di Cesare Pluchino
Senza soluzione di continuità l’interesse dell’associazione ambientalista, per le problematiche emergenti, dai rifiuti all’urbanistica
Legambiente Ragusa sempre attenta ai temi dominanti che interessano la città: peccato che l’associazione ambientalista non abbia mai voluto partecipare direttamente alle competizioni elettorali e anche quando uno dei suoi leader, il prof, Claudio Conti, è stato chiamato a far parte della giunta che amministra la città di Ragusa, non sia venuto fuori il carattere che connota la comunicazione.
Riconosciamo che nessuno è in grado di sovvertire l’ordine delle cose con una bacchetta magica, comprendiamo che, facendo parte di una giunta, ci saranno state delle convenienze di ordine politico e diplomatico da rispettare, che non tutto era facilmente realizzabile in poco tempo ma non si comprende perché non si è voluto far luce sulle tematiche più scottanti che interessano la città e che, puntualmente, vengono, riproposte dalle note dell’associazione stessa.
Cosa c’è dietro la delicata questione della raccolta dei rifiuti in città ‘ E’ vero che non sono state applicate totalmente sanzioni dovute alla società che si occupa della raccolta dei rifiuti? Perché non specificare all’opinione pubblica in quanto consistesse il contenzioso e perché non si è applicato quanto previsto dal capitolato? Perché non si è reso trasparente, del tutto, il fenomeno dell’abusivismo, con particolare riguardo a quelle strutture che, si dice, debbono essere abbattute? Perché, con lo stile proprio degli ambientalisti non sono stati denunciati i fenomeni di abusivismo più eclatanti, specie se resi pubblici da sentenze della magistratura?
Un’azione tipo GreenPeace, con irruzione nelle proprietà abusive, con tanto di reportage fotografico e affissione di cartelli che segnalano alla popolazione quali sono le costruzioni da abbattere.
Quali sono stati i motivi che, nonostante la permanenza in giunta, hanno impedito di mettere mano al PRG, al Parco degli Iblei, alle zone PEEP, all’articolo 48, alla delibera 77, al consumo di suolo zero, ad una efficace azione di abbattimento delle barriere architettoniche secondo le normative vigenti ?
L’aula consiliare non doveva essere occupata dai dipendenti di questa o quella azienda, dai residenti di Randello e zone limitrofe, ma dagli attivisti di Legambiente e dei comitati ambientalisti che, invece di preoccuparsi eccessivamente di qualche ombrellone in più su qualche spiaggia, peraltro autorizzati da organismi superiori all’autorità comunale, avrebbero dovuto badare ai temi emergenti della città.
E come avremmo voluto i grillini al governo di Palazzo dell’Aquila con lenzuola penzolanti dal tetto dell’edificio, per protestare, per esempio, contro la Regione, rea di macroscopici ritardi, al limite, e oltre, della legge, dalla formazione ai temi urbanistici, dalla sanità ai trasferimenti, dai rifiuti ai beni culturali, al turismo, auspichiamo sempre che la severità mostrata nei comunicati possa essere mesa al servizio della collettività con azioni forti e determinanti per il futuro della città e dei suoi abitanti.
Perché se opportunità ci poteva essere nel farsi trattenere su argomenti assai delicati perché non si è fatto nulla, per le cose semplici, come applicare il regolamento per quanti utilizzano i cassonetti fuori dagli orari consentiti. attraverso una forte azione di repressione, oppure verificando che la ditta preposta provvedesse con puntualità al lavaggio dei cassonetti e alla loro manutenzione secondo quanto previsto dal capitolato.
E stiamo parlando, ripetiamo, delle cose più semplici.
Come pure encomiabile può essere giudicata la donazione, elargita dal prof. Conti, di tutto il materiale di sua realizzazione per la campagna informativa sulla raccolta differenziata, che viene vanificata dal silenzio sui motivi che non hanno fatto applicare quanto previsto per le campagne informative, a carico della stessa ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti, forse mai realizzate o realizzate parzialmente.
Fatta questa premessa, ispirata solo da motivazioni costruttive che auspicano solo interventi rivoluzionari palpabili, non solo retorici, né tantomeno ispirati da logiche elettorali, che, purtroppo, non sono di Legambiente ma solo di farneticanti predicatori in cerca d’autore, veniamo agli ultimi comunicati dell’Associazione.
Il primo sollecita la variante urbanistica per le costruzioni in verde agricolo, segnalando che, con l’approvazione definitiva del piano paesaggistico della provincia di Ragusa, tutti i comuni sono obbligati entro il 4 aprile 2018 ad adeguare i propri piani regolatori alle previsioni del piano paesaggistico.
Nelle more della redazione o adeguamento degli strumenti urbanistici le prescrizioni sono esecutive e sono attuate dalla Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali.
Ma scaricare per altri diciotto mesi questo ulteriore compito sulle spalle della Soprintendenza rischia il venir meno di un controllo puntuale sul territorio.
A Ragusa l’adeguamento tocca all’attuale amministrazione e all’attuale consiglio comunale.
Per la verità al comune di Ragusa prima dell’estate c’era stato un tentativo di intervenire sull’art. 48, le cosiddette costruzioni in verde agricolo, ma il risultato è stato negativo, con la bocciatura della delibera, perché si sono volute mettere insieme norme prettamente urbanistiche e interventi sugli impianti energetici. Si sono già persi 6 mesi su una norma del piano paesaggistico, quella che limita ai soli fabbricati rurali le nuove costruzioni in zona agricola, voluta e ottenuta dall’attuale amministrazione comunale attraverso alcune osservazioni presentate alla Regione.
Per coerenza dopo questo grande successo l’A.C. dovrebbe immediatamente riportare in consiglio il nuovo art. 48 così come redatto e depurato solo delle norme sugli impianti energetici.
Una rapida approvazione della delibera, non difficile visto l’ampio consenso che gode in consiglio la variante, darebbe sollievo agli uffici comunali spesso sottoposti a pressioni di chi vorrebbe continuare ad usare lo spazio rurale come in passato e che produce situazioni come quello dell’importantissimo sito archeologico del Riparo sotto Roccia a Fontana Nuova, intorno al quale stanno sorgendo alcune costruzioni che rovineranno un patrimonio unico nel suo genere in Sicilia.
Quest’atto segnerebbe un primo passo verso il percorso di consumo di suolo quasi zero tanto caro all’amministrazione e oggetto di uno specifico progetto di legge del M5S, ma purtroppo finora disatteso.
Per gli insediamenti energetici, utilizzando diverse sentenze di TAR e di Consiglio di Stato, le norme del piano paesaggistico e alcune norme urbanistiche approvate in altri comuni, si potrebbe redigere un’apposita variante che renda difficile ricerche ed estrazioni petrolifere sul territorio comunale di Ragusa.
Basta volerlo. Noi ci saremo.
Il secondo sollecita l’abbattimento delle case abusive e di altre strutture che vanno eliminate per ristabilire la legalità negata, per riscattare la Sicilia dal brutto, per tutelare un territorio fragile.
Al riguardo, il prof. Conti, nella qualità di presidente di Legambiente Ragusa, sollecita il Sindaco e l’assessore all’Urbanistica della città con la lettera che, appresso, pubblichiamo integralmente:
Al Signor Sindaco di Ragusa
All’Assessore all’Urbanistica del comune di Ragusa
Nel 2014 secondo la stima del Cresme, in barba alla crisi economica che ha colpito duramente il settore edile, sono stati costruiti in Italia 20mila nuovi abusi, tra ampliamenti e nuove costruzioni.
Ci sono aree del Paese dove il diritto di possedere una casa abusiva è stato sancito dal passare degli anni senza che i Comuni facessero rispettare la legge. Dove chi ha costruito secondo il piano regolatore, nel migliore dei casi, viene considerato un fesso. Dove il ciclo illegale del cemento, dallo sfruttamento delle cave, all’abusivismo abitativo fino alle grandi speculazioni immobiliari, è saldamente nelle mani della criminalità organizzata. Nei cantieri del mattone illegale il lavoro nero è la regola, la sicurezza semplicemente non esiste, i materiali utilizzati sono di pessima qualità.
Costruire infischiandosene delle regole provoca pesanti conseguenze sullo sviluppo urbanistico, sulla qualità del paesaggio, sull’economia e sulla sicurezza del territorio.
L’abusivismo edilizio è un’autentica piaga del nostro Paese. La legalità, il rispetto delle regole diventano, così un “fastidioso” problema, risolto con la rimozione delle responsabilità e la negazione delle caratteristiche ormai esclusivamente speculative del fenomeno dell’abusivimo edilizio.
Ville con piscina, seconde case costruite in riva al mare o in un’area protetta, capannoni industriali, intere palazzine, persino scheletri mai terminati diventano “invisibili”.
Punire il reato di abusivismo edilizio è un passo indispensabile per evitare nuove colate di cemento fuori controllo, per evitare di vedere deturpato un patrimonio comune come il paesaggio a proprio piacimento e interesse e per evitare drammi come le tragedie che seguono alluvioni e terremoti perché si è costruito dove non si doveva e come non si doveva.
Ragusa non sfugge a questa regola. Per decenni gli amministratori locali di questa città hanno fatto come le tre scimmiette: non vedo, non sento non parlo, tollerando e spesso incentivando l’abusivismo edilizio, soprattutto quello sulla costa.
Finalmente sei mesi fa il comune di Ragusa a seguito degli interventi di Legambiente, compreso la richiesta di intervento sostitutivo della Regione per rimediare all’inerzia dell’amministrazione comunale ha stabilito, negando la sanatoria edilizia, che le abitazioni costruite entro i 150 metri dal mare vanno abbattute (art 27 comma 2 della legge regionale 16/2016).
Dopo questo atto ci saremmo aspettati le immediate ingiunzioni di demolizione, ma non ci risulta siano state fatte, almeno per quanto è a nostra conoscenza.
Eppure tutte le A.C. hanno l’obbligo, compresa la sua, della demolizione del manufatto abusivo e del ripristino dei luoghi qualora accertino l’abuso. Obbligo confermato anche dalla lettera che l’On. Claudia Mannino, deputato del M5S e autrice della proposta emendativa al DPR 380/2001 oggi L.R. 16/2016, ha inviato il 5/10/2015 a tutti i prefetti della Sicilia e alla Corte dei Conti e, per loro tramite, a tutti i comuni siciliani, compreso quello di Ragusa.
Speriamo che dopo questa nostra lettera l’A.C. di Ragusa voglia accelerare le procedure di abbattimento per ripristinare finalmente la legalità, evitandoci un’ulteriore richiesta di intervento sostitutivo della Regione.
Si mostri, poi, vicino ad Angelo Cambiano sindaco di Licata, l’unico che ha avuto il coraggio di iniziare ad abbattere gli edifici abusivi e che ha dichiarato di volersi dimettere da sindaco dopo che lo Stato lo ha lasciato solo nel ripristino della legalità in Sicilia sul fronte dell’abusivismo edilizio.
Lo chiami e gli dica che non è solo, che accanto a lui c’è anche il sindaco di Ragusa e che la sua amministrazione domani sarà al suo fianco iniziando la demolizione delle case abusive sulla costa.
Affermi con forza che la legalità a Ragusa non solo la si rispetta, ma anche la si pratica.
La invitiamo infine a voler applicare l’art. 31 comma 7 della L.R. 16/2016 che prevede che il segretario comunale rediga e pubblichi mensilmente, mediante affissione nell’albo comunale, i dati relativi agli immobili e alle opere realizzati abusivamente oggetto dei rapporti degli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, in modo tale da rendere Ragusa uno, se non il primo, dei primi comuni siciliani a praticare la trasparenza in un settore che per molti anni la maggior parte delle A.C. siciliane hanno voluto, ad essere buoni, opaco.
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