Incompatibili i consiglieri comunali che abbiano debiti con il fisco

Un decreto legislativo del 2000 prevede che l’amministratore pubblico, Sindaco, Presidente della Provincia, Presidente del Consiglio comunale o del Consiglio Provinciale, consigliere comunale o provinciale, che abbia debiti con il fisco è incompatibile con le cariche citate.
Una norma del tutto ignorata e mai applicata.
Ma, forse, non sarà più così, dopo una sentenza della Corte di Appello di Palermo, sezione I civile, del 20 dicembre 2018, che, confermando una decisione di primo grado, ha dichiarato la incompatibilità alla carica di Consigliere Comunale di un soggetto nelle condizioni indicate dalla norma.
L’azione giudiziaria, così detta azione popolare, era stata intrapresa una prima dei non eletti alle elezioni comunali del giugno 2016, si contestava proprio l’esistenza di debiti tributari di uno degli eletti.
Debiti che, in base alla legislazione nazionale e regionale, costituiscono causa di incompatibilità alla carica elettiva pubblica.
In primo grado il Tribunale di Palermo aveva analizzato ben tre gruppi di cartelle esattoriali cassandone un primo gruppo perché risultate già pagate, un secondo gruppo perché presentavano difetti di notifica o comunque non era dimostrata la corretta notifica. Ma il condannato ‘cadeva’ sulla esigua somma di 212,24 euro di addizionale Irpef comunale non pagata e regolarmente ‘contestata’ dal fisco.
La sentenza del giugno 2016 veniva impugnata ma la Corte d’Appello non ha tenuto conto delle eccezioni, ritenendo l’incompatibilità fra l’essere debitore con fisco e il ricoprire il pubblico incarico locale.

Bisognerà ora vedere se i Comuni dovranno agire d’ufficio per verificare le condizioni di compatibilità degli eletti, oppure se dovranno agire solo a seguito di sentenza dopo denuncia di uno dei non eletti.
Occorrerà verificare anche se la norma è da applicare se al momento dell’insediamento c’era la condizione di incompatibilità, oppure anche se la successiva regolarizzazione sana l’incompatibilità.

La norma non è stata mai applicata, in ogni caso i Comuni sono stati sempre molto lenti negli accertamenti a seguito di esposti o interrogazioni sulla materia.
Al Comune di Ragusa, dopo che lo stesso assessore al bilancio della Giunta pentastellata dichiarò, nel corso di una seduta del consiglio comunale, che un consigliere comunale subentrante era debitore nei confronti del Comune, all’atto dell’insediamento, ci fu una interrogazione di quattro consiglieri del Movimento 5 Stelle che chiedeva di sapere se fossero state verificate le posizioni su quanto dichiarato da ogni consigliere comunale in merito alla insussistenza di incompatibilità, all’atto dell’insediamento in data 15 luglio 2013, quale fosse la situazione degli eventuali debitori al momento dell’insediamento, e quella aggiornata alla data dell’interrogazione, il 7 marzo 2017.
In una prima risposta all’interrogazione, dove si specificavano le citate segnalazioni ricevute nel corso delle sedute di Consiglio Comunale, si confermava che erano state avviate verifiche per un controllo previsto dalla vigente normativa, sulle autocertificazioni sottoscritte dai consiglieri comunali all’atto del loro insediamento.
Nella risposta, protocollo 46440/2017 del 6 aprile 2017, si citava anche la nota 127785 del 20.12.2016, con la quale era stata richiesta una informativa, con nota riservata, al Settore Tributi che rispose con nota riservata n 19024 del 16 febbraio 2017.
Con una ulteriore nota protocollo 44200 del 31 marzo 2017, furono richiesti ulteriori elementi di approfondimento.
Dall’intreccio di note e di note riservate e dagli inviti a procedere con richieste di accesso agli atti, venivano confermate le impressioni dei consiglieri comunali interroganti circa una ‘strana’ lentezza nel procedere agli accertamenti e a dare risposte, spesso mancanti con il richiamo della legge sulla privacy.
Era evidente che si trovavano difficoltà, negli uffici, per rendere pubblici dati, evidentemente, assai sensibili in relazione al motivo dell’interrogazione.
Sarebbe stato facile, infatti, dichiarare semplicemente che non c’erano motivi di incompatibilità per nessuno, soprattutto all’atto dell’insediamento.
Come sia andata a finire la questione non è dato sapere, come per altre vicende delicate del Comune di Ragusa tutto è svanito nel nulla, le indiscrezioni sulle indagini in corso trapelarono anche nel corso della campagna elettorale per l’elezione del sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale, del giugno scorso, ma nessuno dei candidati volle approfittare della vicenda in itinere.

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