni.

Anche guardando alla Sicilia, a Palermo, confidando nel fatto che la Meloni non può trasformare in farsa la sua azione disinteressandosi dei casi siciliani, è noto da tempo che per sostituire sia il Presidente dell’Assemblea Regionale oppure l’assessore al Turismo, ricorre insistente il nome dell’onorevole Giorgio Assenza.

Guardando alla situazione in generale, due nomi di Ragusa in contemporanea, per cariche così importanti, ancorché una a Roma e una a Palermo, potrebbero confliggere per motivi di opportunità politica interna, di logiche correntizie, quella di Assenza, inoltre, potrebbe confliggere con altre nomine eventuali di assessori del territorio, ma, a vantaggio di Assenza, in questo caso, dovrebbe giocare il clima politico che dovrebbe sconsigliare la scelta di soggetti con questioni giudiziarie a carico, che il Presidente della Regione non potrebbe non considerare.

Il clima politico avvelenato dall’esito del referendum determina situazioni tutte da scoprire anche in casa Forza Italia, dove voci insistenti, sulla scia di quelle delle ultime settimane, vedono la famiglia Berlusconi, e segnatamente Marina Berlusconi, scontenti della gestione di Forza Italia e, in particolare, della leadership del segretario nazionale Tajani.
Comprensibile l’ipotesi di una discesa in campo diretta della Berlusconi che costituirebbe una validissima alternativa alla Meloni, in un momento di difficoltà che potrebbe incidere sulla supremazia attuale del centro destra.
Una mossa decisa che potrebbe sconvolgere il panorama politico, con una Forza Italia moderata in grado di limitare lo spostamento a destra del governo e attirare forse moderate dalla sinistra, con un progetto di sicuro avvenire ma che dovrebbe abbandonare i tentennamenti degli ultimi mesi e dovrebbe, soprattutto, essere realizzato immediatamente.
Anche in questo caso, la messa in secondo piano degli attuali vertici di Forza Italia, da Tajani a Gasparri, trascinerebbe anche Schifani e avrebbe conseguenze in Sicilia, dove l’impegno del partito per il referendum ha lasciato molto a desiderare.
E anche in questo caso, direttamente interessata la terra iblea, dove gli ultimi acquisti di Tajani non stanno certo brillando nel panorama politico locale e anche per il referendum non hanno dimostrato particolare impegno, tanto da poter essere candidati ad una epurazione inevitabile per il rilancio di un partito che ha fatto la storia d’Italia e non può accontentarsi di truppe salite sul carro dell’ipotetico vincitore solo per calcoli di personale carriera politica.

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