di Cesare Pluchino
Sintesi degli interventi della prima parte del convegno dedicato a “Nuove idee per il centro storico di Ragusa a 35 anni dalla Legge Regionale 61 /81”
L’introduzione di Giorgio Massari e la relazione dell’architetto Enza Battaglia
Convegno organizzato da Giorgio Massari, con la collaborazione del gruppo consiliare del Partito Democratico su un tema di scottante attualità quale è quello della Legge su Ibla, sul percorso fatto in questi anni, per una riflessione sulle aree e sui monumenti sottratti alla situazione di degrado in cui versavano, ma anche per una rinnovata attenzione a quei siti sui quali si è intervenuto male o, addirittura, non si è intervenuto. Giorgio Massari ha accennato al quartiere San Paolo, ma potremmo aggiungere la via Pirrera, i Pinnineddi, sotto via del Mercato e quei palazzi come la Cancelleria o il Sortino Trono che sono rimasti quinte imbiancate che nascondono contenitori inspiegabilmente vuoti.
Massari, nell’apertura dei lavori del convegno, ha sottolineato l’esigenza di estendere le felici intuizioni sul centro storico inferiore a quello superiore, con una organica integrazione nel Piano particolareggiato e nel Piano Regolatore per andare a costituire un unicum irripetibile che potrebbe connotare il futuro di Ragusa.
I lavori hanno inteso legare il tema alla riflessione sulla influenza degli strumenti urbanistici sul tessuto cittadino, in un’ottica di pensiero che deve pensare al centro come opportunità.
Ragusa soffre degli effetti notevoli degli strumenti urbanistici, con un piano particolareggiato, quello del 2010 che, sostanzialmente non esercita nessuna influenza non potendo intervenire sulle costruzioni in centro
Sul modello di interventi su antichi centri storici, come avvenuto per Matera, Massari ha auspicato l’arrivo di consistenti investimenti ma, anche, la necessità, come avvenuto a Matera, della partecipazione democratica di tutta la popolazione. Per ottenere un risultato approfondito non occorre che un’élite si dia un progetto ma serve l’espressione di ampi strati della popolazione, in termini di proposte e di condivisioni nell’ambito di una vasta progettazione.
Prima relazione del convegno è stata affidata all’architetto Enza Battaglia che ha tracciato un excursus storico della storia urbanistica della città, una Ragusa che può vantare, come poche altre città, radici di pianificazione che risalgono all’ ‘800, epoca nella quale era fra le 4 uniche città che si erano dotate di un piano regolatore.
Da numerosi documenti, si ha testimonianza di interventi urbanistici, talora necessitati da esigenze di carattere sanitario per le zone malsane, nel 1889, mentre risale al 1901 un regolamento di edilizia che normava le condizioni delle facciate, regolando le tipologie di intonaco da utilizzare.
Erano semplici articoli di un regolamento per il quale non servivano piani del colore e conferenze di servizio o commissioni per i centri storici.
Risale al 1930 il concorso nazionale per il Piano Regolatore della città, che doveva essere espressione della politica urbanistica del regime. Fu il piano La Grassa, quello che prevedeva una pratica teleferica che dalla zona di via Cavaliere Destefano, avrebbe consentito un rapido collegamento con Ibla, alla zona di Santa Petronilla.
L’architetto Battaglia ha ricordato i tratti salienti del piano e del regolamento edilizio del 1931 che venne utilizzato fino al 1974, documenti che si occupavano delle discordanze edilizie e badavano al decoro, carte che riuscivano a regolare la materia, mentre ora ci preoccupiamo di dotarci di strumenti urbanistici che non riusciamo ad attuare.
Date importanti per l’urbanistica della città furono il 1953, per un Piano redatto da tecnici locali, allora in vista, l’architetto Mancini e gli ingegneri Spadola e Zacco, che prevedeva numerose demolizioni ma che non fu mai realmente attuato.
Determinante fu la legge 167 per l’edilizia economica e popolare che imponeva l’identificazione di aree dedicate che vennero poi calate nel Piano Regolatore del 1974: strumenti urbanistici che inevitabilmente portavano allo sfollamento del centro storico, con previsioni del numero degli abitanti che, talvolta, non coincidevano con le realtà del futuro.
Determinante anche, per l’assetto urbanistico della città, fu la Legge ponte che obbligava a dotarsi di PRG, ma che lasciò un periodo di vacatio normativa, durante la quale le classi di potere riuscirono ad edificare di tutto, soprattutto nelle zone di Palazzello e Cozzo Corrado.
Quando, fisiologicamente, la trattazione dell’architetto Battaglia poteva determinare cali di attenzione per il tempo trascorso, ha invece catalizzato l’interesse dei presenti per gli argomenti vecchi di 40 ani ma, stranamente, molto attuali.
Degli anni 68/69 il nuovo Piano Regolatore approvato nel 1974, che identificava come zona A solo Ibla, lasciando fino alla Cattedrale zona B1, con un dato relativo alla popolazione di 93.000 abitanti, rilevatosi, poi, estremamente infondato se alla fine del 2000 si raggiungevano i 73.000 abitanti, dato su cui si attesta, ancora oggi, il numero di abitanti della città.
Si arriva al fatidico 1981, anno in cui si cerca di arginare con una legge il danno urbanistico che si manifesta anche in più zone del centro, una legge di risanamento e di recupero di alcune zone di Ibla e del centro storico superiore, che pone anche le basi del futuro riconoscimento UNESCO attraverso l’estensione in zona A dell’area attorno alla Cattedrale.
Si arriva al piano regolatore di Cervellati, Costa e Urbani, del 1995: i progettisti consegnano anche un piano particolareggiato del centro storico che un commissario del tempo non approva non essendo obbligo di legge.
Un piano approvato definitivamente nel 2006, con pesanti prescrizioni, che riperimetra il centro storico e comprende anche l’area dei Cappuccini e fino ai Salesiani, comprese le vallate. Contestualmente adottati il piano del traffico urbano e il piano commerciale
Nel mezzo restano sulla carta le ipotesi derivanti dal piano programma della mobilità alternativa, redatto, nel 1998, da Fabio Maria Ciuffini, basato sul trasporto intermodale per ridurre le auto in centro storico: ipotesi combinata di mezzo ettometrico con la metropolitana leggera e con un sistema di parcheggi di scambio e bus navetta, che nel 2003 viene integrato anche con un tracciato, ipotetico, in galleria.
Il resto è storia dei giorni nostri, con i piani di edilizia residenziale pubblica, con l’ipotesi di un’area che possa diventare area dedicata dove vengono calati tutti i programmi costruttivi, per insediare circa 15.000 abitanti, su una superficie, da cementificare, di 1.900.000 mq.
