Il valore della vittoria: e venne il tempo dei rubinetti chiusi

di Cesare Pluchino           
Pochi lo capiranno, ma la vittoria del Movimento 5 Stelle a Gela e ad Augusta è anche dell’amministrazione Piccitto che, se vuole, potrà trarne adeguato vantaggio

In un sol giorno cadono, definitivamente, i miti di Renzi, di Crocetta, del PD che rinnova e si rinnova. Se il centro destra prende una buona boccata di ossigeno, vincendo a Venezia e nella città del ministro Boschi, Arezzo, è il Movimento 5 Stelle a segnare il  momento politico con i successi eclatanti di Gela e di Augusta dove si ripete la storia, vissuta a Ragusa nel 2013, delle piazze intasate, dell’assenteismo al 50 % e della vittoria al ballottaggio su personaggi eccellenti.
Certo ora verrà minimizzato l’accordo sotterraneo che prevedeva il sostegno del centro destra a Gela per il candidato grillino, in cambio del sostegno a Enna per spegnere, si pensa, ormai, definitivamente, le ambizioni del democratico Crisafulli, segretario diseredato del partito, costretto a presentarsi con una sua lista.
Resta l’onda montante di un Movimento 5 Stelle, apparentemente in  fase di stanca, che rilancia le sue ambizioni politiche, del resto supportate da un consenso su base nazionale che ne fa il diretto e unico antagonista del Partito Democratico.
Oggi non è la vittoria di due sindaci, fino a ieri illustri sconosciuti, ma di Giancarlo Cancelleri che vede sancita la sua leadership regionale che lo pone come serio candidato alla Presidenza della regione.
Ne esce sconfitto il Partito Democratico, con tutte le sue torbide vicende interne e con il complicato rapporto di odio e amore con Crocetta che pare destinato a diventare la vittima sacrificale della débâcle e della tristissima situazione che vive la regione siciliana.
La giornata elettorale è stata vissuta con un black-out informatico provocato dagli ex soci privati di Sicilia e-servizi che ha oscurato il sito ufficiale della Regione perché creditrice, pare, di circa 88 milioni di euro.
Ai disagi, anche inerenti i risultati elettorali, si è aggiunta la considerazione del responsabile della partecipata, l’ex magistrato Ingroia che, non rinnegando il debito, ha giudicato incettabile il comportamento del creditore, per un credito da far valere in sede giudiziaria e fatto valere con metodi ritorsivi e ricattatori. Una Sicilia allo sbando in tutti i suoi settori.
In una posizione di forza si pone oggi l’amministrazione pentastellata del Comune di Ragusa, guidata dal Sindaco Federico Piccitto, antesignano del boom grillino, che si è esposto personalmente, nelle piazze, per il sostegno ai due sindaci che hanno trionfato ai ballottaggi, a Gela e ad Augusta, come testimonial di eccellenza di una politica a cinque stelle che può rinnovare la vita politica siciliana e italiana.
Ne esce rafforzato il primo cittadino e la sua amministrazione, che sembrano, oggi, rinverdire, l’entusiasmo del 24 giugno 2013.
Per chiarezza, chi scrive non ha votato 5 Stelle, né lo è diventato: c’è la constatazione di una politica e di strategie non sempre condivise che, si deve ammettere, fanno presa sulla gente in barba a tutti i rilievi e le eccezioni delle opposizioni, in barba anche all’entusiasmo rivoluzionario che, a Ragusa,  è sempre mancato e che ha visto governare, più che altro, di moderati di centro.
Le minoranze ragusane di Palazzo dell’Aquila hanno vissuto tra le comode segnalazioni di panchine rotte e di aiuole senza manutenzione e gli acuti dei professionisti della politica e degli attori di opposizione che hanno intimato, fino agli ultimi comunicati, il ritorno a casa, agli affetti familiari, per Sindaco e assessori.
Gli sviluppi della situazione politica inducono giudicare avventata la strategia politica, che finora ha prodotto poco o nulla in ordine ai rilievi di irregolarità e illegalità, di fronte all’entusiasmo crescente delle piazze che sono concordi nello spazzare via uomini, metodi e partiti della vecchia politica, incapaci, del resto, di rinnovarsi e di dare seguito alle vantate intenzioni di cambiamento.
Una vittoria, quindi, anche di Piccitto, a lui, e ai suoi uomini migliori, il compito di trarne adeguato vantaggio.

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