La caduta degli dei

di Vilnius Nastavnic
Nell’arco di poche ore viene sfatato un mito della Giunta Piccitto

Si è passati dalla seduta di commissione, che sembrava formale come tante altre, con il solito parere negativo, non vincolante, a quella del consiglio comunale che avrebbe dovuto approvare, more solito, quanto stabilito dalla Giunta.
Andiamo con ordine: in data 28 novembre, per la cronaca due giorni prima della scadenza per l’approvazione delle variazioni di bilancio, il governo centrale istituisce il pagamento dell’IMU sui terreni agricoli. Senza entrare nel merito delle solite cervellotiche norme che legano l’adozione della misura fiscale all’altitudine del Comune, e più specificatamente a quella della sede comunale, sta di fatto che a Ragusa si doveva applicare questo ennesimo balzello.
La scadenza del pagamento, fissata al 16 dicembre, nello stesso giorno, veniva spostata al 26 gennaio, la Giunta adottava, in data 19 dicembre, proposta per il Consiglio, finalizzata al recepimento delle nuove norme, fissando l’aliquota al livello base dello 0,76, %, al netto delle esenzioni previste dalla legge per i proprietari dei terreni coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, nonché per i terreni concessi, alle stesse categorie, in comodato o in affitto.
Pervenuto il parere dei revisori in data 24 dicembre, il Presidente della Commissione, Massimo Agosta, in ossequio ad una disposizione informale del Presidente del Consiglio che suggeriva di bloccare l’attività consiliare e delle commissioni nel periodo festivo, convocava l’organo consultivo per il primo giorno utile, appunto il 7 gennaio, alle ore 10, mentre era già fissata per le ore 16 la seduta di Consiglio comunale che, al primo punto dell’OdG, presentava l’approvazione della stessa proposta.
L’assessore al Bilancio, Stefano Martorana, illustrava i termini della nuova tassa, imposta, iniquamente, dal governo centrale, con una corrispondente riduzione del fondo di solidarietà comunale che vede ridotte le risorse per il Comune per la somma di un milione e settecentomila euro.
Subito c’era la prima contestazione del consigliere Sonia Migliore che faceva notare come, se si trattava di un semplice recepimento della legge, non sarebbe stata necessaria una approvazione del Consiglio comunale.
Più incalzante l’intervento del consigliere Lo Destro che suggeriva, in ogni caso, di aspettare l’esito della sospensiva del TAR del Lazio che aveva bloccato tutto fino al 21 gennaio.
Anche Maurizio Tumino stigmatizzava il comportamento dell’amministrazione, improntato sempre a decisioni frettolose, convocazioni all’ultimo momento, che non hanno tenuto conto della sospensiva. Come al solito, Tumino condisce il ‘piatto’ preparato per il suo ruolo di attenta opposizione, facendo rilevare eccezioni sulla necessità di modificare il regolamento di applicazione dell’IMU, ponendo, altresì, precisi quesiti in ordine alle previsioni di incasso, agli ettari interessati dalla misura, all’eventuale, ma necessaria, verifica dei terreni agricoli trasformati in aree edificabili, considerazioni che portano alla valutazione circa la scarsa contezza della Giunta sull’atto predisposto, confermata dall’assenza di risposte dell’assessore e del dirigente che, come avvenuto, spesso, in altre occasioni, mostrano di trovarsi spiazzati dall’intervento del consigliere Tumino,  ancora una volta in grado di mostrare l’applicazione di una attenta e professionale analisi degli atti che gli vengono sottoposti, a cui fa da contraltare un approccio superficiale alle questioni, di amministratori e dirigenti.
Sulla stessa lunghezza d’onda gli interventi dei consiglieri Mirabella e Massari, che spingevano per aspettare l’esito del giudizio del TAR, con La Porta, che, in aggiunta, stigmatizzava l’eccessiva solerzia dell’assessore nell’applicazione di nuovi balzelli, paragonando la sua smania incassare tasse per il Comune a quella di Paperon de’ Paperoni nell’accumulare denaro.
I toni venivano esasperati, nel corso della seduta dall’intervento del consigliere Stevanato che, in maniera conforme al suo stile, prendeva le difese della scelta dell’amministrazione, parlava della sospensiva del TAR che si sarebbe potuta rivelare come una beffa, adduceva, incomprensibilmente per il luogo istituzionale e per il ruolo politico del componente di commissione, le esigenze dei commercialisti per predisporre in tempo gli atti per i clienti, rilevava l’aliquota del 7,6 come in effetti ridotta, cosa non riportata dalla delibera di giunta.
L’Assessore Martorana debordava anche dal suo consueto aplomb e si buttava in una  aspra critica del governo nazionale per scelte che considerava una provocazione fatta da irresponsabili, definendo ridicolo il tirare in ballo questa amministrazione e appioppando il termine di ridicole anche alle considerazioni di qualche consigliere. Addirittura, comprensibilmente per il suo ruolo ma  non per il modo di prendere le distanze, disconosceva le dinamiche che avevano portato alla sollecita convocazione del consiglio e quelle che avevano provocato la linea di condotta del Movimento 5 Stelle.
L’epiteto ridicolo ha fatto scattare la bagarre nella sala della commissione, con l’esplicita protesta del consigliere Massari che protestava per i toni offensivi usati dall’assessore.
Veniva dato parere contrario alla proposta, con 5 si, 6 no e 2 astenuti. Si rimandava quindi alla seduta del pomeriggio, in cui sarebbe stata prevedibile, l’approvazione dell’atto con la maggioranza dei numeri.
In pochi minuti, fra le comunicazioni e il secondo punto all’OdG, l’esame della proposta svaniva, di colpo.
Il Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono, riportava una nota del Sindaco che ritirava la proposta, in attesa degli esiti della decisione del TAR.
Si sarebbe potuta considerare una normale decisione, anche se contrastava con quanto avvenuto poche ore prima in commissione. Faceva propendere per una attenta analisi dei fatti anche l’assenza in aula dell’assessore Stefano Martorana, incuriosiva una nota inviata dal Sindaco e non già dallo stesso assessore che, peraltro, avrebbe potuto dare la comunicazione in aula.
Ufficialmente bocche cucite sulle motivazioni che hanno portato al ritiro, sia pure temporaneo della proposta. Malcelata, ma misurata, soddisfazione delle opposizioni che hanno visto, inaspettatamente, accolte le sollecitazioni della mattina, per una più attenta valutazione dell’atto.
Una prima considerazione ha guardato ai numeri della maggioranza, con qualche arrivo a chiamata, dell’ultimo momento. Resta la sconfessione dell’assessore al bilancio, acclarata dallo stesso con l’assenza in aula e con la mancata comunicazione personale. Un madornale errore di valutazione, perché un suo dietro front non avrebbe potuto esimere da una alta considerazione sul gesto e sulla persona, altrimenti ridotta, inevitabilmente, alla sconfitta. Senza dubbio solo una battaglia persa, non la guerra, ma, di certo è stato scalfito il mito delle scelte intangibili dell’assessore al bilancio, che hanno caratterizzato i primi diciotto mesi di amministrazione Piccitto.
Una vittoria della politica sulla fredda realtà dei numeri, icona sacra della fede amministrativa di Stefano Martorana.
E considerati i soggetti in campo, parlando di politica, il pensiero non può non andare al leader di Partecipiamo, nonché Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono che, pare, da indiscrezioni di corridoio, grande peso ha avuto nella decisione finale del Sindaco Piccitto.
Una visione più ampia della politica e dei suoi meccanismi, un bagaglio di contatti di innegabile consistenza valoriale, a cominciare da quelli con l’ANCI nazionale e regionale, un approccio più esperiente con la realtà locale, avrà avuto, di certo, la sua parte per quello che sarà stato, forse, solo un consiglio per il primo cittadino, a cui va dato il merito e l’acume politico di aver saputo apprezzare il suggerimento.

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