La banda degli onesti

C’è in atto un tentativo di fare chiarezza su molte scelte della classe di governo, a Ragusa come a Palermo, un tentativo strumentale di delegittimare chi ha il potere e fare apparire certe scelte illegittime o irregolari.
La questione è amplificata dal fatto che non si riesce a fare chiarezza, perché non ci sono risposte esaustive, come pure le autorità che potrebbero e dovrebbero intervenire, ove destinatarie di circostanziati esposti, non prendono posizione né provvedimenti.
Il fenomeno non è solo locale, basti pensare agli scandali della Regione nel settore del turismo, fatti che fanno impallidire ma che non hanno avuto alcun esito, se non la promozione di qualche assessore a Roma o lo scambio di deleghe a Palermo.
A Ragusa, in effetti, siamo stanchi di illazioni di tutti i tipi, sulla nomina di dirigenti, di consulenti, sugli incarichi, sui rapporti di collaborazione: il risultato è che mai nessuna scelta di dirigenti o collaboratori ha potuto essere sindacata, non si sono mai riscontrate irregolarità palesi, si tratta sempre di motivazioni di opportunità politica nelle scelte, ma l’opportunità politica, nel nostro ordinamento non è oggetto di reato ed è cosa sconosciuta dall’attuale amministrazione.
Peraltro, a Ragusa, il consenso plebiscitario riscontrato dal sindaco, e da buona parte della precedente amministrazione, inducono a ritenere che poca gente ha creduto e crede a questi allarmi, peraltro non da tutti recepiti: perché, per esempio, su determinate scelte del sindaco, certa parte politica condivide, mentre tace e fa finta di non sapere su quanto attiene a Iblea Acque, tanto per fare un esempio?
In ogni caso, si può chiosare che, dopo tanto gridare “al lupo, al lupo”, la gente non crede a questo tipo di allarmi, fino a quando non vedrà provvedimenti della magistratura che abbiano un seguito, perché anche su questo si è persa la fiducia: nei cinque anni precedenti addirittura la stampa paventò un avviso di garanzia per il sindaco, si leggeva che c’erano almeno 10 filoni di indagine sugli uffici comunali, tutto si è esaurito in una bolla di sapone, almeno così pare.
Poi, ci sono le cose di cui nessuno vuole parlare, come gli abusi edilizi di qualche amministratore e relativo contenzioso con il comune, ma tutti, maggioranza e opposizioni, tacciono, come hanno taciuto, addirittura, in campagna elettorale.
È ormai una commedia continua.

Gli ultimi atti di queste strumentali sceneggiate politiche, che, come sottolineiamo, avvengono a Palermo come a Ragusa, hanno per oggetto la gestione del porto di Marina di Ragusa e un concorso pubblico nella nuova società che gestisce l’idrico dei 12 comuni della provincia.

Per il porto di Marina di Ragusa, nel silenzio totale, è avvenuto un cambio nella gestione e si paventano operazioni immobiliari in grande stile da parte dei nuovi gestori che farebbero capo ad un imprenditore impegnato, per quello che si legge, nei supermercati e nei grandi magazzini, come ZARA. Non un magnate della finanza, quindi.

Fresco di nomina consiliare, con le competenze opportune e il background ideale, è stato l’avv. Gaetano Mauro a sollevare perplessità sulle operazioni che sono avvenute o stanno per avvenire attorno al porto turistico di Marina di Ragusa: porto turistico che, vogliamo ricordare, è affidato, ci pare, per 99 anni, per la gestione, ai costruttori che ci avrebbero messo del proprio per completare l’opera.
Sottolineiamo questo perché ci sembra la stessa storia dell’aeroporto di Comiso, consegnato ai catanesi ai quali, ora, si vuole sindacare la gestione.
Su alcuni aspetti, però, Gaetano Mauro merita massima attenzione: si vorrebbero vedere le carte, per verificare solo se il passaggio di gestione è regolare, secondo gli accordi a suo tempo sottoscritti, e verificare se ci sono vincoli o condizioni da rispettare. Massima attenzione perché il sindaco non risponde, nei termini dovuti, ad una legittima e regolare interrogazione consiliare.
Da notare che nessuna delle forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, si ribella per la mancata risposta che dovrebbe interessare tutti.
Quanto alle preoccupazioni per nuovi criteri di assegnazione degli spazi commerciali, ben vengano ditte e aziende se d livello professionale e qualitativo superiore e più selezionato, adatti ad una struttura turistica e non dedicati alla movida di paese.
Per gli investimenti immobiliari, le preoccupazioni possono essere come per qualunque altro tipo di operazione urbanistica, il sindaco, comunque, potrebbe fare chiarezza su tutto, a cominciare dal chiarire se l’area di cantiere, al villaggio Gesuiti, è di pertinenza del porto turistico, e quindi del Comune, oppure sia di proprietà della gestione.
Ciò che rende autorevole l’intervento di Gaetano Mauro è il silenzio ostinato del primo cittadino che avrebbe dovuto rispondere all’interrogazione ben prima dei termini previsti.

Altro argomento all’ordine del giorno è il concorso pubblico per 4 posti alla Iblea Acque, la nuova società che gestisce l’idrico.
Protagonista già di una sentenza favorevole per una causa al TAR intentata da chi contestava la scelta della società in house, protagonista di contestazioni per la formazione del CdA, ora è nel mirino per un concorso pubblico per 4 posti, al quale avrebbero partecipato solo 9 candidati.

A sollevare la questione un consigliere comunale di Ispica, Paolo Monaca, che si firma consigliere di CambiamoDavveroIspica ma ci tiene a specificare “da sempre vicino alle posizioni di Cateno De Luca”, nelle cui file si era candidato, senza successo, alle regionali.
Monaca chiede che l’assemblea territoriale idrica convochi seduta straordinaria invocando chiarezza sulle procedure di un concorso pubblico, avendo appreso la questione da articoli di giornale.
Vuole chiarezza sul fatto che il bando di concorso è stato poco pubblicizzato e che hanno partecipato due che erano già consulenti della società, intravede aspetti che devono essere chiariti sul piano delle procedure e della regolarità amministrative di tutti questi atti in materia di reclutamento ed assunzione di personale.
Ma, come al solito, si guarda bene dal fare i nomi dei protagonisti di questa vicenda, degli assunti, e si appella all’assemblea dei dodici comuni soci di Iblea Acque e, in particolare, ai cinque che costituiscono il comitato sul controllo.
Monaca conclude poi il suo intervento in materia con il surrealismo tipico del politico di questa epoca: “Vorremmo capire se le notizie hanno un riscontro specifico oppure se sono destituite di fondamento” e afferma che “Se fosse tutto confermato, in ogni caso, i vertici della società pubblica Iblea Acque S.p.A. sarebbero ancora in tempo per cambiare rotta, sanando alcuni atti alquanto imbarazzanti, mettendo in pratica la trasparenza richiesta dalla legge e portando avanti una politica di reclutamento del personale ispirata alle leggi vigenti, piuttosto che al manuale Cencelli”.
In pratica non pensa che tutti debbano andare a casa, se ci sono state irregolarità, ma auspica che si metta una pezza per riparare al malfatto. Questa la caratura politica del personaggio, a questo punto non si capisce di cosa parla, di irregolarità di gestione o di cosa altro?

Anche per questa questione, apprendendo dagli organi di stampa di presunte irregolarità nell’ambito di assunzioni all’interno della società Iblea Acque s.p.a., interviene l’avv. Gaetano Mauro che chiede al sindaco Cassì, nella sua qualità di Presidente della Iblea Acque, ove le notizie fossero confermate, una convocazione straordinaria e urgente dell’assemblea dei soci per la sospensione degli atti o la revoca degli stessi e l’invio alla Corte dei conti al fine di verificarne la piena regolarità.
Anche in questo caso forti le perplessità di Mauro sulla poca pubblicità della selezione pubblica e della composizione della commissione valutatrice, aspetti che meriterebbero una maggiore e approfondita attenzione dei sindaci soci.

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