Le esigenze dei locali pubblici si innestano sulle problematiche per il centro storico, troppa confusione

L’attuale inderogabile esigenza di spazi esterni per i locali pubblici, idonei a mantenere il numero di posti compatibile con il distanziamento, si innesta con le problematiche per il centro storico, creando non poca confusione.
Ci sono le aspirazioni legittime degli esercenti commerciali e della ristorazione che cercano di salvare la stagione, ci sono le associazioni di categoria che rivendicano un ruolo quantomeno consultivo, ci si mette anche la politica, rappresentata e non rappresentata in consiglio comunale, che vuole mettere naso non tanto sulle scelte dell’amministrazione quanto più sui progetti, all’insegna di suggerimenti e proposte costruttive che sono, però, presentate con i toni quasi dell’imposizione per essere accettate.
Il tutto, innestandosi sulle questioni riguardanti il centro storico, crea non poco disorientamento, perché se sono compatibili scelte urgenti per gli spazi pubblici esterni ai locali, non è ragionevole discutere di centri storici in piena emergenza, per di più in dipendenza delle esigenze sopravvenute che si spera, saranno temporanee.

Il capogruppo 5 Stelle, Firrincieli, già intervenuto più volte a proposito di spazi pubblici esterni, di dehors e di TOSAP, ritorna con l’idea di un centro storico da trasformare in ristorante diffuso a cielo aperto, con suolo pubblico gratuito.
È l’inevitabile scelta a su cui si stanno tutti orientando, a livello non solo nazionale, per consentire la sopravvivenza dei locali pubblici.
Firrincieli fissa la sua attenzione sulla piazza San Giovanni che è già, assieme alla vicina via Mariannina Coffa, un ristorante a cielo aperto, ma non si comprende cosa propone di più, dal momento che sulla piazza insistono già 6 locali che, con i necessari allargamenti, occuperanno tutto lo spazio disponibile.
Non si comprende il riferimento per insediamenti di spazi riservati ai locali al ponte vecchio, se non per gli esercizi immediatamente adiacenti al ponte, a meno che non si voglia far arrivare pizze e primi piatti in taxi.
Per il resto, sembra assodato che tutti i locali, da Ibla alla parte alta di Ragusa, saranno autorizzati a sfruttare ogni possibilità di suolo pubblico per distanziare i posti disponibili, mentre si dovrà studiare la progettazione di apposite strutture fisse per la stagione invernale, se ancora saranno in vigore le misure di sicurezza.
Giustamente, Firrincieli rivolge la sua attenzione alle aziende di altri settori in difficoltà per la prolungata chiusura e auspica interventi diffusi di sostegno che però, come è stato sottolineato in consiglio comunale, devono essere rivolti ad almeno 2.000 aziende che hanno chiuso, senza contare le aziende che, pur essendo rimaste in attività, hanno avuto un considerevole calo di fatturato.
Una realtà che affida solo al governo nazionale e a corposi interventi di liquidità a fondo perduto soluzioni che restano impensabili per il Comune.
In chiusura di una sua nota, il capogruppo 5 Stelle rivolge l’attenzione anche alle fonti interne al bilancio per le opportune variazioni che possano fornire somme per il sostegno alle aziende: pensa ai risparmi sui buoni pasto, sul trasporto degli alunni, sulla refezione scolastica, sulle somme per la piscina, ma sulle scelte inerenti si svilupperà un corposo dibattito fra chi preferirà diminuire le spese per l’effimero e chi invece preferirà togliere soldi alla cultura, altri si orienteranno per allentare la spesa per i lavori pubblici, altri ancora vorranno tralasciare il turismo o il verde pubblico.
Nessuno vuole giocare la partita serenamente, chi governa si deve assumere le sue responsabilità e deve fare le scelte destinate ad essere giudicate dagli elettori. Si preferisce invece inserirsi, ad ogni costo, nel dibattito e dire comunque qualcosa per il timore che, se le scelte si rivelassero buone, sarebbe considerato ancora più fuori dai giochi.

Come Mario Chiavola, Presidente dell’associazione poitico-culturale Ragusa in Movimento che, in piena emergenza, con problematiche di carattere economico-sociale vuole parlare di centro storico.
Cittadini stranieri di ogni etnia abbandonati in case malridotte, intere zone del centro trasformate in ghetti poco sicuri, l’assenza del piano particolareggiato impedisce un ritorno dei residenti
Un centro spopolato e abbandonato dalle attività commerciali che subirà un ennesimo duro colpo dalla crisi post emergenza, per il quale Chiavola chiede incentivi per vecchie e nuove attività.
Addirittura, tira in ballo la disarmonia architettonica di piazza San Giovanni, rispolverando la ormai monotona questione del palazzo Ina, ma tralascia di sollecitare l’amministrazione per i progetti sul tappeto, dai quali è opportuno partire per una riqualificazione globale del centro storico.
Il problema sarà come si riveleranno gli effetti della crisi, si potrà ripartire solo dalla nuova realtà l’unica che potrà segnare il futuro più di ogni altro progetto.

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