L’annuncio dell’associazione Partecipiamo di voler sondare la disponibilità del suo leader, Giovanni Iacono, per la candidatura a sindaco di Ragusa, al di là delle piroette comunicative che vorrebbero separare le strategie del Direttivo di Partecipiamo da quelle del suo leader, fornisce lo spunto per delle riflessioni sull’attuale fase politica cittadina.
Il balzo, sullo scenario delle candidature, di Giovanni Iacono non sorprende chi ha seguito l’evolversi delle trattative per una sintesi fra i movimenti civici cittadini ma irrompe in un momento particolare, sul quale, inevitabilmente, interferiscono i risultati delle recenti elezioni politiche nazionali.
Nome di peso, quello di Giovanni Iacono, purtroppo non commisurato alla consistenza numerica dei consensi: nel 2013, da candidato sindaco, Iacono raccoglieva 3741 voti, il 12,36 % che lo relegava all’ultimo posto fra i candidati alla carica di primo cittadino.
Una prestazione non esaltante se si considera l’apporto di uomini come Cesare Borrometi e Salvatore Martorana, nonché quello, dichiarato, di alcuni dissidenti del PD che non volevano votare Cosentini.
Performance che, grazie alle doti politiche, Giovanni Iacono seppe ribaltare con l’alleanza, in principio non ufficializzata, con i 5 Stelle e con la successiva elezione a Presidente del Consiglio Comunale.
Dopo le note vicende che lo hanno visto dimissionario non rieletto alla seconda carica di Palazzo dell’Aquila, c’è stato un allontanamento politico con Cesare Borrometi, stabilitosi in Sinistra Italiana, e con quella frangia di Partecipiamo che ha considerato un errore la rottura dell’alleanza con i 5 Stelle.
La storia recente ci narra, dopo i ripetuti fallimenti dei tentativi di fare sintesi fra le forze di opposizione in consiglio comunale, dei contatti avuti da Iacono con le forze civiche della città, da Movimento Civico Ibleo di Antoci a #diventeràBellissima di Assenza, da Insieme di Maurizio Tumino a Idee per Ragusa di Ciccio Barone, contatti sempre guardinghi per non scivolare in possibili alleanze con partiti di centrodestra, sgraditi ai suoi sostenitori storici allarmati dalle voci di possibili accordi con partiti come Forza Italia.
La possibile candidatura di Giovanni Iacono, che addetti ai lavori interpretano solo come provocazione per smuovere le acque, conferma che non è riuscito il tentativo di fare sintesi fra le forze civiche e serve solo per allungare la lista degli aspiranti alla carica di sindaco, considerate anche le voci di una imminente candidatura del centrodestra
Una situazione che è diventata insostenibile e foriera di grande confusione, perché ci sono in giro almeno 6 candidati cosiddetti ‘civici’, ai quali si aggiungono i candidati delle forze politiche consolidate dalle ultime elezioni, i 5 Stelle, il PD e la coalizione di centro destra.
Non si può negare che l’elettorato attraversa una fase di grande smarrimento: fra i 5 Stelle ci sono ancora trattative per unificare i meetup, ufficiali e non ufficiali, non c’è chiarezza sulla posizione del cerchio magico del sindaco uscente Piccitto, non sono delineati chiaramente i rapporti fra il nucleo ufficiale dei 5 Stelle di Ragusa e la corrente che fa capo alla neo deputata Campo, si sconosce, o si fa finta di non capire, la posizione di Iannucci, sullo sfondo di uno scenario di rapporti con i vertici regionali e nazionali tutti da definire alla luce dell’esclusione di candidati cittadini dalla recenti candidature per le elezioni.
Il Partito Democratico naviga isolato, senza alleati, senza sintesi con il fuoriuscito Massari e con qualche residua fibrillazione interna che il capogruppo D’Asta, ogni tanto, innesca, con estemporanee esternazioni e like per avere visibilità, sullo sfondo dei risultati non confortanti delle politiche.
Il centrodestra vede l’incapacità di Fratelli d’Italia e di #diventeràBellissima di imporre una propria autorevole presenza in seno alla coalizione locale, che potrebbe essere manifestata con una candidatura di peso alle comunali.
In assenza della componente leghista è Forza Italia a essere protagonista, ma negativa, nel contesto della irrisolta e, forse, irrisolvibile, questione della leadership fra l’asse ragusano che fa capo a Giovanni Mauro e quello modicano-sciclitano di Minardo e Ragusa.
Contrasti per il dominio provinciale che impediscono la candidatura di Maurizio Tumino e il ritorno in Forza Italia del suo gruppo che verrebbero ascritti alla componente Mauro.
Accanto ai partiti e alle coalizioni tradizionali, completamente riabilitati sullo scenario politico, anche locale, dalle ultime elezioni, si assiste alla totale svalutazione dei movimenti e delle liste civiche, ridotte a ricovero di fuoriusciti dai partiti in cerca di nuove ribalte che possano assicurare un futuro politico.
La lista civica, il movimento cittadino, elettivamente nobilitato dalla voglia di stare vicino ai cittadini, dall’intento di rappresentarne le istanze, sono diventati volgari trampolini di lancio per aspiranti candidati, a sindaco e a consigliere comunale, che altrimenti non troverebbero posto in altre formazioni politiche.
Solo palestre di ambizioni spesso sconsiderate di fuoriusciti che la politica ufficiale ha emarginato, anche se, si deve dire, non sempre legittimamente e con purezza di intenti.
Ma non è che chi esce sconfitto da un partito può farne un altro.
Nel 2013 furono 9 le liste civiche, 8 gli eletti fuori dai partiti, oggi figurano ufficialmente, per il regolamento, nel civico consesso, solo 3 formazioni civiche, ma in totale sono 6 le forze civiche che si vorrebbero rappresentare, alle quali se ne aggiungono almeno altre tre o quattro che hanno già anticipato di volere presentare delle liste.
Grande confusione, pochi programmi e molte invettive all’indirizzo dei concorrenti, con esibizioni retoriche di rara volgarità e di esuberante presunzione, quasi tutte formazioni di delusi ed estromessi dalla politica ufficiale che sentenziano sulle qualità di questo o quell’esponente della politica ufficiale, quasi sempre legittimato dal consenso popolare che lo ha eletto.
Una situazione che ha svalutato e svilito, di fatto il civismo, relegandolo a ostello di ambizioni sostenute da pochi intimi, una condizione che, ancora una volta, cerca di assestare un colpo alla politica per interessi personalistici.
Un motivo in più per affidarsi ai partiti tradizionali, alle coalizioni riconosciute, alle strutture politiche consolidate dai risultati elettorali importanti, che possono assicurare trasparenza, legalità e interesse per la cosa pubblica e il bene comune.
