È lo slogan del candidato sindaco Giovanni Cultrera: “L’alternativa c’è”.
Senza mezzi termini, si mira al cambio di guardia a Palazzo dell’Aquila, la coalizione di centro destra non accetta i proclami di buona amministrazione del sindaco in carica, la comunicazione degli altri candidati a sindaco è orientata a non fare del sindaco uscente un martire, si evita accuratamente di metterlo nel mirino.
Ma discutendo con i sostenitori di Cultrera, sono molti gli argomenti che portano a rivedere il giudizio sul sindaco uscente.
Ne parliamo con Maurizio Tumino, leader cittadino di INSIEME, che conosce bene l’attività dell’amministrazione perché la può mettere a confronto con i programmi elettorali del 2018, in primis il suo di candidato, nelle scorse elezioni, alla massima poltrona di Palazzo dell’Aquila
Ing. Tumino, vuole tracciare un consuntivo dell’amministrazione Cassì in questi cinque anni?
Non posso evitare di esprimere un giudizio totalmente negativo sui cinque anni appena passati, potrebbe apparire pretestuoso per la concomitante presenza di una autocelebrazione costante di Cassì per la sua attività, ma, dai primi confronti fra i candidati, emerge la realtà di evidenti forzature.
Ne voglio citare solo una: nel corso di un confronto per una webtv, Giovanni Cultrera ha parlato di una città narcotizzata, in declino, ha detto, molto semplicemente, la via Roma è rimasta la stessa del 2018.
Il sindaco ha risposto che il rivale vede un’altra città, negare l’evidenza di una via Roma, delle vie adiacenti e di tutto il centro storico totalmente ‘morti’, negare l’assenza o il fallimento delle politiche per il centro storico, nemmeno oggetto delle ultime mosse e iniziative dell’amministrazione per la campagna elettorale, vuol dire sovvertire la realtà, mistificare l’esistente e fornire conseguenti messaggi distorti e falsi alla comunità
Ma il sindaco vanta numerosissime iniziative per opere pubbliche, perché li considera poco?
Occorre innanzitutto sgombrare il campo dalla bolla del PNRR, la quasi totalità delle iniziative è dovuta agli ingenti fondi arrivati dopo l’emergenza pandemica, fondi dei quali avrebbe approfittato qualsiasi amministrazione.
La dimostrazione che si è trattato di una contingenza particolare sta nel fatto che nulla del programma elettorale del sindaco del 2018 è stato rispettato, si è preferito andare sul sicuro per acquisire opere certe e gratuite
Occorrerebbe anche una valutazione serena sulle scelte dell’amministrazione, ci sono missioni del PNRR, in pratica i settori di destinazione dei finanziamenti, che non sono stati nemmeno considerati, non c’è stato coinvolgimento non dico dei partiti ma, almeno, delle parti sociali.
Sanità, istruzione, digitalizzazione e innovazione tecnologica, istruzione e formazione, cultura, sono stati totalmente ignorati.
Si è voluto accentrare tutto, nonostante palesi inadeguatezze di molti assessori, la dimostrazione l’ha data il sottosegretario Delmastro, nella sua recente visita, quando ha bacchettato Cassì per non aver coinvolto gli organi centrali dello stato per l’acquisizione di Palazzo Tumino.
Gli ingenti fondi a disposizione avrebbero, per esempio, meritato utilizzi per l’edilizia popolare a favore di bisognosi e indigenti.
Ma non riesce a salvare proprio nulla dell’operato nei cinque anni?
Mi permetta di dire che è errato parlare di operato, si è provveduto solo a stilare un libro dei sogni, quando sarà tutto pronto, se lo sarà, considerati i ritardi del settore lavori pubblici ormai noti a tutti, ci sarà da verificare l’effettivo utilizzo di molte strutture.
Non c’è nulla di completato, anche le opere ereditate dalle passate amministrazioni sono tutte al palo e, come per la metroferrovia, non c’è alcuna progettualità per rendere l’infrastruttura di trasporto funzionale alle vere esigenze della città.
Le criticità di una gestione amministrativa su cui c’è molto da ridire, si sintetizzano nell’impianto di via delle Sirene: uno costo iniziale di ottocentomila euro è lievitato fino a un milione e seicentomila euro, e l’opera non è nemmeno completa: si deve ripiegare sul project financing per creare, quasi dalle fondamenta, la club house, con esiti tutti da scoprire, andrà a finire che anche questo impianto sarà destinato a cadere nella cifra distintiva dell’amministrazione che è riuscita solo a concedere in comodato gratuito immobili e strutture comunali di una certa valenza.
In via delle Sirene, completati solo i campi da gioco, con macroscopiche deficienze anche solo per il livello del terreno di gioco.
Quali dovrebbero essere le priorità per un nuovo sindaco?
Le priorità saranno meglio illustrate dal candidato sindaco, faranno certo parte di un programma che sarà stilato sulla base delle richieste della gente; quindi, le priorità saranno le esigenze primarie sentite dalla gente.
Di certo, si dovrà lavorare a quanto di assolutamente insoluto ci lascerà questo sindaco, altrimenti la città sarà destinata ad altri cinque anni di sterile galleggiamento fra libri dei sogni e progetti per il futuro.
Si deve mettere mano alla casa protetta di via Berlinguer, a Donnafugata l’abbandono è dilagante, solo dopo cinque anni interventi, peraltro discutibili, sul parco, sulle fontane, sui cortili esterni che non hanno nulla di particolare, una sorta di pulizie di Pasqua senza fini precisi, ci sono oltre cento locali e stanze che attendono una riqualificazione da vent’anni.
Occorrerà mettere mano alla viabilità per Ibla e al centro storico superiore, servirà creare una rete museale, si dovrà parlare seriamente di turismo, ci si dovrà occupare di rifiuti con serietà e professionalità, sfruttando, grazie anche alla verificata elevata professionalità della ditta incaricata, gli ultimi mesi dell’appalto per porre le basi di una nuova stagione per la differenziata che deve apportare sensibili e tangibili vantaggi per i cittadini.
Da quello che dice, non vedete altre alternative se non la sconfitta dell’uscente per salvare la città?
Si tratta proprio di salvare la città, in pratica Ragusa galleggia dal 2011, 10 anni di amministrazioni non all’altezza hanno lasciato e lasceranno il segno se i ragusani non si renderanno conto della situazione.
Peraltro, una rielezione sembra un’ipotesi allucinante anche dal punto di vista politico.
Il gruppo che sosteneva Cassì si è del tutto sfaldato, sono rimasti solo in sette e non è detto che saranno tutti, di nuovo, in consiglio comunale. Dalle indiscrezioni che vengono fuori, ci saranno altri candidati senza nessuna esperienza politica; quindi, la situazione è destinata eventualmente a peggiorare.
I nuovi alleati contribuiranno a rendere difficile il cammino di una eventuale nuova amministrazione, sono almeno quattro i presunti leader delle nuove formazioni politiche a sostegno di Cassì che mostrano di voler avere voce in capitolo, anzi cinque se ci mettiamo quelli che non compaiono ufficialmente ma hanno imbottito le liste a sostegno di Cassì di propri uomini.
E si sa quanto è difficile governare quando si devono mettere d’accordo tante teste, figurarsi quando hanno poca esperienza politica e sono solo accecate dalla conquista del potere.
