Abbiamo sempre avuto una immagine dei sindaci dei vari comuni generalmente positiva, di personaggi che, nel bene e nel male, al netto di posizioni non condivisibili, erano ritenuti una spanna al di sopra della normale classe politica.
Normalissimo che la squadra abbia avuto diverse sfaccettature, ma, in generale, il rilievo positivo non era intaccato.
Le nostre convinzioni, e quelle dei pochi che hanno cercato di avere una visione larga sulla politica locale, che è quella che poi determina le politiche regionali e nazionali afferenti al nostro territorio, si sono incrinate, di colpo, quando è venuta fuori la questione di Iblea Acque, cui tanti particolari ci hanno aperto il sipario su uno scenario che nemmeno si poteva immaginare.
E non stiamo parlando degli ormai sfruttati rilievi strumentali di qualcuno, peraltro ancora in attesa di riscontri da parte delle competenti autorità, roba che, ormai ha fatto il suo tempo, ancorché venissero presi dei provvedimenti al riguardo, perché tutti noi abbiamo emesso delle sentenze dalle quali nessuno può sfuggire, condannati o meno.
Avevamo l’idea di una squadra di sindaci che era al di sopra di tutto, soprattutto delle piccole beghe, capace di invertire le tendenze del territorio, facendo uso comune delle singole e delle migliori prerogative.
Ci eravamo illusi.
Sentivamo parlare di assemblea dei sindaci quando si doveva parlare di sanità e questo ci ha fuorviato, perché sapevamo che la sanità, alla fine, era di altre e superiori competenze.
Ma quando ci siamo addentrati nelle questioni di Iblea Acque abbiamo capito che questi si riunivano e, intanto, non si sapeva nulla di quello che discutevano e decidevano al tavolo, elemento già di per sé assai preoccupante.
Quando sono venute fuori tutte le questioni di Iblea Acque, al netto della loro regolarità e legittimità, abbiamo cominciato ad avere contezza di come stavano le cose, facilitati nel nostro compito dalle notizie che provenivano, ufficialmente in Aula, dal nostro sindaco di Ragusa che, per un verso o un altro, era quasi sempre identificato come il leader, il punto di riferimento dell’assemblea dei sindaci, un ruolo che, considerato il personaggio, gli è stato facile ritagliarsi, arrivando, per esempio a comunicare, per conto dei dodici sindaci, attraverso l’ufficio Stampa del Comune di Ragusa.
Poi, pian piano, sono venute fuori le questioni riguardanti l’amministratore unico di Iblea Acque, non ci riferiamo a quelle della sua assunzione, quanto alla richiesta, da parte dei Sindaci, di pareri legali che, una volta arrivati negativi, sono stati messi da parte.
Oppure ci siamo resi conto che i sindaci avevano costituito la società in house con soli 97.000 euro di capitale sociale, per gestire incombenze di milioni, nessuno ha eccepito le disparità dei vari comuni all’interno della società, nessuno ha richiesto un piano industriale, nessuno ha fatto una piega quando il sindaco di Ragusa ha ammesso che i concorsi non erano stati banditi regolarmente, c’erano, addirittura, sindaci che inviavano lettere riservate al presidente del Comitato di Controllo analogo, il sindaco Cassì, per denunciare cosa non andava e tutto rimaneva nel segreto più assoluto, né c’erano denunce all’esterno.
A poco a poco, e per questo abbiamo parlato di inadeguatezza politica al ruolo, ci siamo resi conto che non si poteva accettare l’ipotesi che, sulle varie materie, ci fosse l’unanimità della squadra sulle valutazioni.
C’era solo gente che preferiva stare in silenzio e non uscire dal coro.
Ma alla prima occasione, viene fuori qualche sprazzo inevitabile da contenere, di gigantismo politico: l’assemblea dei sindaci si riunisce per discutere della questione Libero Consorzio e relative procedure concorsuali.
Sempre dall’Ufficio Stampa del Comune ci arriva il compitino, scusate, il comunicato stampa dove si legge che i sindaci hanno appreso di un concorso, hanno appreso della sospensione a seguito di un ordine del giorno approvato dalla Assemblea Regionale, della sua sospensione.
Dopo aver dato fondo a piene mani a fondi della provincia, spalmati trasversalmente su tutto il territorio, i sindaci propendono, ora, per l’inopportunità di procedere all’indizione di concorsi e ci tengono a precisare, “a prescindere dalla legittimità dell’iter e dal valore del candidato”.
Salvo poi, e questo è fulgido esempio di inadeguatezza politica, parlare di scenari opachi, certamente meritevoli di approfondimento nelle sedi giudiziarie competenti, di possibili interferenze indebite nella selezione di figure apicali al vertice delle Amministrazioni pubbliche.
Ma non solo, “ritengono necessario accertare se è in atto un tentativo di condizionare anche le scelte delle Amministrazioni comunali, in particolare con riferimento alla gestione delle società partecipate dai Comuni che si occupano della regolamentazione del servizio rifiuti e del sistema idrico integrato”.
Tralasciando le puntuali eccezioni al comunicato, sollevate dalla Commissaria del Libero Consorzio, che ha di fatto stracciato la nostra dei sindaci, assume particolare valenza l’intervento del sindaco di Ispica, Leontini che, in una intervista, ha, di fatto, sintetizzato, la sua mancata condivisione della posizione dei colleghi sindaci sulla vicenda Libero Consorzio, passaggio che, pur non diretto espressamente ai colleghi ne ha, di fatto, avvalorato il concetto di molti sull’inadeguatezza politica.
Innocenzo Leontini è partito dalle considerazioni sulla ineccepibile posizione dell’on.le Dipasquale in merito alla questione, stabilendo, nel contempo una certa distanza con le altre sollecitazioni pervenute, ha considerato la questione superata dopo la sospensione, la revoca delle procedure concorsuali, in attesa del pronunciamento, richiesto, del governo regionale.
Ha poi sottolineato un tardivo controllo dei sindaci, non esercitato prima censurando nettamente i riferimenti che ha definito inquietanti, arrivando a criticare l’assemblea dei sindaci per non aver, in passato, nemmeno dato corso alle sue deliberazioni, bocciando, nettamente l’atteggiamento dei primi cittadini che sono passati, con leggerezza, dalle lodi alla commissaria valenti e all’approvazione corale della sua azione a favore dei territori, peraltro concertata, alla disapprovazione improvvisa, generale e orientata.
Fino ad ora, e forse siamo solo all’inizio, di inadeguatezza politica si può parlare abbondantemente, in attesa di altri risvolti che, a questo punto, verranno fuori ben presto.
