È regola antica che tutti gli sport, nelle serie superiori, vivono, principalmente, sul sostegno dei tifosi e sull’apporto di abbonamenti e biglietti d’ingresso. Non a caso, abbiamo messo prima il sostegno dei tifosi, considerandolo di primaria importanza.
Ma il mondo cambia, oggi lo sportivo è sazio di sport, di tutte le specialità, a tutti i livelli e a qualsiasi orario del giorno. Preferibile, e più economico, il divano con coca cola e pop corn. Un tempo, la domenica pomeriggio, si andava allo stadio per seguire la squadra della città e non mancava la radiolina per seguire ‘Tutto il calcio minuto per minuto’.
Oggi manca il benessere economico di 30/40 anni fa, manca il boom che aveva portato magnati della finanza e industriali a portare al cielo calcio e basket, mentre gli stipendi, anche di mezze tacche, sono alle stelle e mantenere una squadra è sempre più difficile, meglio dire è sempre più difficile trovare dirigenti che una volta si affollavano per entrare in società e contribuire.
In questo scenario mutato ci sono realtà come Catania, che lasciano basiti, quindicimila abbonamenti, una città che riempie lo stadio, anche altre realtà, come Siracusa, rispondono, in entrambi i casi non è che i campionati di appartenenza siano consoni al livello e alla tradizione della città.
Sotto questo aspetto Ragusa è nel fondo: tutte e tre le società maggiori vivono, in questo momento, una da oltre un decennio, solo per l’apporto di un singolo imprenditore, la pallacanestro femminile grazie alla famiglia Passalacqua, quella maschile grazie alla famiglia Sabbatini, dopo anni di crisi della specialità e dopo i fasti del passato, il calcio grazie a due imprenditori di altre città che hanno scelto di scommettere sul calcio a Ragusa.
In tutti e tre i casi il pubblico è latitante, per la Passalacqua, fino all’ultimo campionato di A 1, una presenza di spettatori poco dignitosa, la Virtus gode della speranza dei tanti tifosi della specialità di riportare la squadra ai fasti del passato, ma scremando le discrete presenze al PalaPadua, non considerando tutti gli elementi delle giovanili e le loro famiglie, resta poi poco da contare.
Il calcio non conosce spettatori, vedere la tribuna dell’Aldo campo con 200 persone è deprimente per la città.
In pratica, c’è un declino della città anche sotto questo aspetto, si deve anche considerare che le amministrazioni non sostengono, come una volta, la squadra della città, oggi non sono neanche nelle condizioni di garantire il manto erboso o la piena funzionalità degli impianti.
Prima società a soffrire questo stato di cose è il Ragusa Calcio che, pare, abbia venduto solo 40 abbonamenti: partite in casa nella desolazione più assoluta, ma in città non mancano sportivi esigenti che si lamentano della crisi di risultati e certa stampa che non è tenera con squadra e società, dimenticando gli sportivi che non ci hanno messo nulla e, in fondo, hanno poco da pretendere.
Il momento è senza dubbio particolare, crisi assoluta di risultati, 9 partite, solo 8 punti, una sola vittoria, 3 sconfitte e 6 pareggi, solo 6 gol all’attivo, di cui 3 nell’unica partita vinta.
Ma ci permettiamo sottolineare come occorre essere cauti nelle critiche, che saranno comprensibili ma non legittime alla luce dell’apatia della città. I problemi, come vedremo sono di chi investe, non c’è un azionariato diffuso, come sarebbe auspicabile, dove anche il singolo acquirente di un biglietto possa dire la sua.
Peraltro, molti di quelli che pontificano, forse, non hanno nemmeno l’abbonamento, gli unici che sarebbero autorizzati a dire la loro, gli abbonati e i pochi spettatori della domenica.
Oggi lo sfogo, condivisibile e legittimo, del Presidente Cutrufo, intervenuto a seguito delle lamentele, dei commenti tutt’altro che ottimistici e per il poco sostegno espresso verso la società Azzurra:
“Avrei preferito non intervenire in queste ore in cui la squadra e tutto lo staff hanno bisogno di serenità per affrontare i prossimi e delicati impegni che il calendario riserva.
Ma, forse, proprio per questo, è necessario far sentire la propria voce.
Intanto, è opportuno ricapitolare alcuni concetti, che credevo fossero chiarissimi, ma per alcuni evidentemente non lo sono.
E’ vero: ho detto “non saremo secondi a nessuno”, ma senza inerpicarsi in sofismi, non vuol dire che avremmo vinto il campionato e nessuno sarebbe stato prima di noi.
Ma “non saremo secondi a nessuno” significa che potremo affrontare ogni avversario senza partire battuti. Non sembra un concetto così difficile da comprendere.
Poi ricordo che abbiamo preso le redini di una società ad un passo dalla fine e che l’abbiamo iscritta e costruita nonostante non ci fossero un campo di allenamento, sponsor pronti ad investire, un impianto sportivo degno; mentre c’era una evidente diffidenza nei nostri confronti.
Eppure, abbiamo fatto tutto il necessario, individuando una rosa qualitativa (che non abbiamo potuto utilizzare pienamente per una serie infinita di infortuni) ed un allenatore di esperienza che sarà il nostro allenatore fino a fine stagione.
Mentre voi (legittimamente) valutate il nostro lavoro, noi (altrettanto legittimamente) valutiamo la piazza di Ragusa.
Sapete quando abbiamo registrato l’incasso maggiore? Quando abbiamo ricevuto la nostra quota della partita di Coppa Italia giocata a Siracusa.
In casa abbiamo incassato una decina di miglia di euro, ossia un settimo di uno stipendio (che, per la cronaca, vengono consegnati con puntualità).
Per tutti questi motivi quello che è accaduto al termine della partita con il Sambiase, pur da una ridotta parte di tifosi, è inaccettabile.
Nella sua storia il Ragusa ha una partecipazione alla serie C a girone Unico ed una mezza dozzina in serie C2. Noi non abbiamo promesso chissà quale campionato e quale sequela di successi. Non abbiamo neanche chiesto riconoscenza per aver salvato il calcio a Ragusa. Abbiamo assunto un onore senza trarne alcun vantaggio. Chi contesta, esattamente cosa fa di utile per il Ragusa Calcio?
Concludo facendo una battuta classica siciliana, mi rivolgo ai super critici che godono nelle disgrazie del Ragusa: non ve l’ha ordinato il dottore di venire allo stadio, qualora lo facciate. Stativj e casi”.
Il Presidente Gaetano Cutrufo
Vale la pena di riportare un altro sfogo del Presidente Cutrufo, di metà settembre:
“Avverto un certo senso di malessere in alcuni tifosi del Ragusa, fortunatamente una minoranza, e di questo me ne dispaccio. Mentre ho tutt’altro giudizio nei confronti di certa stampa che sta perniciosamente lavorando solo per mettere in difficoltà questa società, non facendo altro se non un danno a tutta la comunità sportiva ragusana. Il tempo, sono convinto, chiarirà gli obiettivi di tanti e qualcuno dovrà provare un pizzico di vergogna.
Non posso però non sottolineare che certe analisi, fatte dopo appena due giornate di campionato e dopo la partita con una formazione, il Siracusa, che viene considerata tra le pretendenti alla vittoria, nascondano confusione e incompetenza (se non una malafede interessata).
Quindi è giusto offrire qualche chiarimento a chi critica e contesta.
Partendo da quel leone da tastiera che ha scritto di noi “società di avventurieri”. Scelgo questo commento preciso perché probabilmente contempla tutte le cialtronate del momento.
Potrei dire che questa “società di avventurieri” ha brillato nel campionato di Lega Pro conquistando regolarmente i play off nella precedente esperienza, oltre ad ottenere risultati in Promozione, in tre campionati di Eccellenza e in Serie D. Non sono sicuro che in Sicilia siano in molti ad aver vinto di più.
Posso aggiungere che i dirigenti sportivi, nelle categorie più basse, possono solo rimetterci i soldi facendosi carico di un impegno economico consistente senza alcun ritorno.
Ma lo abbiamo fatto coscientemente e liberamente, convinti però che il nostro impegno sarebbe stato apprezzato (sono troppo disincantato per non sapere che la riconoscenza raramente è sincera).
Abbiamo cominciato il nostro progetto in ritardo, e questo non lo abbiamo mai nascosto, anche perché si stava verificando una situazione per cui il futuro stesso del Ragusa Calcio era in dubbio.
Abbiamo dato la nostra disponibilità, abbiamo allestito una formazione che a nostro giudizio non si limiterà a partecipare ma, sia chiaro, non vuol dire avere ambizioni di primato.
Abbiamo in animo di apportare tutti i miglioramenti necessari, non siamo stati molto fortunati perché due attaccanti che subiscono infortuni in una manciata di minuti sono una rarità.
Però, forse, i critici hanno ragione: non sono un buon dirigente. Perché, se fossi un buon dirigente sportivo, così come sono un discreto dirigente d’azienda, guarderei i numeri.
Quelli degli abbonati, per esempio, quaranta innamorati del Ragusa che ringrazio. A Siracusa sono 1300. Zittisco subito chi può interpretarla come una minaccia a lasciare tutto: niente di tutto questo.
Ma semplicemente dati di fatto. La risposta di una piazza importante rispetto ad un’altra altrettanto importante. Il resto sono chiacchiere. Sgradevoli, confuse e forse in malafede”.
Per concludere, legittima l’amarezza dei dirigenti che oltre alla delusione per la mancanza di risultati devono patire la pioggia di critiche non del tutto condivisibili, se non offensive
Come ha voluto sottolineare il Responsabile Area Tecnica Gaetano Iossa, dopo la fine della partita con il Sambiase, anche in questa occasione risultato finale viziato da un gol non del tutto regolare, nelle prime nove partite Ragusa ha incontrato squadre che guardano, o guardavano al vertice della classifica, i risultati non ci sono stati ma la squadra, il gioco, le idee, non sono certo mancato e congro gli avversari più blasonati.
Diciamo noi, è un progetto del tutto nuovo, non si possono fare paragoni con il campionato passato che ha visto il Ragusa sbocciare solo nella seconda parte, non ci dobbiamo, forse, illudere, che la nostra squadra, la nostra città, possano essere da serie superiore.
Di una cosa non possiamo esimerci dal sottolinearla: il presidente Coppa ebbe a dichiarare “vogliamo portare avanti un progetto complessivo dalle grandi prospettive. Riteniamo di potere trovare qui terreno fertile per fare crescere sempre di più il sodalizio azzurro”.
Coppa e Cutrufo, in altre occasioni, ebbero a dichiarare: “Siamo venuti ad investire le nostre risorse a Ragusa perché crediamo sia la città ideale che possa darci le risposte che immaginiamo.
“La Ragusa Calcistica ha fame di risultati come noi, ma è intelligente al punto che può sopportare un percorso di un paio di anni per tornare nel calcio che conta, realizzando nel frattempo tutte le strutture a supporto di questa cavalcata, partendo dal centro sportivo.”
Speriamo che l’intera amministrazione e l’imprenditoria locale ci siano di sostegno in questa importante impresa, per il bene del Ragusa”
Se c’è qualcuno che deve recriminare, non sono certo gli sportivi, anche perché non è stato promesso nulla di più di quanto dichiarato.
Casomai, ci permettiamo di dire, se critica si può muovere, solo alla lungimiranza imprenditoriale dei presidenti: forse, questa volta non avranno sbagliato investimento, ma, di certo, hanno sbagliato città.
