L’indignazione nelle sue varie forme

di Marco Ramius
Indignazione per la vignetta di Charlie Hebdo sui terremotati italiani, indignazione per l’atto di vandalismo ai danni della mostra sul ponte nuovo

Suscitano perplessità le reazioni alla vignetta pubblicata dl giornale satirico francese Charlie Hebdo, sui terremotati in Italia. Lo stesso giornale che subì l’attentato terroristico, di matrice islamica per aver pubblicato vignette satiriche su Maometto.
Anche da parte italiana ci fu una sollevazione di solidarietà nei confronti della redazione, tragicamente colpita, nel solco dell’indignazione a difesa della libertà di stampa e di satira.
Oggi l’indignazione ha cambiato direzione, perché la vignetta sui terremotati italiani, raffigurati sporchi di sangue e paragonati alle penne al pomodoro, alle penne gratinate e alle lasagne raffigurate dai corpi senza vita delle vittime interposti agli strati macerie, ha suscitato scandalo. Non c’è più libertà di stampa, né di satira, hanno impressionato le immagini della vignetta, ma le battute allegate non sono da meno: “Circa 300 morti in un terremoto in Italia. Ancora non si sa che il sisma abbia gridato ‘Allah akbar’ prima di tremare” è la più difficile da gradire.
Le istituzioni francesi hanno solo espresso la lontananza dei transalpini dal sentire satirico della redazione, molti italiani, di ogni estrazione politica, quelli che si fregiavano del “Je suis Charlie” sono indignati. Non lo furono quando ad essere offesi furono i musulmani.
La testata satirica, per la cronaca, ha tentato di mettere una pezza e ha precisato la satira era diretta verso le istituzioni che hanno permesso un determinato modo di costruire, asserendo, con un’altra vignetta che è la mafia a costruire le case.
Non sappiamo se i francesi della redazione siano dei masochisti che, dopo l’azione dei terroristi musulmani, vogliono godere dell’ebbrezza dei colpi della mafia.
Ma abbiamo anche l’indignazione a doppio senso di circolazione per qualche caso di vandalismo locale.
Ed è un’indignazione da salotto, perché non abbiamo raccolto simili reazioni per fatti più gravi, per esempio come quelli accaduti in piazza San Giovanni, con violenze di ogni tipo, risse e spaccio di droghe alla luce del sole.
Reazioni per un fatto che, alla fine, è una ragazzata, lo potremmo definire un atto di vandalismo minore se non fosse per il danno arrecato alla mostra all’aperto di stampe e foto dell’Ordine degli Architetti.
Per una ragazzata, però, peraltro perpetrata nel periodo di massima confusione della Festa Patronale, per la quale non è desueto pensare siano arrivati a Ragusa anche elementi dei centri vicini, si sono spesi aggettivi anche pesanti sui social e sui giornali che hanno riportato la notizia. “Bastardi, stupidi, vandali, deficienti” sono gli epiteti più usati per il gesto, ripetiamo grave ma non gravissimo, che ha visto strappare alcune tavole della mostra, esposte sull’arredo urbano appositamente allestito dagli organizzatori.
Ma, anche in questo caso, reazioni di tipo diverso e contrastanti.
Si rileva, innanzitutto, che analoga veemenza non si è riscontrata, di solito, per altri atti di vandalismo, per esempio quando sono state rovinate, con la vernice, facciate di edifici privati o le scale che portano a Ibla.
Occorre anche dire che la mostra è stata ‘lasciata’ ben oltre il periodo della manifestazione per la quale era stata allestita e, pare, non ci sia stato nessun servizio di sorveglianza, a sostegno della tesi che si tratta pur sempre di atto vandalico e del tutto da condannare, ma con un danno relativamente esiguo.
Piuttosto l’occasione del gesto vandalico ha suscitato opinioni diverse sulla mostra che, secondo alcuni, non avrebbe suscitato sufficiente interesse, avrebbe occupato il Ponte Nuovo con delle installazioni ormai da troppo tempo presenti e non da tutti condivise.
Qualcuno ha rilevato anche, oltremodo, i disagi patiti dall’hotel Mediterraneo per l’ingresso e l’uscita degli ospiti, disagi che hanno avuto anche i residenti per la chiusura del ponte, aggravati, inoltre, dalla contemporanea fiera di San Giovanni nella sottostante via Natalelli.

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