Per l’edizione 2016 si conferma la formula che lega cinque artisti a cinque muri, disseminando gli interventi in un’area ben definita di Ragusa. Il quartiere, denominato comunemente “Selvaggio”, è una area che ospita diverse strutture sportive della città ma dove ancora è forte la frattura generata dall’edilizia popolare.
L’area è stata interessata negli anni ‘80 da un’intensa attività di costruzione che ha disegnato un discutibile scenario urbano costellato da grandi edifici residenziali. La cosiddetta E. R. P. (Edilizia Residenziale Pubblica) è stata per anni sinonimo di “degrado urbano” ed esempio di periferia poco utilizzata negli eventi della città.
Gli artisti, Agostino Iacurci, unico italiano del gruppo, dallo stile geometrico e inconfondibile; la spagnola Hyuro con le sue opere di forte impegno sociale; il tedesco SatOne, voce autorevole del “”Graffuturismo Europeo”; l’onirico australiano Fintan Magee, capace di fondere sogno e realtà; e infine, per la prima volta in Italia, Evoca1, uno dei massimi esponenti del figurativo iperrealista.
I grandi vasi dipinti da Agostino Iacurci sulla facciata del palazzo di via Anfuso e la coloratissima opera astratta realizzata dal tedesco SatOne sulla parete principale del grande quartiere generale della manifestazione, sito in via Berlinguer, spiccano nel panorama del popolare quartiere Selvaggio, fino a quel momento dominato dal grigio del cemento.
La spagnola Hyuro dedica la sua opera a Maria Occhipinti e al movimento “Non si parte”, lo statunitense Evoca1, con la partecipazione a Ragusa aggiunge per la prima volta una tappa italiana al novero delle opere da lui realizzate., entrambi in via Caronia.
Evoca 1 spicca con la sua opera, tinteggiata in magistrale chiaroscuro, esprime i pericoli che chi ama è disposto a correre. La fiducia bambina aspetta la freccia che centri la mela posta sul suo capo, e senza timore si prepara offrire altri bersagli, che paziente tiene tra le mani.
In via Berlinguer, l’opera che si affaccia sull’area del mercato settimanale, dell’australiano Fintan Magee, “Il giardiniere”.
