La guerra è finita, si può uscire dal passato

di Cesare Pluchino
Si vuol far credere che gli istinti campanilistici sono messi da parte, ma è solo ipocrisia per ottenere qualche vantaggio

Come i giapponesi, che rimasero per molto tempo nascosti perché pensavano che la guerra non fosse finita, c’è ancora chi, dopo un secolo, cerca di intorbidare le acque per sterile istinto campanilistico.
Il comunicato di non meglio specificati ‘’cittadini dell’antica Ragusa’’ strappa qualche sorriso di troppo e stupisce per una incomprensibile acredine di fondo, inopportuna a poche ore da una semplice e modesta, ma sentita, cerimonia per cui si sono scomodate le eccellenze della città. Paradossale che ad essere attaccati sono anche i giovani, che del passato nulla sanno e a cui nulla si può addebitare se non la ricerca, a questo punto sprecata, di un riavvicinamento fra le due fazioni di ‘sangiovannari’ e ‘sangiorgiari’ dei quali si volevano far credere estinti gli elementi più esagitati. 
Senza dubbio questi ‘’cittadini dell’antica Ragusa’’ non apparterranno alla classe nobiliare di Ragusa Ibla, questo sui può desumere da non poche imprecisioni, qualche svarione e un tono che rasenta l’offesa, in più punti della nota, tutte cose che non depongono per la presenza di elementi aristocratici che, di certo, si sarebbero defilati da queste posizioni .
La presenza alla cerimonia di illustri personaggi, studiosi e cultori della storia locale, esclude, a priori, ogni vezzo di dimenticare versioni che si vogliono spacciare per reali.
Se amarezza può essere comprensibile per la preparazione dell’evento, sarebbe opportuno esimersi da giudizi unilaterali  sulla conduzione che ha riscontrato diffusi consensi e, finora, nessun critica.
Qualche passaggio è di competenza di esperti di enigmistica, se si dice che il sito della cerimonia, ‘’all’epoca del terremoto non esisteva’’, se si parla ‘’di una storia che, ad arte, viene artefatta’’, addirittura dal 1693, se si continua con ‘’…la nascita della nuova città che a quell’epoca nuova non era perché costruita sul vecchio territorio dell’allora parrocchia di San Giovanni che si trovava a Ibla’’.
Anche la spiegazione della presunta ‘ingiustizia’ del motto è sinceramente incomprensibile, come stupiscono i passaggi, quasi deliranti, sugli “ storici campanilistici” che si fanno pubblicità con la Ragusa nuova, città che definiscono  “citta senza storia”, riportando frasi che sarebbero di Paolo Orsi.
Tutto perché la cerimonia era a Santa Maria e non a Ibla, tutto perché il quartiere antico è rimasto fuori dalla festa, la goccia che avrà fatto traboccare il vaso sarà stata la passeggiata che il prof. Flaccavento non ha voluto far arrivare oltre il quartiere dei ‘cosentini’, uno sfregio per il cuore nobile del borgo medioevale.
Non si sarebbe dato il giusto valore alle cose e ‘’alla vera storia di Ragusa’’, la speranza, per i ‘’cittadini dell’antica Ragusa’’, è che, il prossimo anno, si prenda spunto dalla storia e si usufruisca dei ‘’luoghi della vera Ragusa’’, non di quella ‘senza storia’, di quella, aggiungiamo noi, a questo punto, ‘dei figli illegittimi della città’’
Senza dubbio i moderati e quanti portati al dialogo e al confronto costruttivo troveranno soluzioni alla querelle, non solo verbali, magari con un’altra targa, da collocare, questa volta in sito più confacente alla ‘’vera storia della città’’
E’ vero che Ragusa, fino a quando c’era la provincia, era il capoluogo della provincia ‘babba’, ma ora si comincia d esagerare, prima Modica con la questione del nuovo libero consorzio, abortito ancora prima di essere concepito, ora i ‘’cittadini dell’antica Ragusa’’ che rifanno la storia a detrimento della città che tale è diventata per la storia dell’epoca fascista, prima, e per il petrolio, dopo.
Di certo lo sviluppo economico, sociale, culturale, non derivano da Ibla e dalla sua storia, possiamo dire lo stesso anche per il turismo, perché, come acclarato da indagini diverse, il visitatore è attratto prima dalle spiagge e dal mare, poi dal barocco, che deve ringraziare sempre Ragusa, e i suoi figli illustri, per la Legge su Ibla e tutto quello che ne è derivato.

P.S.  ndr  –  a conferma di quanto scritto, arriva nel momento in cui si chiude l’articolo (ore 00.20 del 13.gennaio.2015) il comunicato dai toni concilianti sulla querelle di cui si accennava, di cui si potrà leggere in altra parte del giornale

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