La confusione politica e di informazione provoca facili entusiasmi su Donnafugata

Complici i social con relativi spezzoni di video e una certa informazione che vive sul sentito dire da casa, la confusione regna sovrana sullo schema del documento unico di programmazione che sarà allegato al bilancio di previsione 2017.
L’atto, predisposto dall’assessorato alle risorse economiche, era in aula per l’approvazione di atti di indirizzo dei consiglieri comunali, finalizzati a modificare le linee della programmazione di giunta. Atti che, ove approvati dal consiglio, sarebbero stati recepiti dall’amministrazione, secondo le normative vigenti, ma non in assoluto.
Cosa diversa, sarà, in sede di approvazione del bilancio, ove emendamenti, se approvati, potranno modificare parti dello strumento finanziario, ma si è visto, negli anni passati, come anche le direttive di emendamenti al bilancio siano stati disattesi dall’amministrazione, senza che gli stessi firmatari degli emendamenti abbiano sollevato la questione. Ancora più facile sarebbe stato non tenere conto degli atti di indirizzo.
Senza nessun atto di forza, solo per la resa delle opposizioni che non avevano i numeri in aula e hanno ritirato i propri atti di indirizzo, il DUP non è stato modificato, anche i grillini hanno ritirato le loro proposte per non innescare un inevitabile allungamento dei tempi per la predisposizione definitiva del bilancio di previsione.
Gli atti non sono stati bocciati, ma esclusivamente ritirati, la battaglia, se battaglia ci sarà, è spostata all’esame e all’approvazione dello strumento finanziario.
La confusione sull’argomento ha avuto un effetto diretto sulle aspettative per il Castello di Donnafugata e, segnatamente, per tutto quanto attiene la collezione di abiti d’epoca che sarà conservata nella sede museale che si sta allestendo nei bassi dell’antica residenza di campagna del Barone di Donnafugata.
A sollevare l’attenzione su Donnafugata il collaboratore del Sindaco-Assessore alla Cultura per il costituendo Museo del Costume, l’esperto museologo architetto Nuccio Iacono che, in post su facebook, ha dato per approvato, e come tale già operativo, l’atto di indirizzo dei consiglieri del Movimento 5 Stelle Stevanato, Agosta, Liberatore, Porsenna, Brugaletta e LaTerra, finalizzato a vincolare le entrate generate dalle visite al Castello e al parco di Donnafugata per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli stessi.
In maniera poco opportuna, nella sua qualità di collaboratore dell’amministrazione, l’architetto Iacono dà erroneamente notizia di un provvedimento che, in realtà, non è adottato e che, in ogni caso, doveva attraversare un iter burocratico complesso, peraltro per una destinazione che non sarebbe stata prevista, esclusivamente a beneficio dell’istituzione museale del Castello.
Uscita poco opportuna perché solleva possibili perplessità su potenziali conflitti di interesse, in quanto conosciamo le indiscutibili competenze e capacità dell’architetto Iacono, ma sono noti anche i suoi rapporti con il precedente proprietario della collezione, le pressioni esercitate con una associazione culturale per l’acquisto della stessa, il delicato ruolo di collaboratore dell’amministrazione, le indiscrezioni sulle divergenze con i tecnici che stanno allestendo la sede museale, il suo diretto interessamento nella gestione dell’allestimento della sede museale e per la gestione della collezione che non comprende solo l’allestimento delle mostre ma la conservazione e la manutenzione, ordinaria e straordinaria dei reperti della collezione.
Troppe cose concentrate in una sola persona, in un contesto non del tutto chiaro in ordine alla precisa consistenza numerica degli abiti d’epoca e di tutto quello che costituisce contorno alla collezione, all’effettivo stato di ogni reperto, alla documentazione che attesta l’origine di ogni singolo reperto, ma, soprattutto nell’assenza di una definita programmazione per la gestione della collezione.
Tutte cose che impongono al Sindaco, nella sua qualità di assessore alla cultura, impossibilitato a seguire costantemente, come potrebbe fare un assessore al ramo, la collezione e il museo, di nominare un delegato, possibilmente anche un consigliere comunale o un esperto esterno, per ‘accudire’ il giacimento culturale che si presenta, potenzialmente, come importante polo di attrazione turistica per il territorio.
Nel suo post l’architetto pontifica sul fatto che il Castello non può essere un collettore di entrate per altri fini, ma questo lo stabiliscono l’amministrazione e il consiglio comunale, non un dipendente occasionale del Comune, per quanto esperto e competente.
In un contesto dominato da ristrettezze economiche per i tagli dei trasferimenti e dalle severe politiche finanziarie di un rigido assessore al bilancio, Iacono si spinge a scrivere di “occorre personale adeguato per numero e formazione, strumenti aggiornati, possibilità di orari ampi per venir incontro alle logiche richieste di tanti visitatori.”
Fuorviante e, come tale, foriero di perplessità sulle finalità dell’intervento, l’affermazione che Donnafugata sarebbe il primo attrattore turistico, addirittura in provincia, quando è indiscutibile che il primo attrattore turistico è il mare, poi viene il tardo barocco, senza citare Montalbano che, attualmente, costituisce lo specchietto di buona parte dei flussi turistici, tutte componenti, secondo noi, troppo tralasciate per una collezione la cui vista è attesa da troppo tempo, impantanata, dall’inizio, fra volgari scatoli di cartone, necessari ripristini dai contorni indefiniti e l’allestimento di una sede museale che si trascina, ormai, da troppo tempo.
Addirittura si pone una ipoteca su maggioranze politiche di altro colore che non potrebbero intervenire sulla materia, un discorso politicamente farneticante che impone un severo controllo da parte del sindaco perché preoccupante, laddove ci si permette di eccepire “come, da sempre, il ricavo del Museo veniva trasformato in mille ruscelli per attività di ogni sorta (anche assurdità) lasciando qualche goccia insufficiente a Donnafugata”
L’architetto Iacono parla di maggioranza e opposizione che sarebbero stati concordi negli intenti per Donnafugata, ma non ha ascoltato, forse, l’intervento della consigliera Migliore, dopo quello del consigliere Stevanato, rilevabile nell’ultimo spezzone di streaming, dal minuto 28.17 al minuto 33.24, dove la consigliera di opposizione, solleva numerose eccezioni sulla gestione della collezione.
Per la Migliore troppi 600.000 euro come spesa per la collezione di abiti d’epoca, dubbi anche sulla stima del costo di acquisto per 250.000 euro, per degli abiti che, secondo la Migliore, giacciono, da mesi, in stanze umide, nei bassi del Castello, stirati a mano da volontari che sarebbero parenti e amici, senza la nomina di un Direttore, mentre “si spendono 30.000 euro per persone che non hanno nemmeno la responsabilità della collezione”, con i volontari che sarebbero minacciati se parlano di cose attinenti la stessa con esponenti di certa opposizione.
Al di là dell’intervento assai critico, fuori dall’aula, la consigliera ha anticipato di aver inoltrato richiesta di accesso agli atti sulla materia, facendo intuire che la questione non si ferma al suo intervento in aula.
Vengono al pettine i nodi che, a suo tempo, avevamo sollevato in diversi nostri articoli a proposito dell’acquisto della collezione per il quale numerosi e identificabili esponenti dell’opposizione, e qualcuno dei grillini, spingevano, in maniera anche pretestuosa e insistente, per l’acquisto della collezione, come bene che il territorio non poteva lasciarsi sfuggire.
Avevamo evidenziato come il problema non era tanto l’acquisto ma il mantenimento della collezione, occorreva stimare e programmare i costi si allestimento museale, quelli per eventuale ripristino e manutenzione ordinaria e straordinaria dei reperti, nonché quelli di personale tecnico e logistico per la sede espositiva.
L’entusiasmo per accaparrarsi, senza tanti controlli, la nobile collezione superò ogni possibile legittima esitazione nel valutare l’iniziativa di acquisto e valorizzazione dello stesso.
Siamo riusciti, finora a fa diventare la collezione pallina di un calciobalilla dove si agitano i protagonisti di questa storia, l’unico sollievo è nel pensare che chi dirige il gioco è Federico Piccitto.

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