di Vilnius Nastavnic
Storie di paese che alimentano malcontento e disaffezione alla politica
Dappertutto, in Sicilia e nel continente, ci sono strade, infrastrutture, segnali di politici potenti che hanno lasciato il segno.
Da noi poco o nulla, e quel poco che è arrivato ha raggiunto il traguardo dopo decenni e nemmeno è completo.
Ma c’è un motivo, una classe politica di scarso livello e di limitate capacità, al soldo e alla sudditanza di leader regionali, che hanno fatto il bello e il cattivo tempo, cominciando dalle candidature al parlamento nazionale e regionale.
Così capita che aspettiamo da decenni la strada per Catania, andiamo a Comiso e a Vittoria sul percorso di sessanta anni prima, la linea ferroviaria ci serve, la domenica, per andare al Castello di Donnafugata, l’autostrada arriverà quando le auto saranno in grado di volare.
Però, se arriva il Presidente, il Ministro, il sottosegretario, tutti a sventolare bandierine per ringraziare delle promesse che farà.
Così abbiamo un Ministro che deve mettere una firma da metà settembre, un aeroporto che non è più prioritario, una Università che si deve chiudere, la commedia dei Liberi Consorzi che va in replica mensilmente, i primari che si portano i reparti sotto casa, il pomodorino e le arance che arrivano dall’Africa, le mozzarelle e il latte da chissà dove, mentre si scopre che miliardi di lire, a suo tempo, destinati a Ragusa Ibla, furono destinati per altri scopi, violando la Legge.
Ma nessuno interviene, le preoccupazioni sono per chi deve fare il Presidente del Libero Consorzio o il segretario cittadino del partito, piccole cose per piccoli uomini.
E, di riflesso, chi si occupa di politica nel ristretto ambito del territorio comunale si occupa di problemi sempre più piccoli, occupando, per esempio, il tempo e le cronache cittadine e i lavori consiliari con piccole beghe di paese.
Irregolarità formali, ipotetiche illegittimità mai dimostrate, probabili conflitti di interesse per le associazioni che si occupano di far passare i bambini sulle
strisce pedinali all’uscita da scuola, detestabili rivalità fra i letturisti dei contatori idrici, preoccupazioni per i viaggi dei cani randagi che vanno in adozione.
Tutte questioni di limitata consistenza che dovrebbero essere risolte con una bella denuncia all’autorità giudiziaria e non usate per intasare giornali e lavori consiliari per una ininterrotta e squallida vetrina mediatica dagli esiti tutti da dimostrare.
Le colpe del perdurante sistema di criticità che avvolge la città sono identificabili nella perdurante crisi di identità dei grillini saliti al potere, potenzialmente killer della vecchia politica, potenzialmente rottamatori dell’usato politico che affolla locali comunali come le auto malandate di una scalcinata concessionaria.
Gli stessi grillini che ci hanno riempito la testa di streaming, di trasparenza, di ascolto della base, ma che sono sempre immersi in riunioni a porte chiuse, in fuggevoli riunioni di corrente, in anticamere dall’assessore per la cortesia alla vecchia zia o al fratellino della fidanzata, gli stessi grillini che sono risultati soldatini impettiti, proni ad ascoltare solo le istruzioni dell’amministrazione, di questo si può parlare, di questo no, immobilizzati nel, fino ad ora vano, tentativo di sostituire qualche assessore.
Così, dall’inizio della sindacatura, sono rimasti al palo urbanistica, turismo, sfruttamento del titolo UNESCO, sviluppo economico, rivitalizzazione del centro storico, questione dei rifiuti, imbrigliati in una tela del ragno, in un groviglio di filamenti di colla potentissima costituita da opposizioni compiacenti, eccessivo potere all’interno degli uffici con personale e dirigenti inamovibili, criticità di bilancio e incapacità gestionali che hanno reso l’azione amministrativa lenta e impacciata.
E un giovane sindaco, dalla mente vivace e proiettata nel futuro, ostaggio, con i migliori assessori, dell’incapacità che frena sviluppo e progresso.
Delusione sul governo dei Cinque Stelle, dove, fra persone per bene e volenterose, spesso vittime di indecente opposizione, ci sono le pecore nere che riescono ad imbastire lo scandalo, presunto, del letturista di contatori idrici coniuge di un assessore. Caso, guarda caso, portato alla ribalta dall’organo di informazione e dalla giornalista che, nei ventotto mesi amministrazione Piccitto, sono stati gli assoluti e strenui difensori del nuovo che si è impadronito del Palazzo Comunale.
Un articolo che non fa una grinza, ove siano dimostrate le pesanti accuse personali contro amministratori, dirigenti, funzionari e titolari d’impresa, un lavoro, come sempre, egregio ma che non ci può esimere dal rilevare alcune stranezze che consideriamo frutto di un artigianale ma consolidato progetto di strategia di massacro mediatico, messo in atto per fare posto in giunta a qualche dissidente, preservando la propria poltrona.
Uno sputo, senza considerare che gli spruzzi insozzeranno molti se non tutti, in una perversa spirale di piccolo potere che danneggerà i grillini molto più di eventuali inevitabili provvedimenti per eventuali irregolarità e illegittimità di atti.
Se il Sindaco, e i vertici del Movimento 5 Stelle che sicuramente saranno stati contattati, fra la nottata e il primo mattino, decideranno di fare pulizia, occorrerà usare un potente aspirapolvere con un grande bidone di recupero, per non lasciare traccia di sporco.
Attese sono reazioni ufficiali del Presidente del Consiglio, Giovanni Iacono che, pare, fortemente contrariato da queste vicende che potrebbero essere oggetto anche della famosa verifica di maggioranza, non ancora chiusa, che ebbe inizio per le tante divergenze nate a proposito del bilancio di previsione 2015 e che potrebbe avere sorprendenti sviluppi da una, ormai inevitabile, riapertura del tavolo che, a questo punto si impone per fare chiarezza sulla questione.
Continuare sul binario di una politica di basso profilo, di maggioranza e di opposizione, sarà deleterio, innanzitutto, per la città e per la collettività, e molti saranno quelli chiamati, in futuro, a risponderne.
