di Cesare Pluchino
Strumentalizzazione tanta, verità poche. Gli attacchi all’assessore Campo, preordinati a quella che appare, a conti fatti, come una mezza imboscata, ne esaltano le capacità rare di affrontare l’attacco previsto, in un’aula dove assordante e fastidiosa è stata l’assenza dell’amministrazione
Le spiegazioni dell’assessore Stefania Campo, durante la seduta di consiglio comunale hanno ridimensionato la portata di una montatura polemica che suonava strana già dai primi momenti di conoscenza. Polemica che è vissuta solo sui comunicati di forze ed esponenti politici a cui non è sembrato vero impinguare il carniere delle sbandate dell’amministrazione, nel sogno illusorio di far fuori, anzitempo, i vincitori delle ultime amministrative. Un fatto più culturale che politico, gestito malissimo dai politici e ignorato dagli intellettuali.
La vicenda e le polemiche legate all’artista ragusano, che sarebbe stato boicottato dall’assessore e dalla giunta, sono troppo di basso livello per accostarle alle qualità dell’artista di cui, gli esperti, dicono mirabilie. Forse un po’ narcisista, troppo amante dell’esposizione della sua arte alla massa, al popolo, alla collettività, invece che ricercare un ristretto pubblico di qualificati ammiratori. Fu così per le vette delle colline della cava colorate di vernice, è stato così per le sculture naturali di timpa nelle rotatorie, vegliate da luccicanti sagome in acciaio.
Naturale che se dai in pasto l’arte agli ignoranti, ammesso che lo siano, senza preventiva educazione, a qualcuno il genere o l’artista possono non piacere. Sua mecenate, una volta, la grande attrice di teatro, Lydia Alfonsi, che, all’epoca lo introdusse nei salotti buoni dell’arte e della cultura. Più di recente pupillo dell’on. Dipasquale che gli conferì, durante il suo mandato di Sindaco, una visibilità cittadina con cui stride l’attuale stand-by artistico a cui è costretto da una amministrazione che, con malcelata indifferenza, non stravede per le sue opere, ancorché considerate.
I ragusani che hanno votato in massa per gli esponenti del Movimento 5 Stelle, dovrebbero, almeno, apprezzare, cosa raramente avvenuta in passato, la schiettezza e il comportamento sincero, piuttosto che strepitare. Cambiano i tempi, cambiano le amministrazioni, non sempre può splendere il sole sulle stesse persone. E’ stato così da sempre, a livello locale, regionale e nazionale, e non solo per l’arte, accade anche per l’editoria, per la cartellonistica pubblicitaria, per i professionisti, per i fornitori di servizi, checché si voglia dire di gare, trattative private, selezioni e quant’altro serve a travestire la realtà.
Non ci sarebbero state giustificazioni possibili se, durante la seduta del consiglio comunale, non fossero venuti fuori particolari imbarazzanti per quanti, per un intero pomeriggio, hanno chiesto le dimissioni dell’assessore.
In sintesi un programma, addirittura un volantino stampato e presentato, non possono essere stravolti a piacimento, chi ha chiesto le dimissioni dovrebbe magari chiarire, se non la presenza della statua come scenografia, l’esposizione dei quadri in mostra che nessuno ha smentito. Particolari, uniti ad altri su stucchevoli trattative per cercare di aggiustare le cose, che non lasciano tanto spazio nemmeno per addebitare alla Campo modalità di intervento poco opportune.
Dalla vicenda, piuttosto, vengono fuori delle considerazioni su cui sarà opportuno riflettere, a parte quelle di ordine politico scaturite dai comunicati e dagli interventi in aula, non meno importanti da vagliare e di cui ci occupiamo separatamente in questo giornale.
Come ha fatto rilevare il consigliere Giorgio Massari, che, di certo, non è un fervente ammiratore di Stefania Campo nel suo ruolo di assessore alla cultura della città, va dato merito, all’unica esponente femminile della giunta Piccitto, di grande coraggio e forza d’animo nell’essere stata pronta ad esporsi alla pioggia di critiche previste. Aggiungiamo che va rilevata la ferma decisione nel ribattere alle critiche esponendo i fatti, attraverso particolari che, ogni minuto che passava, mutavano lo scenario che si era costruito nelle ore precedenti.
Stefania Campo ha giganteggiato anche nella solitudine che la vedeva isolata al banco dell’amministrazione, in un momento in cui la presenza dei colleghi di giunta doveva essere totale perché nessuno può negare che le contestazioni erano rivolte alla Campo ma il bersaglio era quello grosso dell’amministrazione.
Solo Salvatore Corallo ha avuto l’accortezza e l’attenzione di presenziare alla replica della collega di giunta, con il suo aplomb di aristocratico annoiato, della serie: “ Ma di cosa stiamo parlando ? “
E ancora Stefania Campo ha brillato quando ha ‘stanato’ il Cilia che, inspiegabilmente, stava dietro la porta che introduceva allo spazio per il pubblico, facendo capolino solo con la testa, svelandone la presenza in aula, per nulla intimorita o imbarazzata, segnale della coscienza tranquilla di chi è sicura dei fatti suoi.
Invisibile lo staff dell’assessore o dell’assessorato, ancora di meno la comunicazione in particolare quella sul web dove qualcuno, more solito, ha potuto sguazzare impunemente senza trovare contraddittorio, tanto meno ‘gridato’ alla Beppe Grillo.
Ma questo resta, e forse resterà, un’utopia.
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