Isola pedonale o isola per i tavolini dei bar ?

di Cesare Pluchino

Il diffondersi dell’occupazione di suolo pubblico limita il godimento dell’isola pedonale

Pur essendo uno che usa l’auto anche per spostarsi di pochi metri, riconosco che l’adozione delle isole pedonali restituisce ai cittadini un volto nuovo della città, più salubre, più vivibile, nella maggior parte dei casi più attraente e vivibile. In ogni caso queste sono le tendenze moderne e occorre inchinarsi. Il fenomeno restituisce, però, delle condizioni che non sono proprio ottimali. Come si può vedere dalla foto, in via Mariannina Coffa, parlare di isola pedonale è un’utopia. Meglio sarebbe dire di isola per i tavolini dei bar: uno spettacolo che, certo, non restituisce la naturale bellezza della via, ma la trasforma in bazar di sedie, tavolini, bidoni per rifiuti, ombrelloni e arredo urbano dal gusto opinabile. Tralasciando questioni di sicurezza, per il passaggio di mezzi di soccorso, e non comprendendo come si possa interdire del tutto il passaggio ai residenti, cosa di cui si deve occupare il Comando di Polizia Municipale, appare evidente, dalla foto, che viene reso difficoltoso il passaggio sulla sede stradale, oltre che del tutto impedito sui marciapiedi. Il fenomeno è dovuto al dilagare dell’occupazione di spazi esterni su suolo pubblico, spesso esageratamente estesi rispetto alla superficie dei locali. Si rimedia alla limitata disponibilità di spazio interno, spesso, invadendo sedi stradali e limitando il passaggio anche dove è prevista la circolazione. Sarebbe opportuno limitare le concessioni e verificare attentamente, cosa che spesso non avviene, come evidenziano addetti al settore della ristorazione, il rispetto dei limiti consentiti dalla concessione stessa, facendo appello, altresì, a incontestabili criteri di valutazione di ogni singola istanza, perché non tutte le strade, non tutte le piazze, non tutti i marciapiedi sono sempre adatti ad accogliere strutture di questo tipo.

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